Venerdì, 24 Settembre 2021
Moi te nde ticu quattru

Le fantozziane disavventure di giornalista e famiglia

Il racconto di una mattinata da incubo. Tre auto in panne in poche ore, poi pure il blocco del server di LeccePrima. Cari lettori, fatevi due risate. Questa volte, me ne "ticu quattru" da solo...

LECCE (e dintorni?) - Qualcuno di Voi lettori si sarà forse accorto di un certo ritardo nella pubblicazione della maggior parte delle notizie di oggi. Alcune circolavano già da metà mattinata, ma sono rimbalzate su LeccePrima solo nel primo pomeriggio. Sapete, io penso che un gioco da tavola come il Monopoli sia un'ottima metafora della vita, in certi casi. Non sai mai quale carta pescherai dai mazzi degli Imprevisti e delle Probabilità. E, per citare un altro passatempo, il domino, a volte le situazioni si cozzano le une con le altre, creando una fantozziana serie di cadute a catena. Il riferimento al ragioniere impersonato dall'intramontabile Paolo Villaggio credo si spalmi perfettamente a quant'è avvenuto a me e alla mia famiglia nel giro di poche. Adesso ci stiamo ridendo sopra a crepapelle. Mel Brooks in persona non avrebbe saputo creare una sequenza di disastri più esilaranti, in uno dei suo film demenziali. Credetemi, lì per lì mi è sembrato che da un momento all'altro dovesse spuntare qualcuno con una telecamera nascosta, sogghignando in modo sguaiato, a dirmi che era tutto uno scellerato scherzo di qualche nuova trasmissione locale che vuole scimmiottare "Scherzi a parte". Meno male che non era così, perché penso che l'avrei gonfiato come un salame.

Partiamo dall'inizio. Mia sorella ha una Smart. La simpatica scatoletta, come tutte le macchine moderne, soffre di guasti esclusivi. Quelle cose che non sai mai da cosa dipendono. L'unica cosa percepibile, è l'effetto finale: l'auto è piantata.

La Smart è ferma da ieri sera. Perché è ovvio, lapalissiano direi: i problemi arrivano sempre a ridosso del fine settimana, specie d'estate, quando i meccanici stanno in spiaggia. Ma arriviamo a questa mattina. Per un'altra serie di motivi che non sto a spiegarvi, o qui tiriamo fino a notte, arrivo tardi alla conferenza stampa indetta dal Partito democratico nella sua sede provinciale. Grondante di sudore, piazzo il povero onorevole Antonio Rotundo su una sedia e lo obbligo a ripetere tutta la solfa appena enunciata di fronte ai miei colleghi. Rientro a casa in tutta fretta, sempre più madido per questo caldo boia, ed ecco che squilla il telefonino. Mia madre. "Si è rotto il cambio della 600, per favore vienimi a prendere. Sto sotto il ponte prima dello stadio, tornando verso Lecce, sulla strada di San Cataldo". Smart rotta, 600 scassata. Non ci resta che la mia vecchia Punto piena di bozzi.

Mi levo la maglietta bagnata come una spugna e infilo la prima che trovo. Bianca come la neve. Prendo la Punto, parto per la marina. Ma ecco che sul più bello, poco dopo la rotatoria, improvvisamente il motore perde potenza. Accelero, ma niente: la lancetta del tachimetro con affanno si arrampica sui 60 chilometri orari e tremolante vi resta appesa. Arrivo miracolosamente davanti al ponte e mi fermo. Anzi, l'auto si ferma da sola e, ciao a tutti. Accanto a mia madre ci sono due giovani con il loro veicolo, due gioviali angeli custodi, fratelli per giunta. Per fortuna esiste ancora qualcuno che viene in soccorso dei bisognosi. "Ecco, è arrivato mio figlio", si rallegra mia madre. Ma io scendo, mi levo gli occhiali da sole e, con sguardo vitreo annuncio: "Non ci crederete: sono in panne anch'io. E' pazzesco, non ci credo, non ci credo?". Chissà, forse il carburatore o qualche altra diavoleria. Mia madre inizia a ridere, io la prendo con meno filosofia e bestemmiando assesto un calcio al cofano della Punto. I due ragazzi trattengono a stento la loro ilarità e attaccano un cavo alla 600 di mia madre. Provo a spostare la Punto, lì non può restare. Arrancando, si degna di camminare. Quel tanto che basta per lasciarla in un luogo più sicuro. Ma, raggiunta a fatica una piazzola, non lontano da uno dei tanti semafori di questo rettilineo di 11 chilometri che sposa Lecce con il mare, ecco che il freno a pedale si pianta. E prima che io rischi di superare il rosso e andare a schiantarmi contro qualcuno, tiro il freno a mano. "Pure le pasticche dei freni", rimugino, sull'orlo di una crisi di nervi, "o forse è tutto collegato e sicuramente sono io che non capisco una mazza di meccanica".

