Sabato, 25 Settembre 2021
Moi te nde ticu quattru

"La spazzatura e la connivenza con il malaffare"

I cumuli di spazzatura per le strade della grande Napoli sembrano e sono la metafora del capitalismo maturo: incapacità di smaltire i rifiuti del consumismo e assenza di programmazione politica


di Piero Manni *

I cumuli di spazzatura per le strade della grande Napoli sembrano e sono la metafora del capitalismo maturo: incapacità di smaltire i rifiuti del consumismo; assenza di programmazione da parte di una classe politica e di macchine burocratiche che si preoccupano soltanto della propria conservazione; prevalere degli interessi di una ristrettissima parte rispetto a quelli generali della popolazione; controllo del territorio da parte della criminalità organizzata. Le persone di buon senso si aspettavano che la politica e la società avrebbero reagito col buon senso: immediata rimozione degli irresponsabili di questa situazione, provvedimenti di emergenza basati sulla aspettativa di una grande solidarietà nazionale.

Invece, stiamo assistendo ad una serie di comportamenti sconsiderati e risibili: la sindaca Iervolino e Bassolino in particolare si sono autoassolti dai peccati di omissione, incapacità ed oggettiva connivenza con l'illegalità; Prodi non si sa cosa ha capito che stesse succedendo a Napoli, ed ha mobilitato la polizia e l'esercito; lo spirito nazionale è scomparso, ed assistiamo ad una nobile gara di cultura bossiana a chi prima rifiuta di ricevere una pur piccola quota dei rifiuti campani: le spinte egoistiche e disgregatrici, la logica legaiola e fascista del "me ne frego" (alla faccia del povero prete di Barbiana e del suo "I care": mi importa) prevalgono sul senso di nazione e di solidarietà.

È una metafora, la faccenda dei rifiuti campani, della barbarie nella quale ci sta conducendo il capitalismo maturo degli immaturi e dei poveri di immaginazione, di quelli che, come Veltroni ha dichiarato ieri al "Corriere della Sera", sono convinti che questo è il migliore dei mondi possibili (il Candide volterriano), che tutti si vogliono un gran bene dell'anima e che non esistono più padroni e lavoratori, ma solo un grande immenso deserto di pace: "Fecero un deserto e lo chiamarono pace", scriveva Tacito a proposito dei Romani e in tale deserto oggi nutrono la propria obesità gli eserciti e i finanzieri, i faccendieri e le lobby del capitale internazionale; e in tale deserto cresce la miseria della fame, delle malattie incurabili per non danneggiare le royaltes delle multinazionali del farmaco, degli operai bruciati vivi per risparmiare sui costi della sicurezza, delle discariche di Korogocho e di Scampia: su quelle sopravvivono i dannati della terra, su queste prosperano i guaglioni della malavita e i doppiopetto del malaffare.

* Consigliere della Regione Puglia di Rifondazione Comunista

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