Martedì, 27 Luglio 2021
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Albinoleffe KO: Lecce, la serie A ora è solo a un passo

Solita partita di contenimento, poi, verso la fine, la zampata di Abbruscato su suggerimento di Tiribocchi. Finisce 1 a 0 per i salentini la finale d'andata a Bergamo. E in città c'è già chi esulta

Una foto della curva.

Una cosa è certa. Questa squadra vuole andare in serie A. Ha assunto un impegno con la città, con la provincia di fede giallorossa, e probabilmente, prima ancora, con se stessa. Emerge con la prepotenza del getto di una fontana la coscienza di aver fallito passaggi chiave di questa stagione infinita. Emerge dal gioco di queste ultime, nervose battute. Mai spumeggiante. Semmai concreto. Estremamente concreto. Il Lecce vuole andare in serie A, e sta facendo quanto possibile per ratificare il suo cammino. Perché questo chiede il regolamento. Terzi? Si va ai playoff. E via con gli spareggi infinti, con i calcoli, i "se", i "però". Ma ottantatre punti gridano vendetta. Il rigore fallito a Verona, i punti gettati al vento con il Mantova, il derby impostato male. Pochi passi malfermi (ce ne sarebbero altri) in un torneo di successi, dovuti ad una solidità del complesso che sopperisce ad inestetismi che fanno parte del meccanismo. Tutto, ma proprio tutto, critiche e musi storti, stanno passando sotto il fiume impetuoso della volontà: dimenticare i buchi, e mettere i puntini sulle "i".

Il Lecce vuole questa serie A. E la merita. E il gioco è questo. Prendere o lasciare. L'abbiamo capito tutti, ormai. E' così. E' così che il Lecce ha messo un piede nella gloria. Osando senza osare, fregando l'avversario con il suo atteggiamento metà sornione, e metà cinico. Il tema tipico delle grandi squadre: un'invenzione, e si spalancano le porte del paradiso. Cura meticolosa nel prevenire l'azione altrui, e poi sporadiche, ma efficaci illuminazioni. Fiammate destabilizzanti. La grande squadra, appunto. Quella che finge di concedere, e poi appone il suo sigillo alla gara.

Stazione di Bergamo, primo scoglio da sorpassare in una doppia finale in cui si mescolano tensione e paura. Finisce come a Pisa: 1 a 0. Vincono due fattori: l'esperienza e l'intuizione geniale dei principali protagonisti. Il Lecce come un carro armato posizionato sulla linea di difesa, prima di passare all'offensiva. Concede campo agli avversari, controllandoli da vicino, li fa spompare fra triangolazioni e ripartenze, ringrazia il Signore (la fortuna ha un suo perché, anche nelle grandi battaglie), poi mette il sigillo con due tocchi morbidi. Non senza aver prima fatto saggiare le proprie potenzialità. Perché l'Albinoleffe (squadra solida e temibile) prende possesso del gioco a metà del primo tempo, prova ad affondare, ma nella riprese subisce il ritorno che non si aspetta. Come in una partita a scacchi, Papadopulo concede più volte l'iniziativa all'avversario, recuperando nel frattempo posizioni in casella, per poi dichiarare: "Matto".

Non si sarebbe potuto presentare al cospetto di una finale, seppur di andata, con una sola punta, il tecnico. E così, ecco Abbruscato insieme a Tiribocchi. Ma è uno specchietto per le allodole, perché dopo un quarto d'ora si capisce il ruolo di copertura a centrocampo di Elvis. Segue Carobbio e si sacrifica, e la squadra non sale mai. Anche perché tutta la formazione è guardinga, con Budyanskiy che copre tutto il cerchio di centrocampo, Zanchetta molto arretrato, Ardito instancabile elemento di frattura delle geometrie avversarie, Angelo e Ariatti in funzione di terzini, esattamente come con il Pisa, in casa, appena tre giorni fa. In difesa, Polenghi e Fabiano accompagnano il rientro di Diamoutene. In porta, Benussi.

I primi minuti scorrono via mostrando un Lecce compatto e aggressivo, che copre gli spazi, raddoppia, stronca sul nascere l'iniziativa dell'Albinoleffe. Brilla soprattutto Budyanskiy, incontenibile: segue tutte le azioni da vicino, e spesso ci mette un piede in chiusura. Madonna, che ha studiato bene le carte lasciate in eredità da Gustinetti, riesce però presto a capire dove può e deve agire, sfruttando soprattutto il fiuto di Cellini. Al 10' Gori riceve suggerimento da Previtali e mette in mezzo un pallone che Cellini arpiona di testa in piena area, spedendo al lato. La difesa salentina non appare impeccabile, nel frangente, e ricorda molto certe licenze concesse a Castillo. Sette minuti più tardi, mentre la pressione aumenta, Cristiano prova l'acrobazia in piena area dopo aver ricevuto un cross da destra. La palla termina al lato, ed il calciatore, toccato duro involontariamente, resta qualche minuto a terra, prima di riprendere il gioco.

