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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
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Appunti giallorossi. Poche idee in mezzo ed esterni bloccati. Lerda squalificato

A Benevento la squadra di Lerda ha badato a non prenderle, incontrando grosse difficoltà in fase di avanzamento nella metà campo avversaria. Sulle corsie laterali i campani hanno prevalso. L'allenatore del Lecce avrebbe proferito per due volte espressioni blasfeme

LECCE – La capacità di soffrire c’è, e si vede. Il livello di lucidità agonistica è tornato palpabile dopo gli inquietanti segnali nella gara contro il Pontedera. La tenuta atletica appare accettabile. Ma tutto questo rischia di non bastare se non viene accompagnato da un gioco apprezzabile e quantomeno efficace.

Bisogna riconoscerlo senza indugi, nelle ultime tre uscite – Pisa, Pontedera, Benevento - il Lecce ha fatto flop: una sola rete, su calcio da fermo e non più di un paio di occasioni da goal. E’ saggio non pretendere chissà cosa a questo punto del campionato, ma ripiegare troppo nella propria metà campo è un vantaggio che i salentini non devono proprio concedere agli avversari perché finisce che il goal, quasi sempre lo prendi e ti ritrovi senza i mezzi e le forze per recuperare.

Cosa è accaduto al Lecce che solo un mese addietro ha piegato il Frosinone con una gara convincente e condita da due marcature di pregevole fattura? Sembra quasi che il fuoco sacro che ha animato i giallorossi fino a quel match – 19 vittorie e una rimonta come quella dei giallorossi non sono frutto del caso - sia rimasto intrappolato tra qualche razionale calcolo di gestione delle condizione fisica e l’irrazionale paura che subentra quando giochi con l’obbligo di vincere, senza possibilità di appello.

L’incapacità di sviluppare una manovra incisiva, e anzi le continue incertezze nel fraseggio anche a centrocampo, sono indicativi di un meccanismo che si è inceppato e forse anche di scelte tecniche non sempre azzeccate, soprattutto sulle corsie laterali. Anche ieri a Benevento, come del resto è accaduto domenica scorsa, il Lecce ha ceduto metri, più sulla destra che sulla sinistra: gli esterni alti – Ferreira Pinto e Beretta (poi Doumbia e Bellazzini) - non sono arrivati praticamente mai sul fondo, di quelli bassi, Diniz e Lopez non ne parliamo, il loro limite è stato la trequarti. E’evidente, d’latra parte, che la prima consegna fosse quella della copertura e del raddoppio su due guastatori come Campagnacci e Negro.

Non è andata poi tanto meglio in mezzo al campo, sebbene l’accoppiata formata da Salvi e Papini abbia garantito dinamismo sufficiente per quasi tutto il match. Ma è la parte propositiva – quella della costruzione della manovra – che è mancata e non può essere solo colpa di un calciatore, ovvero di Bogliacino, perché poi si finisce per perdere di vista l’insieme. L’uruguagio si è mosso con buona gamba, ha fatto anche pressing ma è nell’impostazione che non si è visto il valore aggiunto che invece è lecito attendersi: i palloni che gli sono arrivati tra i piedi sono stati spesso poco precisi e talvolta anche lenti, mentre i compagni quasi mai hanno proposto interessanti linee di passaggio. Si è finito così per cercare quasi sempre una soluzione rapida verso Miccoli – e per di più con lanci lunghi -, sbocco anche psicologico di tutta la manovra.

L’unico modo per venir fuori da questa “sindrome autobloccante” è quello di ricominciare a giocare con i reparti ravvicinati (e non sfilacciati), pronti a darsi manforte sia in fase offensiva che difensiva: non ci sono salvatori della patria, il gioco dei leccesi si regge nel momento in cui tutti si danno un mano. Non sono i play-off l’habitat naturale dello spettacolo, certo, ma alla porta avversaria si deve pur sempre mirare. Con la convinzione di poter far male. 

Lerda squalificato per un turno. 

Il giudice sportivo, sulla base del referto ufficiale della gara tra Benevento e Lecce, ha squalificato per un turno l'allenatore del Lecce, Franco Lerda, reo di aver proferito per due volte durante il match espressioni blasfeme. Il club di piazza Mazzini sta valutando in queste ore, di concerto con i legali, di presentare ricorso.

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