Martedì, 27 Luglio 2021
Moi te nde ticu quattru

L'arbitrarietà del restauro nella Lecce rinascimentale

La bella armoniosa gallinella d'acqua che galleggia sulle onde si è finalmente involata; è lì a livello del marcapiano, sotto la finestra.

Nel rinascimentale palazzo Vernazza riaperto al pubblico dal dicembre 2011, di proprietà comunale, si è vero, la gallinella ha preso il volo durante l'ultimo recente e costoso restauro (3,3 milioni di euro finanziamento per la legge sul Barocco leccese); ondeggia guardandosi intorno preoccupata e portandosi lì in alto con tutto il grande concio della vera del pozzo: ha fatto un salto a dir poco allucinante.
 
Un fuori contesto arbitrario, un vero e ben assestato pugno nell'occhio a chi osservi tra cornici e volumi l'equilibrio delle superfici scolpite di quella semplice e bella linearità nell'insieme del prospetto rientrato oltre il portale catalano-durazzesco: curiosando tra le tortuose viuzze del centro storico di Lecce è impossibile che ciò sfugga alla conoscenza storica e ad una lettura architettonica e descrittiva del monumento cinquecentesco. Siamo costretti a sottolineare questa arbitraria, e fuori dalle regole, procedura in questo restauro e chiediamo con giusta ragione filologica di ricollocare questa superficie scolpita nella sua posizione originaria anche per darle una migliore visibilità e una corretta e immediata fruizione: forse che non si aveva modo di proteggere e salvaguardare la gallinella in modo diverso? Si riteneva forse economicamente più praticabile e più facile da attuare solo questa brutta soluzione? Suvvia, in Italia abbondano gli esempi virtuosi per interventi di restauro, con situazioni analoghe, all'interno di importanti monumenti: sono state sperimentate da tempo molte tecniche e troppi materiali utilizzabili per far ritornare la vera del pozzo lì dove era stata pensata e dimenzionata troppi secoli fa!

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