S'infittisce nei minuti che scorrono la trama dei bergamaschi, ed il Lecce si aggrappa un po' troppo spesso all'irritante soluzione dei lanci lunghi senza meta precisa. Riesce in qualche modo, però, a contenere l'impeto dell'Albinoleffe, che al 24' va comunque vicino al vantaggio, anche se da palla inattiva. Punizione di Carobbio da posizione abbastanza centrale, traiettoria velenosa. La sfera rimbalza sul terreno e assume velocità. Vorrebbe insaccarsi ai margini del palo sinistro, ma Benussi ha una reazione istintiva e devia in corner con un mezzo prodigio. Per apprezzare una giocata del Lecce, fra le palle gettate nel mucchio a casaccio, bisogna attendere il 34', quando Tiribocchi e Abbruscato fanno le prove del gol, con uno scambio in velocità al limite dell'area che la difesa frantuma prima dell'arrivo dalle parti del portiere Marchetti. L'Albinoleffe non ci sta, ed al 39' Foglio, sempre dalla fascia destra, la più debole del Lecce, trova un traversone che Cellini calamita ancora una volta di testa, girando in porta con uno scatto deciso di tronco e collo. Palla sull'esterno della rete e brivido.

Il primo cartellino giallo lo prende Zanchetta al 42' per un fallo su Ruopolo, in cooperazione con Fabiano. Capitano da dietro, difensore centrale davanti: sandwich letale. E' solo ad un minuto dal termine che il Lecce si fa rivedere in avanti, anche se in modo casuale. Marchetti respinge centralmente, di pugno, un corner di Zanchetta che Budyanskiy raccoglie dalla lunga distanza, tirando una cannonata direttamente fra le braccia del portiere. Si chiude così un primo tempo con l'Albinoleffe in stile "vorrei, ma non posso" ed un Lecce anonimamente arroccato sulle sue posizioni. Nella ripresa, dopo pochi minuti, subito due gialli (Diamoutene e Previtali), poi la mossa della svolta: Budyanskiy, che pure non ha affatto demeritato, fa spazio a Munari, il quale ha il compito di dare maggiore profondità all'azione e che subito esordisce con un fallo da ammonizione.

La mossa sembra però azzeccata, perché il centrocampista all'11' si mette in evidenza con una percussione delle sue, agevolato da Tiribocchi. Il bomber vede uno spiraglio nel muro difensivo dei bergamaschi e serve a Munari un pallone prezioso. L'inserimento è al fulmicotone, l'uscita di Marchetti in presa bassa da applausi. L'azione sfuma, ma il Lecce inizia quantomeno a mostrare i muscoli. Ci pensa il solito Carobbio con la solita punizione da posizione favorevole a rimettere l'Albinoleffe in carreggiata. Il suo tocco di sinistro è una pennellata sopraffina che però non tocca la tela, ma solo la cornice esterna: palo, fuori. Ma è una fiammata, perché il Lecce sfiora ancora una volta il gol, questa volta con il Tir, imbeccato al 25' dalle retrovie con un lancio di Zanchetta. Il controllo in area, però, è difettoso, e Marchetti blocca in uscita bassa per l'ennesima volta. Nel frattempo fra i padroni di casa sono entrati Garlini e Perico per Serafini e Peluso. Forze fresche, perché Madonna subodora pericoli in arrivo, ed ha ragione.

Minuto 31, arriva il gol che avvicina il Lecce alla serie A. Un piccolo capolavoro di freddezza e precisione chirurgica, con Tiribocchi nelle vesti di uomo assist e Abbruscato, che nel frattempo ha recuperato metri posizionandosi sempre più in zona d'attacco, a rifinire in rete. Tocco morbido in piena area, la difesa avversaria è scavalcata. Elvis ci mette un piede in allungo e Marchetti, questa volta, è battuto. La coppia del gol confeziona un gioiello che nasce da un'intesa rodata nel tempo e che lascia l'Albinoleffe, fino ad allora impeccabile nell'applicazione delle geometrie, quanto poco concreto in fase di conclusione, in uno stato di frustrazione palpabile. Gli ultimi minuti sono segnati da una assalto scoordinato e poco convinto, che i salentini riescono a controllare. Gli ingressi di Vives per Ardito e di Corvia per Tiribocchi, risultano solo un modo per spezzare il tempo. Il triplice fischio, sarà una liberazione. In città già più di qualcuno esulta con le auto addobbate a festa, anche se forse è ancora prematuro qualsiasi tappo di champagne stappato per l'occasione. Certo, ora la serie A è davvero ad un passo. Così com'è certo: ora più che mai, vietato sbagliare.

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