Sabato, 25 Settembre 2021
Moi te nde ticu quattru Galatina

"Viaggiare in treno, un'avventura tutta italiana..."

"Caos nelle principali stazioni italiane, cambi repentini di binario, scarse informazioni e viaggiatori costretti a stare in piedi 12 ore. Lo sconforto più grande? Tutto questo ormai appare normale"

Riceviamo e pubblichiamo una mail inviata da un lettore di Galatina. Al centro della questione, l'ormai consueto disagio di chi si muove per la penisola lungo le tratte ferrate italiane. "Caos nelle principali stazioni, cambi repentini di binario, scarse informazioni e viaggiatori costretti a stare in piedi 12 ore. Lo sconforto più grande? Tutto questo ormai appare normale".

di Andrea De Micheli

Oggi preparo le valigie, pronto per ritornare a lavoro da Lecce a Milano con la speranza che le cose cambino a cominciare proprio dal viaggio in treno. Il tutto è risultato complicato già nell'acquisto del biglietto un mese prima della partenza: in ventiquattro ore sono finiti i biglietti prenotabili per le tratte e i giorni più richiesti.
Alle stazioni di Milano e Bologna venerdì 21 dicembre ho visto scene non degne di un paese civile: comunicazioni dei ritardi impazzite e aggiornate freneticamente con cambi improvvisi dei binari di arrivo e di partenza, persone disorientate che chiedevano informazioni a chi capitava anche perché l'ufficio informazioni della stazione di Bologna chiude a mezzanotte anche in giorni così particolari e con praticamente tutti i treni in ritardo mostruoso.

Per non parlare poi dei treni a lunga percorrenza, letteralmente presi d'assalto da noi poveri viaggiatori che tra spintoni e urla provavamo a salire su treni indegni, sporchi, vecchi, con impianti rotti, ma disposti a stare in piedi per dodici ore pur di riuscire a tornare a casa per riabbracciare amici e parenti e respirare l'aria della nostra amata terra che di tanto ci ha privato. Così, nonostante la prenotazione resa inutile dal ritardo di un'ora e mezza del treno precedente, ho trascorso dodici ore in piedi nell'ingresso dello scompartimento della carrozza del treno in compagnia di altre tredici persone. Tra i viaggiatori il nervosismo era palpabile e si mescolava alla felicità del ritorno ma anche al senso di impotenza e alla mancanza di speranza nel cambiamento alimentata soprattutto dai viaggiatori con più esperienza che avevano visto già troppe volte quelle scene. L'unico che sembrava sereno era il venditore abusivo di bibite e panini che con movimenti rapidi ed atletici riusciva a passare tra gambe, teste di persone che dormivano per terra tra bagagli ammucchiati alla rinfusa.

Ad alimentare il mio sconforto c'è quel senso di normalità che comincia a pervadere tutti: dal personale di Trenitalia passando dalle Forze dell'Ordine, che in queste occasioni rimangono defilati abdicando al loro ruolo di sorveglianza sulla sicurezza delle persone, fino ai mezzi d'informazione che ormai non ritengono più 'notizia' che i servizi siano preda del caos.


Mentre mi preparo per la prossima avventura in treno un senso di sconforto e di rabbia mi pervade e penso agli altri paesi europei dove la normalità è l'efficienza e il senso di responsabilità.

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