Venerdì, 18 Giugno 2021
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100 chilometri del Passatore, tanti salentini al traguardo. Il re è Previtero

Nella storica corsa che conduce da Firenze a Faenza brilla l'atleta di Otranto. Tra le donne brilla Lubelli della Tre Casali

LECCE – E’ un viaggio alla ricerca di se stessi, dei propri limiti e di come superarli. Sì, perché il Passatore non è una gara ma proprio un viaggio, un’esperienza indimenticabile che, ancor più di una maratona, ti cambia per sempre. La 100 chilometri del Passatore è una competizione podistica di ultramaratona che ogni anno, nell'ultimo sabato di maggio, conduce centinaia di appassionati da Firenze a Faenza. La gara, che si è svolta per la prima volta nel 1973, è intitolata al Passatore, popolare figura della storia e del folclore romagnolo (Stefano Pelloni, detto il Passatore è stato un brigante italiano, attivo nella Romagna di metà Ottocento, il più efferato tra i briganti romagnoli). Con un antenato così non può che essere un’esperienza unica, nel cuore degli Appennini, adatta solo a chi ama le sfide. La 100 chilometri del Passatore è una sfida massacrante, che ti cambia e ti fa capire cosa sono la fatica e la sofferenza, che ti toglie ogni energia fisica e mentale.

A brillare ancora una volta tra i salentini Franco Previtero (ex finanziere 61enne e grande podista), presidente della società podistica Otranto 800, animato da uno spirito agonistico e sportivo da ammirare, che ha chiuso la settima “cento chilometri” consecutiva con l’ottimo tempo di 10 ore e 15 minuti (109esimo assoluto e quarto nella categoria SM60). Con lui l’amico e compagno di avventura Giorgio Nuzzo, che si è cimentato per la prima volta in questa fantastica impresa e l’ha portata a termine in 14 ore e 28 minuti. A rappresentare le atlete salentine, la solita Francesca Lubelli della Tre Casali che, all’esordio nella competizione, ha chiuso in 12 ore e 55 minuti.

Con loro tanti altri atleti salentini: Marco Ivagnes dell’Asd Atletica Gallipoli in 10.36; Cosimo Montefrancesco in 10.44 (Amatori Lecce) e Mirko Previtero dell’Atletica Taviano in 11.31. Per la Podistica Copertino Danilo Ciccarese con il tempo di 11.38; Dario della Pace 11.52; Silvano Paglialunga 13.58; Tony Gubello 15.28; Antonio Marra 15.24 e Gaetano Bilanzone 16.41. Gara sfortunata per Massimo Nestola, costretto al ritiro al Passo della Colla. Per la Nuova atletica Copertino Stefano Giannone che ha chiuso la gara in 11.38; Giuseppe Renis 15.24; e Paolo Nuzzaci 15.45.

Per la Podistica Magliese gli atleti Nicola Mele 11.50 e Salvatore Cancelli 12.50. Il piccolo grande Alessandro Alemanno (Salento in corsa Veglie) ha chiuso in 12.05, mentre Quintino Caraccio dell’Atletica Capo di Leuca in 12.32. Tredici ore e 17 minuti per Paolo Zongolo dell’Atletica Salentina e Floriano Centonze della III Regione Aerea. All’esordio sulla “100km” anche Pierfrancesco Grima, atleta della Gpdm Lecce, che ha chiuso in 15.15. Sedici ore e 47 minuti per Emanuele Albanese della III Regione Aerea e Fabrizio Giannone dell’Atletica Salentina.

Partenza nel centro storico di Firenze alle 15, in un caldo afoso che ha reso ancora più difficile la gara e messo in crisi molti atleti. Poco prima del quarto chilometro si inizia a salire verso la collina di Fiesole, lassù dove Firenze appare ancora più bella. Un’ascesa continua, che mette già a dura prova gli atleti, fino alla “Vetta Tre Croci” (a oltre 500 metri). Poi si scende per una quindicina di chilometri, fino ai 195 metri di Borgo San Lorenzo, prima tappa del viaggio. La discesa mette a dura prova muscoli e articolazioni, con l’Appennino che sembra un gigante che ammalia e fa paura.

L’antico comune del Mugello segna l’inizio di una salita durissima che, attraverso sedici chilometri di ascesa conduce al temuto Passo della Colla di Casaglia, a quasi mille metri sul livello del mare, tra tornanti di montagna. Una salita che mette a dura prova gambe e testa, che fa rivivere le centinaia di ore di allenamento, i sacrifici, la forza e la voglia di non mollare. All’arrivo mancano ancora 52 lunghissimi chilometri, un’eternità. Poi, dopo la sosta e un rapido cambio di indumenti, giù per una lunga discesa attraverso luoghi leggendari come Stazione Fantino e San Cassiano.

Al 75esimo chilometro inizia un lungo falso piano che tra continui saliscendi conduce a Brisighella, l’ultimo paese prima dell’ambita meta di Faenza. E’ il momento più duro, le gambe sembrano diventare di cemento, il copro vorrebbe fermarsi, ma la testa e il cuore ti fanno andare avanti. Da Brisighella mancano 12 chilometri alla conclusione di un’avventura da sogno. Finalmente la soddisfazione di poter contare i chilometri rimanenti facendo un countdown immaginario, avvolti dal buio della calda notte  romagnola, che regala brividi e suggestioni, con le luci a brillare all’orizzonte come i fuochi dei briganti e dei partigiani che un tempo erano i signori di questi luoghi. Si corre immersi nel buio e nel silenzio, spezzato solo dal rumore dei passi e dal canto delle rane, con la magia delle lucciole che luccicano e incantano.

Quando si giunge al cartello di Faenza il traguardo è ormai vicino, con un lungo rettilineo che conduce fino a piazza del Popolo, in un mondo di emozioni impossibili da raccontare. Un arrivo da eroi o da briganti, di sicuro da leggenda. Perché per superare i propri limiti servono grandi sogni.

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