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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Calcio

Capo di Leuca, Mazzone: "Ripescaggio tardivo ma l'obiettivo rimane la salvezza"

L'intervista al segretario generale del Capo di Leuca, Gianluca Mazzone, con il quale abbiamo parlato dell'attuale stagione, del blocco dei campionati e del futuro del fiorente vivaio dei gialloblù

CAPO DI LEUCA – Sbarcato in Promozione per la prima volta quest’anno, il Capo di Leuca negli ultimi tempi ha rubato la scena distinguendosi per le buone prestazioni che hanno preceduto la pausa del campionato per le festività natalizie.

Dopo un inizio tutt’altro che facile che ha visto la compagine protagonista in negativo e per molte giornate in coda alla classifica, la quota salvezza è ora più vicina. Inoltre, rispetto alle dirette concorrenti, ci sono due gare da recuperare. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Gianluca Mazzone, segretario generale del club.

Grazie al ripescaggio vi siete ritrovati in una categoria mai conosciuta dalla vostra gestione, la Promozione. Quali sono le cause che hanno portato a una partenza a handicap e come valuta la stagione finora?

“Ormai quel che è fatto è fatto, la causa del nostro inizio difficile è stato l’annuncio tardivo del ripescaggio in Promozione. Siamo stati informati ufficialmente il 16 di agosto e, reduci da un anno e mezzo di fermo che ha annullato il lavoro fatto nelle precedenti annate, avremmo dovuto avere maggiore tempo a disposizione per ricostruire la squadra. Siamo una società e un progetto giovane al contrario di altre realtà con una tradizione calcistica che prendono parte al girone, inoltre geograficamente ci troviamo nel Tacco d’Italia e il compito più difficile è stato trovare calciatori disposti a giocare con noi. La nostra fortuna è aver investito negli anni nel settore giovanile dal quale abbiamo attinto molto, aggiungendoci qualche elemento d’esperienza che potesse darci una mano per raggiungere gli obiettivi prefissati a inizio stagione. Lotteremo fino alla fine per conservare la categoria, ma comunque andrà siamo consapevoli che è e sarà un’esperienza formativa per i nostri ragazzi, in un girone che vanta al suo interno molte corazzate. Seppur dilettantistico, questo ramo del calcio è mutato, ormai parliamo di un secondo lavoro e le società devono impegnarsi economicamente per costruire una squadra. Ovviamente è un fattore influente non poco in queste categorie, dove le entrate sono poche, in particolar modo nel periodo attuale. Inoltre, i vivai non fruttano come un tempo, e la presenza di procuratori o le ambizioni portano i ragazzi lontani dai contesti come i nostri”.

Prima ancora che le istituzioni annunciassero il blocco dei campionati, siete stati fermi per circa due settimane a causa di casi covid, saltando due gare che dovrete recuperare al ritorno in campo. Ora siete nuovamente costretti a fermarvi: è d’accordo con la scelta e cosa comporta tutto questo?

“Nel periodo di novembre abbiamo avuto sette casi all’interno del gruppo squadra, tutti vaccinati e per fortuna non hanno avuto complicazioni. Ne siamo usciti, per fortuna, e ora non abbiamo nessun positivo in rosa, grazie anche a un lavoro maniacale di controllo con l’utilizzo dei tamponi. A mio avviso sarebbe stato giusto riprendere più tardi come in Abruzzo (12 febbraio ndr), in quanto credo ci sia tutto il tempo a disposizione per terminare il campionato e svolgere play off e play out. Era prevedibile la quarta ondata e dubito che si riprenda a fine mese, in quanto l’alto numero di contagi dovrebbe rimanere stabile fino al termine di gennaio. Al momento considero questa ripresa un salto nel buio e di conseguenza si andrà avanti di giornata in giornata, spero solo che al ritorno non saremo costretti periodicamente a fermarci e riprendere le attività. Una situazione analoga comporterebbe gravi danni alle casse e ai programmi delle società. Non siamo squadre professionistiche e facciamo fatica a seguire i ritmi di altre realtà, quindi per quanto mi riguarda sarebbe stato giusto ripartire in un altro momento”.

Negli ultimi tempi è emersa l’importanza dei protocolli, ma anche la questione pubblico ha smosso l’opinione pubblica.

“In questi giorni ho avuto modo di confrontarmi con addetti ai lavori di società più prestigiose rispetto alla nostra e il fatto che sia stata ridotta nuovamente la capienza di tifosi allo stadio graverà sulle loro casse. La serie di protocolli resi noti nel corso dei mesi hanno creato molti disagi, perché noi società, per quanto precise, abbiamo dei limiti evidenti rispetto ai professionisti. Non è stato facile attuare i protocolli: abbiamo avuto la possibilità di lasciare le docce separate. La nostra grande struttura però non può essere messa a confronto con altre, ricordo che nelle scorse stagioni in Prima categoria a malapena riuscivano a entrare undici calciatori negli spogliatoi. I presidenti, per quanto possanofar presente questi problemi, dovevano misurarsi con impianti gestiti da altre persone. Noi siamo fortunati ad avere un nostro ambiente, ciononostante abbiamo difficoltà. In questi mesi di stop si sarebbero dovute rimodernare le strutture e prima o poi ciò dovrà avvenire perché ne ha bisogno ogni realtà che voglia fare calcio”.

In ultimi quali sono gli obiettivi a breve termine del Capo di Leuca?  

“Ad oggi l’obiettivo principale della prima squadra è la salvezza. Vogliamo dare continuità al cammino intrapreso con il settore giovanile, per crescere nel migliore dei modi i nostri ragazzi fino a portarli in prima squadra. Noi ogni anno teniamo il Trofeo Caroli, una vetrina internazionale che serve per confrontarci con settori giovanili di altri livelli, nel tentativo di migliorarci. Il futuro del calcio è senza dubbio affidato ai vivai, ovunque, bisogna migliorarli e per farlo ci sarà bisogno anche delle strutture”.

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