Lunedì, 27 Settembre 2021
Moi te nde ticu quattru

"Italia, per le famiglie giovani non c'è sopravvivenza"

Lecce, supermercato. Una giovane coppia con una bambina deve fare i conti con la spesa: 15 euro per una settimana. Finirà sacrificato il pane. In Italia una famiglia giovane è condannata alla povertà

"Scena da stringersi il cuore. Famiglia composta da madre, padre di massimo 30 anni e bambina di 6 o 7 anni, non di più. Supermercato di Lecce, un prodotto costava 5 centesimi in più di quello che avevano stabilito per la spesa settimanale (15 euro?) ed hanno deciso di fare a meno del pane. L'Italia fa schifo? può essere che non ci sia spazio per la sopravvivenza delle famiglie giovani?". L'sms di Francesca P. arriva nel primo pomeriggio, ed è come una stoccata, perché s'insinua nel flusso continuo di "ciao", "che fai", "dove vai", "lavori?", "pizza stasera?" che corre ininterrotto nei cellulari, dove vige la regola della comunicazione a spicchi, quasi sempre futile e rapida come una schioppettata. Subito dopo, ecco la continuazione. Nella scarna lista della spesa, tutta la silenziosa dignità dei nuovi poveri. Quelli che non andranno mai in tivù in giacca e cravatta a cianciare senza fine e senza vere soluzioni al 'problema lavoro', perché hanno altro da fare: loro, il lavoro, devono cercarlo, e se non c'è, perché non c'è, inventarselo. "Quindici euro per una settimana. Pane, sapone, del latte, riso e pasta, formaggini e, credo, dei pelati e il pane che poi non hanno più preso. Tutto qui, mi pare". Storie dell'Italia che va, a tentoni nel buio pesto, sempre più indietro, perché da quando c'è l'euro non c'è più una lira.

Conservo questo sms nella memoria del telefonino. Ogni tanto lo guardo, perché bisogna sentirsi fortunati di quelle 'piccole cose' alle quali non si presta quasi mai attenzione, assorbiti da mille sciocchezze erte a travi portanti dell'esistenza. Grazie a Dio il pane in casa mia non manca mai. E mentre penso, Francesca P. sollecita una risposta. "Può essere che non ci sia spazio per la sopravvivenza delle famiglie giovani?" Sarebbe bello dirti, Francesca, che quello che hai visto è un caso limite, che no, non è vero, che in fin dei conti abbiamo tutti un futuro roseo davanti, in una florida nazione dove il benessere del popolo è il primo pensiero del mattino di ognuno dei nostri politici. Ma non posso, proprio non posso prenderti in giro, quando sotto casa mia passa un bus e sulla fiancata leggo un messaggio pubblicitario che mi inquieta. "Compra una casa ai tuoi figli. Un immobile non perde mai valore".

Conosco una ragazza, in Inghilterra, che a 26 anni ha comprato casa da sola, senza chiedere una sterlina ai genitori. Non è la figlia di qualche illustre professionista, di quelli che prima di tirare le cuoia lasciano in eredità studio avviato e cospicua clientela. E non è neanche una manager super pagata di qualche grossa multinazionale. Fa la centralinista nei vigili del fuoco. Evidentemente il suo lavoro è considerato per il giusto valore, è stipendiato degnamente: non è una flessibile-pecaria-co.co.co o che diavolo ne so. E' una professionista. E sua sorella? E' di due anni più giovane, è sposata ed ha due figli piccoli. Lei ed il marito fanno gli ambulanti. Li trovi a vendere cosmetici alle fiere di paese e nei mercati rionali. Non vivono in una casa popolare assegnata dalle autorità comunali, ma in una villetta con giardino che hanno acquistato lo scorso anno in una zona residenziale, nel Derbyshire. Ma forse ho le traveggole, e non mi rendo conto che anche in Italia tutte le centraliniste e tutti gli ambulanti possono permettersi una casa di proprietà.

Poi però ci penso un attimo e mi viene da dirti: no, Francesca. In Italia non c'è sopravvivenza per le famiglie giovani, molti miei amici hanno passato i 30 da un bel pezzo e non hanno ancora deciso di sposarsi. Continuano a vivere in affitto, a Roma o a Milano (perché a Lecce le loro lauree sarebbero finite nel water), dividendo l'appartamento con altri professionisti come loro. Eterni universitari stanchi di esserlo, perché sulla testa iniziano ad uscire i capelli bianchi. E poi, Francesca, se hai un cervello te ne vai, perché il cervello in Italia serve solo a riempire le scatole craniche, se non c'è anche la raccomandazione forte del politico di turno. Magari uno di quelli potenti, che rappresentano la strapagata schiera di gerontocrati che governano questo Paese. No, Francesca, non c'è futuro perché ci hanno condannato alla flessibilità (se ci va bene), a fare due lavori 7 giorni su 7 per mettere in piedi qualcosa che somigli ad uno stipendio, per poi sentirsi dire dal capo di turno: "La vedo stressato, così non può continuare a lavorare". Si sono mangiati l'Italia ed il nostro futuro, Francesca. E a qualcuno, come vedi, hanno fregato pure la pagnotta dalla tavola.

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