Giovedì, 5 Agosto 2021
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Appunti giallorossi. I giudizi universali possono aspettare, l'orgoglio no.

La disastrosa sconfitta contro l'Aquila ha aperto scenari apocalittici. Il fronte variegato delle critiche punta l'indice contro l'allenatore e il direttore sportivo. Ma a Moriero bisogna concedere un tempo ragionevole. E la classifica corta può aiutarlo

Francesco Moriero (foto Chilla).

LECCE - Quando Cesare Prandelli fu sollevato dalla guida del Lecce nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul fatto che sarebbe diventato commissario tecnico della Nazionale. Allo stesso modo, molti anni dopo, l’esonero di Eusebio Di Francesco, di cui pure si diceva un gran bene, non poteva far presagire ai più un pronto riscatto del tecnico con la prima storica promozione del Sassuolo in serie A.

In una piazza come quella giallorossa, dove tutti i progetti tecnici proiettati nel medio periodo – Ventura, Delio Rossi, Zeman, De Canio - sono stati cassati per impazienza o per paura, parlare oggi di panchina traballante non può che sembrare normale, quasi scontato guardando non solo alla classifica, ferma a zero punti, ma soprattutto alla prestazione di ieri contro gli abruzzesi dell’Aquila. Eppure mettere sulla ghigliottina Francesco Moriero e addirittura quasi compiacersi degli errori commessi - e riconosciuti, come sulla formazione di partenza – per poter dire agli amici “io l’avevo detto”, significa, a questo punto, voler anticipare una sentenza sulla base di un pregiudizio.

Ci vuole un tempo ragionevole, e soprattutto la mente fredda, per avere le idee chiare e ponderare le valutazioni. Il Lecce, fino ad oggi, ha disputato due partite completamente diverse: volitiva, intensa nonostante la condizione fisica ancora approssimativa, la gara dell’Arechi. Constatazione che, sette giorni addietro, autorizzò una presa di posizione controcorrente: “Il Lecce di Moriero c’è”, si scrisse, al di là della sconfitta. Insulsa e per questo irritante è stata, invece, la seconda prova. Basta per rimangiarsi l’apertura di credito? Penso di no.

Forse questo Lecce, per come sta venendo fuori, appare più adatto alle ripartenze che agli assedi, ma spesso bastano un paio di accorgimenti tattici per cambiare il volto della squadra. Il dilemma principale del momento è la collocazione di Bogliacino: il tecnico lo vuole come mediano, non come centrocampista avanzato, e la sua non dovrebbe essere una fissazione autolesionistica. Il camerunense Parfait, per quel poco che ha fatto vedere, può dare comunque un contributo utile ad una linea che, per il momento, appare disunita e quindi vulnerabile e tremendamente lenta e dunque prevedibile.

Altra questione riguarda il modulo: più di qualcuno, si sente dire in giro, preferirebbe un centrocampo con tre interni. L’estraneità alla manovra degli esterni impiegati - Bellazzini, Melara e Ferreira Pinto - ha fornito qualche argomentazione a questa tesi. Ma se il Lecce attuale sia la conseguenza di una serie di equivoci tattici o di una preparazione atletica tutt’altro che perfezionata resta tutto da vedere. E cercare capri espiatori oggi potrebbe essere la peggiore medicina ai mali che oggettivamente ci sono.

Abbastanza folta, infine, la pattuglia di chi boccia il mercato del direttore sportivo Tesoro, ritenuto inadeguato a ricoprire quel ruolo. Di nuovi arrivi ce ne sono stati a bizzeffe e le “stecche” non si sono risparmiate: Vinetot e Ferreira Pinta, ad esempio. L’attenuante generica, in questo caso, è la scarsa conoscenza reciproca tra elementi che sono arrivati magari negli ultimi giorni e che compongono un organico rinnovato quasi completamente. Vedremo.

Intanto Moriero e Antonio Tesoro ci hanno messo la faccia. Entrambi si sono scusati per la prestazione vergognosa, e ci mancherebbe. Entrambi sanno però anche che il giudizio del campo, che ieri può essere stato solo episodico, nel giro di qualche settimana diventerà difficilmente appellabile, almeno rispetto alle ambizioni di vertice che il Lecce non può non avere: in tal senso le prossime due trasferte, Benevento e Perugia, con in mezzo la gara casalinga contro il Catanzaro, saranno impietose nel dire che piega sta prendendo la squadra, anche al di là del risultato.

Per trovare ragioni di conforto, dopo il tonfo contro l’Aquila, bisogna soffermarsi sugli altri risultati: c’è solo una squadra leader in solitaria, il Pontedera (la Salernitana ha rispettato un turno di riposo), e questo la dice lunga sul tipo di campionato che è appena iniziato: combattuto, equilibrato, difficilmente prevedibile. Un paio di risultati positivi e l’allarme, probabilmente, rientrerà.

Quello che Moriero però può e deve pretendere sin da domani, alla ripresa degli allenamenti, è la coerenza rispetto al mantra predicato da luglio: sudare la maglia, onorare la città. Non c’è delusione o amarezza che non possa essere cancellata dalla consapevolezza di aver lottato fino all’ultimo istante con tutte le proprie forze. Su quel tipo di dedizione si basa, in genere, il rispetto del pubblico verso calciatori della propria squadra: quello che sembra essere venuto meno con i fischi impietosi del Via del Mare, in assenza della Curva Nord.

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