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Riscoperta di testimonianze: 1480, la flotta siciliana che giunse a Otranto

Oggi si può precisare e sottolineare che, proprio nel momento dell’assedio e della strage otrantina, il Regno di Napoli non fu l’unico ad impegnarsi per la liberazione della costa pugliese, ma vi fu un discreto intervento anche del Regno di Sicilia

Notturno di Otranto.

Il brano qui sotto è la sintesi di un saggio appena pubblicato in “Archivio Storico Pugliese”, scritto da Gaetano Conte. L’autore, nato a Palermo nel 1977, ha conseguito la laurea in Lettere moderne con lode presso l´Università di Palermo con una tesi dal titoloArmi e armamenti nella Sicilia medievale (XV secolo)”.

Appassionato del periodo a cavallo tra storia medievale e moderna, ad oggi prosegue gli studi su armi e armamenti in Sicilia, nonché sui conflitti nel Mediterraneo, attraverso l’utilizzo comparato delle fonti documentarie e materiali. Docente di lettere alle scuole medie e superiori, ha partecipato a diverse attività promosse dall´Università degli Studi di Palermo ed ha prestato varie collaborazioni editoriali in Italia, sia con riviste scientifiche che con diverse case editrici.

Tra le altre esperienze, ha lavorato come supplente in Etiopia, dove ha partecipato ad una spedizione esplorativa per conto della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Milano. I risultati sono ancora in corso di pubblicazione, mentre alcuni sono stati già pubblicati su: https://independent.academia.edu/MarcoVigano, “A visit to the “Mountain of God”. Debre Izgabher monastery, Lake Hayk, Ethiopia”.

La flotta siciliana che giunse ad Otranto nel 1480

Il 12 maggio 2013, Papa Francesco canonizza gli otrantini, trucidati dai turchi nell’agosto del 1480 perché rifiutarono la conversione all’Islam. L’intero fatto è ormai sui libri di scuola media.

L’esercito ottomano, dopo la strage, riuscirà a resistere per un anno tra le mura cittadine e l’Italia intera rimarrà all’inizio sbigottita dalla violenza nemica. La definitiva vittoria di re Ferrante di Napoli avverrà solo nel settembre 1481, dopo che Maometto II morirà e si riusciranno a coordinare meglio le forze cristiane.

Dalla riscoperta di alcune testimonianze, tuttavia, oggi si può precisare e sottolineare che, proprio nel momento dell’assedio e della strage otrantina, il Regno di Napoli non fu l’unico ad impegnarsi per la liberazione della costa pugliese, ma vi fu un discreto intervento anche del Regno di Sicilia.

Nel 1480, infatti, le Due Sicilie erano divise: quella al di qua del Faro apparteneva al Regno di Napoli e il suo re era Ferrante, mentre la corona di là del Faro apparteneva al cugino Ferdinando, poi soprannominato “il Cattolico”, che la gestiva tramite un suo diretto sottoposto: il viceré Gaspare de Spes.

Presupposto importante è sapere anche che, nei mesi e nei giorni precedenti il fatidico 28 luglio 1480, la Sicilia si preparava all’invasione, quasi come fosse il bersaglio della flotta musulmana all’ancora nei porti di Valona. L’armata ottomana, tuttavia, non approderà sull’Isola, ma preferirà muoversi nella costa appena di fronte la cittadina albanese: Otranto.

Da qui comincia la nostra storia: il primo di agosto giunsero a Napoli dei messaggeri a cavallo per avvertire che circa 150 vele erano arrivate nei pressi d’Otranto ed avevano cominciato l’assedio. Re Ferrante inviò, così, corrieri verso ogni esercito cristiano, finché, il 3 e il 4 agosto, alcune notizie pervennero perfino a Roma e al Ducato di Milano.

Anche in Sicilia quindi sarà arrivata una richiesta di aiuto direttamente da Napoli. Il Viceré dell’Isola, così, convocò di gran corsa un’assemblea dei nobili palermitani per stabilire le linee da seguire nella guerra e si concentrò su due obiettivi ben precisi. Il primo fu la realizzazione di una difesa impenetrabile, per evitare che l’esercito ottomano si creasse una base tra le isole del Mediterraneo occidentale: un muro virtuale di truppe, che andava da Malta a Taormina.

Dopo aver rifornito Malta del necessario per resistere ad un assedio, tutti i baroni e i feudatari siciliani vennero richiamati al servizio militare a Taormina, a Catania e a Lentini, ovvero a protezione della costa orientale per esseri fronteri di Pugla.

Il secondo obiettivo di Gaspare de Spes fu fari una armata di dechi navi grossi, li quali si havissiro a iungiri cum quilli del serenissimo signori Re Don Ferrando a Messina, azochi quilla possi debellari larmata del Turcho. Magari si sarebbe trattato di circa un migliaio di uomini, ma come capitaneo armorum della flotta, già in pieno allestimento il 7 agosto, venne messo un nobile di una delle famiglie più illustri dell’intera isola: don Enrico di Ventimiglia.

Sabato 12 agosto, mentre si compiva il massacro degli 800, purtroppo ancora si armavano le navi nelle città siciliane e solo nella metà di agosto cominciarono tutte a muoversi per giungere a Messina, luogo di raduno prestabilito con la flotta napoletana.

Finalmente, nei primi di settembre, la vista della grande flotta cristiana, giunta nelle coste pugliesi, portò con sé grande euforia fra le truppe di Alfonso duca di Calabria, che a Rocca radunava il suo esercito.

Sicuramente gli equipaggi si aspettavano uno scontro frontale, una vera e propria battaglia navale, ma questa non avvenne. Alcuni problemi, purtroppo, spinsero la flotta a creare una sorta di blocco navale e la cosa provocò la disapprovazione sia tra gli avventurieri partiti in cerca di bottino che tra chi avrebbe voluto una vittoria fulminante.

A conclusione delle ricerche svolte finora, è probabile che entro la fine del 1480 le vele siciliane fossero rientrate con una parte degli uomini, perché a dicembre risulta che de Spes confermava ad Enrico di Ventimiglia il mero e misto imperio sui territori del padre Antonio, da poco deceduto.

Dopo l’avventura oltre confine, il Viceré – sembra – concentrerà le sue forze esclusivamente nello sviluppo delle difese isolane. Si deve comunque sottolineare che tra Sicilia e Otranto rimarrà, da questo momento, un legame costante nel tempo, soprattutto per lo scambio di notizie sui nemici e sulla coordinazione delle difese cristiane.

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