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Accanimento contro i calciatori: Corvino accusa "gli sfigati da tastiera"

Il direttore dell'area tecnica del Lecce ricostruisce le dinamiche che hanno convinto la Juventus a riprendersi Olivieri per cederlo poi al Perugia e smentisce categoricamente l'esistenza di un premio legato alla presenze maturate

LECCE - Quando il direttore dell'area tecnica del Lecce, Pantaleo Corvino, tiene particolarmente a un argomento, lo si capisce da due elementi: la gestualità, di solito rarefatta nello spazio di interventi piuttosto lunghi, diventa più perentoria e il tono di voce registra degli sbalzi che rompono il consueto ritmo compassato. 

È accaduto anche questa mattina, a margine della presentazione di Alessandro Plizzari e Antonino Ragusa, due dei cinque volti nuovi tesserati nel corso della sessione invernale di mercato che si è conclusa ieri (gli altri sono Faragò, Simic e Asencio). L'atmosfera della conferenza si è surriscaldata quando Corvino ha evocato "gli sfigati da tastiera", categoria antropologica che deriva da quella, già nota, dei leoni da tastiera. 

"Chi sta dietro una tastiera spesso può essere di aiuto. Ma ci sono quelli che non hanno nulla da fare tutto il giorno e si cimentano nascondendosi dietro la volontà di fare critica. Forse perché non hanno ricevuto qualcosa dal Lecce". L'affondo si è materializzato quando il direttore ha parlato del rientro di Olivieri alla Juventus: "Non comprendo le ragioni di certo accanimento. Non si può essere così cattivi e mi riferisco anche a situazioni già viste lo scorso anno. Si tratta di qualcosa che ci deve fare riflettere: Olivieri non è uno scappato di casa, ma un giovane cresciuto in un club prestigioso, partito dalle giovanili, che ha debuttato in prima squadra in bianconero e che poi ha collezionato 29 presenze e 6 gol nella scorsa stagione con la maglia dell'Empoli".

Il direttore ha poi chiarito che il trasferimento di Olivieri non era tra le operazioni preventivate. Sarebbe stata, infatti, la società di appartenenza, col placet del calciatore, a ritenere opportuno interrompere l'esperienza leccese, anche in virtù di un clima di diffidenza e sfiducia percepito come ostacolo a una compiuta valorizzazione.

Corvino, insomma, ha difeso la scelta di portarlo a Lecce, ma ha rivendicato anche altre decisioni, riferendosi a calciatori che erano stati derubricati nel dibattito spicciolo a "bidoni": dall'attaccante turco Yalcin - 18 presenze, 4 gol e 3 assist in questa prima parte di stagione con il Besiktas -, al centrocampista Nikolov, che con lo Sheriff Tiraspol ha disputato la Champions League centrando anche l'impresa di una storica vittoria in casa del Real Madrid; da Stepinski che col Lecce ha collezionato in campionato 31 presenze e 9 gol, per finire a Zuta, che ora milita nel Valerenga, squadra di Oslo della prima divisione norvegese (nella quale è approdato anche il giovane islandese Bjarnason, a Lecce nella prima parte di stagione).

Corvino ha sottolineato come, a un anno di distanza, non si possa parlare di flop, numeri alla mano. Quegli stessi numeri, ha aggiunto, che sarebbe semplice per chiunque procurarsi, a partire dai giornalisti, prima di emettere sentenze e che smentiscono alcune crociate che sono state intraprese a favore dell'impiego di altri giocatori "osannati" che invece, a distanza di un anno sembrano avere un ruolo di secondo piano (non lo dice esplicitamente, ma il riferimento potrebbe essere a Pettinari e Calderoni, ndr). 

Tornando al punto di partenza, Olivieri, Corvino ha aggiunto: "Ci sta che il rendimento di un ragazzo di 20 anni possa non piacere - ha aggiunto poi il direttore -, può accadere che un calciatore che gode della stima dell'allenatore che lo impiega in più ruoli non sia apprezzato, ma che debba sentirsi addosso quell'accanimento che induce il club a riprenderselo, no. Io non sto a rispondere a ogni voce riguardo i dettagli di un tesseramento: io ho una storia, non ho mai preso giovani da altri club con la formula del premio legato alle presenze. Se Olivieri ha giocato, non è stato quindi per un premio. Voi pensate che un calciatore che milita in una squadra che ora è prima in classifica, che in caso di serie A rimarrebbe obbligatoriamente a Lecce, voglia andare via? Voi credete che la Juve, che potrebbe incassare il riscatto di questa operazione, lo porti via volontieri? Ecco queste sono le turbative create dagli sfigati di tastiera. Mi dispiace per il ragazzo, non per il mio club o per me: noi siamo vaccinati".

Il direttore ha quindi spiegato che lo sforzo suo e quello di Trinchera, in quest'ultima sessione di mercato, non è stato quello di riempire dei vuoti, ma di allargare il perimetro della qualità in vista di una accelerazione del campionato che a partire da sabato prossimo prevede la disputa di otto turni in un mese. Corvino ha quindi lanciato una provocazione: "Sfido chiunque a trovare una rosa con 28 calciatori a libro paga e siamo pure riusciti ad abbassare il monte ingaggi" e poi ha ribadito di aver respinto interessamenti e rifiutato offerte, anche attraverso richieste volutamente esorbitanti, per diversi calciatori, da Hjulmand a Strefezza, da Gendrey a Dermaku ed Helgason (che ha estimatori all'estero). Quanto alle cessioni, infine, ha spiegato che per Vera e Benzar non c'era mercato, mentre Pisacane è fuori causa per infortunio.

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