Venerdì, 18 Giugno 2021
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Ascus, dopo la finale infuocata si stemperano gli animi: "Nessuna violenza"

Due note sono giunte nelle ultime ore, fra cui quella del presidente della Fispic, dopo la partita di Supercoppa di calcio a cinque non vedenti vinta dalla Roma, pur fra un gioco maschio e diverse espulsioni. "Gara accesa, ma il nostro non è uno sport caratterizzato da violenza"

LECCE – Due note stampa sono giunte nelle ultime ore, una a firma di Antonio Potenza, consigliere dell’Ascus Lecce e delegato regionale della Fispic, l’altro di Sandro Di Girolamo, presidente nazionale della Fispic.

Entrambi si soffermano sugli episodi della gara di Supercoppa vinta dall’Asd Roma 2000 e tendono a stemperare gli animi dopo una partita che s’è caratterizzata per un gioco particolarmente duro, con espulsioni (due e non tre, come riferito da diverse testate e agenzie, la nostra compresa Ndr), un altro paio di ammonizioni e anche un’interruzione di alcuni minuti per un battibecco piuttosto forte.

“Sabato scorso – dice Potenza -, presso il centro sportivo San Massimiliano Kolbe di Lecce, si è disputata la finale di supercoppa italiana di calcetto per non vedenti,  fra le compagini dell’Asus Lecce e l’Asd Roma 2000. Il trofeo – ricorda - è stato vinto dalla compagine capitolina detentrice della Coppa Italia, che ha battuto i salentini vincitori dello scudetto per uno a zero, grazie al goal di Censi a metà primo tempo”.

“E’ stata una partita dai contenuti tecnici elevati, e soprattutto dai toni agonistici accesi, così come d'altronde è lecito aspettarsi quando si gioca una finale”, ricorda. “Nel primo tempo, dopo una fase di studio, la Roma trovava il goal in maniera fortuita, con Censi che sfruttava un rimpallo favorevole a ridosso della porta leccese, e insaccava in scivolata”.

“La reazione dei campioni d’Italia è stata veemente, ma si è infranta contro un palo colpito su tiro libero, e sui guantoni del portiere avversario, autore di un paio di grossi interventi sul finire del primo tempo. La ripresa – prosegue - faceva registrare lo stesso tema tattico di fine primo tempo, ma la difesa ospite, ben organizzata e determinata, respingeva gli attacchi avversari, per la verità non così lucidi e ficcanti come in altre occasioni”.

“Con lo scorrere dei minuti – dice ancora - saliva la tensione fra i contendenti, obbligando l’arbitro ad intervenire ripetutamente; alla fine, si sono contate due espulsioni per doppia ammonizione, e due ammoniti. A questo proposito – aggiunge -, vorremmo sottolineare contrariamente a quanto riportato da diversi organi di stampa, che si è trattato di una normale partita di calcetto, straordinaria perché giocata da ragazzi non vedenti, e non perché caratterizzata da ammonizioni o espulsioni”.

“Quando si gioca a calcio – conclude -, l’agonismo c’è sempre, è proprio questo il messaggio che deve essere chiaro a tutti, un messaggio di uguaglianza e integrazione”.

Sulla stessa linea d’onda anche il presidente Di Girolamo. “La finale di Supercoppa italiana andata in scena a Lecce sabato 18 ottobre 2014 è stata conquistata dalla Roma. Chi ha visto la partita con cognizione di causa, quindi conoscendo le regole del gioco, ha osservato una gara maschia, giocata con ardore, fervore, carica di attenzioni; è stata partita intensa e “sentita” dai protagonisti. La posta in palio era alta – spiega -, né più e né meno come accade per le altre finali, di qualsiasi disciplina e di qualsiasi sport, olimpici o paralimpici non fa differenza”.

“Questa finale di calcio a 5 – conclude -, ha solo dimostrato che questo è vero calcio, e non come è stato citato erroneamente, un calcio di violenza”.

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