Le chiappe dell'auto si girano di qualche grado, sull'asfalto rovente lo stridente fischio di una frenata di fortuna. Dietro una vegliarda in un'utilitaria strombazza come un'ossessa. "E passa!", urlo agitando la mano sinistra dal finestrino. Forse ho detto anche qualcos'altro, dopo passa, ma ve lo risparmio. Deposito la carriola di colore bordeaux di nostra signora la Fiat nell'area di sosta, ed i due giovanotti mi sorpassano di qualche metro, con agganciata la 600 di mia madre, per poi fermarsi e caricarmi a bordo.

Rientriamo a Lecce. Uno dei due mi guarda dallo specchietto, forse studia quella maglietta bianca ormai piena di chiazze (un'altra sudata epocale, mi chiedo come mai non riesca a dimagrire) e mi domanda, per chiacchierare un po' e sdrammatizzare: "Che lavoro fai, il pizzaiolo?". Nota: la 600 che stanno trainando ha impressi sulle fiancate e sul cofano il logo a caratteri cubitali di LeccePrima - Quotidiano online del Salento". Penso: "Non rispondo, non posso mandare a quel paese il mio angelo custode". Poi decido di rivelarglielo, immusonito: "Sono un giornalista e so già quale sarà la prossima storia che racconterò". Di lì a poco, recupereranno anche la Punto. Non finiremo mai di ringraziarli.

Salgo a casa. Getto la maglietta bianca da pizzaiolo in lavatrice. Mi metto al computer, guardo l'ora. E' più tardi di tardissimo e ci sono ancora un sacco di cose da fare. Mi vengono in mente le martellate sulla vetrata della segreteria dell'onorevole Raffaele Fitto. "Ministro, facciamo a cambio fra problemi?", penso dentro di me digrignando i denti. Apro il browser, ma mi accorgo che la mia giornata è solo all'inizio. LeccePrima è piantato. Problemi con il server o con la coppa dell'olio? Ricomincio a sudare freddo, rammentando la già enunciata legge dei guai del week-end, estendibile ad ogni categoria lavorativa: a mare non ci vanno solo i meccanici, anche i programmatori. Trattengo a stento un istinto di demolizione del mio computer e tento la fortuna. Tanto, più di così, cosa può accadere? Al limite il tecnico non risponde. Lo chiamo, meno male: il telefono squilla libero da chissà quale posto del mondo, San Foca, Porto Cesareo, Maldive. "Emilio, che è successo?"

Gli spiego tutto, ho le lacrime agli occhi. Devo lavorare, ci sono una caterva di notizie, e qui non ho ancora scritto un rigo o scaricato una foto. Il mondo mi sta crollando addosso, tutto ciò che è macchina, giri a pistoni o sia un hardware, si sta ribellando contro di me. Il tecnico si mette al lavoro con mezzi di fortuna. Alle 14,30 il sito riprende a camminare. Almeno lui. Mi affaccio al balcone, guardo sotto casa. Una Smart, una 600 ed una Punto sono paralizzate ai bordi del marciapiede.

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