Mercoledì, 16 Giugno 2021
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Boston marathon, un immenso Roselli brilla nella gara più ambiziosa

Franzi Roselli, atleta dell'Asd Gpdm, ha corso la 120esima edizione della Boston marathon, chiudendo in un fantastico 2.56.16

LECCE – Immaginate di correre la maratona più antica, la gara più ambita, il sogno di ogni vero podista e la competizione che pone sulla linea di partenza i migliori maratoneti al mondo. Già, perché la maratona di Boston è la “regina tra le regine”, la gara che devi meritare e conquistare, per cui devi lottare e sgomitare, cercando di ottenere quel tempo e quel personale che ti consentirà di qualificarti per la gara che da tradizione si corre il terzo lunedì di aprile, in occasione del Patriots' Day, la festa che commemora l'inizio della guerra di indipendenza americana. Se oltre a tutto questo riuscite anche a tagliare il traguardo in Boylston Street, nel cuore di Boston, fermando il cronometro sotto le tre ore (altro sogno di ogni maratoneta), allora siete pronti a entrare nella leggenda.

C’è riuscito il salentino Franzi Roselli, atleta dell’Asd Gpdm, che ha corso la 120esima edizione della Boston marathon, chiudendo in un fantastico 2.56.16. Un grande risultato (soprattutto per un amatore), come del resto dicono i numeri: tra i primi mille assoluti (su quasi 27mila) e 99esimo di categoria (su oltre duemila), a poco più di 45 minuti dai “mostri” africani e sesto degli italiani. Il 45enne ha abbassato di oltre due minuti il personal best ottenuto a Torino nell’ottobre del 2015, su un percorso molto più complesso rispetto a quello del capoluogo piemontese, tra saliscendi continui e “strappi” capaci di mettere in crisi anche atleti professionisti.

Quello conquistato da Roselli, atleta dalle grandi doti fisiche, faccia da guascone e animo generoso, è un risultato frutto di duro lavoro e allenamenti intensi, con la sveglia che spesso, durante la preparazione, è suonata alle 4.45, a prescindere dal buio, dalla nebbia, dal freddo e dalla pioggia al di fuori delle mura domestiche. Sacrifici necessari per affrontare una grande sfida senza togliere minuti preziosi al lavoro e alla famiglia. “E’ stata una gara dura ma fantastica, con tantissimo pubblico a incitare e applaudire i corridori lungo tutti i 42 chilometri – spiega Roselli –. Non è un caso che sia la maratona più famosa al mondo. Auguro a tutti gli amanti di questo bellissimo sport di correrla 12994355_10208380779471403_3810253649393627702_n-2almeno una volta nella vita”. “E’ un onore – prosegue l’eroe di Boston – averla chiusa bene, soprattutto perché come previsto il percorso era molto impegnativo, con tante salite tra il 25esimo e il 35esimo chilometro”. “Rendiamo omaggio a un grande atleta come Franzi Roselli – il commento del presidente dell’Asd Gpdm e coordinatore di Laica Sport Simone Lucia – che ha onorato il Salento e la maglia che ha indossato con una grande prestazione. Complimenti per questo risultato, frutto di doti umane e sportive fuori dal comune”.

Quella di Boston è molto più di una maratona, è un viaggio nell’America più vera e profonda. E’ la storia di tanti singoli persi tra la folla, tra solitudine e i grandi spazi, con il fluire continuo della normalità, di gesti quotidiani, banali, anche codificati. È l'America di tutti i giorni, lontana dalle vie congestionate, con migliaia di bandiere a sventolare con orgoglio e patriottismo.  Immagini che richiamano i quadri di Hopper. Gente abituata sempre e comunque a rimboccarsi le maniche e accettare i rovesci della vita, proprio come i maratoneti. Poco più di 26 miglia che da Hopkinton, attraversando le cittadine di Ashland, Framingham, Natick e Wellesley e il mitico Wellesley College (dove un muro umano di studentesse incita a viva voce i podisti in un clima da stadio, conduce Newton), caratterizzato dalle Newton Hills, una successione di quattro salite che culmina con la Heartbreak Hill.. Superato il Boston College (al 37esimo chilometro), si entra a Boston in Beacon Street, poi Kenmore Square, quindi si percorre Commonwealth Avenue, Hereford Street e il vialone di Boylston Street: ottocento interminabili metri per la consacrazione finale.

Boston è anche il ricordo dell’attentato che il 15 aprile del 2013, avvenne vicino al traguardo della maratona. Le vittime furono tre e almeno 264 i feriti, molti dei quali subirono amputazioni. Quel giorno è diventato il “One Boston Day“: il giorno in cui si ricordano i morti e i feriti. Anche quest’anno lo spirito della maratona e del maratoneta è rimasto indomabile, più forte del male.

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