Né "Billy Elliott", né "300", né "V per Vendetta": Inter-Lecce è solo una partita

Dopo anni di peregrinazioni ai margini dell'Italia, la riconquista prima della B e poi della A. Ma il calcio non vive di ricordi, né di rivalse: resta un fatto di qualità, di organizzazione, di corsa e di fortuna

Fabio Liverani e Alessandro Bulfoni, uno dei preparatori atletici.

LECCE - Potrei ricordare il disastro dopo Lecce-Carpi del 2013, ma anche le lacrime seguite a Frosinone-Lecce del 2014. Mettere in fila i nomi di squadre sconosciute, descrivere i campi sportivi della provincia calcistica più marginale.

Come in un crescendo lirico, terminerei con la storia di Davide e Golia, oppure con la citazione di "300", visionario film sulla leggendaria battaglia delle Termopili dove un manipol di Greci, di gran lunga inferiori per numero, tennero testa all’esercito persiano prima del tradimento di un abitante del luogo che svelò agli invasori una via secondaria per l’aggiramento. Anche gli spunti romantici non mancherebbero: il Lecce come un novello "Billy Elliot" nella Scala del calcio: talento e passione per sorprendere.

Di materiale per costruire una mistica sulla partita Inter-Lecce di questa sera, insomma, ce n’è in abbondanza. Riscatto, orgoglio, passione, impresa, storia, sogno: il vocabolario dell’entusiasmo è pieno di parole “risorgimentali” che scaldano i cuori in trepida attesa per il debutto dei giallorossi in campionato. E poi, la presenza di Antonio Conte sulla panchina avversaria è una tentazione fortissima per metterci il carico da novanta. Ma ci hanno pensato già in tanti su giornali, blog e bacheche. Questa strada non mi convince: adoro "V per vendetta", ma bisogna concentrarsi su un obiettivo sbagliato o comunque simbolico.

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Il punto, credo, sia questo: di tutto questo immaginario non resterà traccia quando, alle 20.45, l’arbitro La Penna darà il via al match. In campo undici contro undici: il bello del calcio, in fondo, non è sempre questo? Non vinceranno i ricordi, né il sentimento di rivalsa. Ci vogliono qualità, organizzazione, attenzione nel ridurre al minimo gli errori. Magari anche un poco di fortuna. Quest’ultima è imponderabile, mentre la qualità sta tutta dalla parte dell’Inter. Sono gli altri due fattori a riequilibrare lo sbilanciamento di partenza e consentire ai giallorossi, nel giorno dedicato al santo patrono della città, morto per martirio, di non fare necessariamente la parte dell’agnello sacrificale. È solo una partita di calcio, i conti si fanno solo alla fine.

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