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Martedì, 18 Giugno 2024
Un caso inatteso

Ruoli diversi, passione comune: precisazioni dopo una conferenza anomala

Ci si attendeva un bilancio da parte del direttore dell’area tecnica del Lecce, Pantaleo Corvino, invece sono venute fuori alcune “incomprensioni” sulle quali è necessario spendere qualche parola in più

LECCE – Per conoscere su quali premesse ripartirà il cammino del Lecce verso il terzo campionato consecutivo nella massima serie bisognerà attendere ancora qualche giorno: giusto il tempo necessario a dirigenti e area tecnica per tracciare su un foglio le linee guida, a partire dal budget che sarà messo a disposizione di Corvino e Trinchera, per poi mettersi a sedere con Luca Gotti per definire una probabile e auspicata intesa.

La conferenza stampa convocata per oggi ha avuto quindi il significato di un bilancio molto generico accompagnato da puntualizzazioni e considerazioni. Una di queste ha riguardato un articolo di Lecceprima del 14 marzo, cioè il giorno dopo la presentazione alla stampa dell’allenatore veneto.

“Corvino e l’ossessione dei social: il diritto di sognare e il dovere di capirsi” era il titolo del pezzo e quel concetto era stato sviluppato poi nel primo di quattro paragrafi nei quali si cercava di esprimere alcune idee sul complicato rapporto tra comunicazione e “opinione pubblica” al tempo dei social, le cui turbolenze Corvino ha dimostrato – con continui riferimenti nelle sue conferenze – di tenere in conto. Altrimenti non ci sarebbe stato motivo di scriverne.

Quel pezzo, l’ho capito oggi, non è stato apprezzato sebbene, in realtà, l’intento fosse quello di cercare di mettere a fuoco l’attenzione di tutto l’ambiente su una vicenda, quella sportiva, che quel giorno ci vedeva con un solo punto di vantaggio sul terzultimo posto. Ma il punto della questione non è il gradimento o meno da parte dell’interessato – mai un giornalista dovrebbe porsi questo dilemma -, quanto il fatto che nell’enfasi dell'incontro odierno sono state dette delle cose che, come autore di quell'articolo, ho il dovere di chiarire pubblicamente. La conferenza, d'altra parte, è stata trasmessa anche in diretta tv e qualcuno potrebbe averne un quadro un po' superficiale.

Mi è stato rimproverato di aver usato il mio profilo Instagram per diffondere quella che è stata interpretata come un’accusa e come una falsità: non è così, non ho usato alcuna pagina personale, l’articolo (che non è un post) è stato pubblicato sul giornale e poi veicolato sui canali social della testata, così come viene fatto quotidiananemte per ogni contenuto prodotto e come, praticamente, fanno tutti gli organi di informazione che abbiano dimestichezza con il web.

Mi è stato anche rimproverato di non aver posto quelle considerazioni in sede di conferenza, ma di aver atteso un momento successivo sottraendomi così a un sano contraddittorio. Premesso che non vi è conferenza nella sala stampa del Via del Mare in cui il sottoscritto non faccia domande al tecnico, al presidente, al direttore di turno – basta rivedere le registrazioni -, un concetto va chiarito: è un mio diritto scrivere quando lo ritengo opportuno (e l'atto di scrivere comprende cronaca, commenti, riflessioni, elogi e anche critiche).

Nel caso specifico avevo anche spiegato il perché della scrittura differita: il primo giorno, infatti, mi ero concentrato (anche per esigenze di orario lavorativo) su Gotti e su ciò che aveva detto (era quella la cronaca, il fatto che i lettori attendevano), il secondo, invece, sulla parte della presentazione affidata a Corvino e foriera di quegli “spunti” che avevo metabolizzato per tirarli fuori, elaborati in concetti (condivisibili o meno, non importa), il giorno dopo. Per correttezza, dunque, ripropongo il link a quel pezzo che rivendico ancora oggi nei modi e nei contenuti.

Voglio però aggiungere ancora una cosa: non ci sono in questo giornale orientamenti “divisivi”, tesi cioè a creare zizzania nell’ambiente giallorosso. Non speculiamo sui dettagli che riteniamo inutili o ridondanti, non spariamo “bombe” per poi magari rimangiarcele poco dopo. Scriviamo di Lecce con la premura che si deve a un “bene collettivo” e, se proprio vogliamo dirla tutta, la passione tavolta ci spinge a scrivere più da tifosi che da cronisti. Questo sì che è un limite dal punto di vista professionale.

Mai però abbiamo gettato benzina sul fuoco, mai abbiamo scisso le opinioni dai fatti. Ecco perché è doveroso citare il regalo che il direttore Trinchera ha fatto a Corvino, a sorpresa: una maglia (quella in foto) per celebrare le sue 250 partite in serie A. Un risultato straordinario, che la dice lunga sul ruolo decisivo che Corvino ha nella storia del club e del calcio italiano. La consapevolezza di quanto sia importante per il Lecce un responsabile dell'area tecnica di tale esperienza e qualità ha sempre fatto da premessa a tutti i nostri ragionamenti.

Mi sento dunque di concludere dicendo che continueremo a fare il nostro lavoro con tutti i pregi e i difetti che ci accompagnano, ma sempre nel perimetro delle regole, del rispetto e, permettetemelo, anche dell’affetto che si finisce per provare nei confronti di persone cui ti legano esigenze lavorative, ma anche una comune passione.

Se poi siamo finiti nella casella dei cattivi o dei “rancorosi” ne prenderemo atto, ma come recita un aforisma di Brecht “ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”. Pazienza.

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