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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Vigilia di Lecce-Udinese

Gotti, prudenza e signorilità: le parole sul suo futuro e su D’Aversa

Il tecnico veneto, in conferenza stampa, non si è sbilanciato sulla permanenza sulla panchina giallorossa, ma ha voluto tributare un omaggio al suo predecessore: “Con lui la squadra mai in zona retrocessione”

LECCE – La conferenza stampa di Luca Gotti alla vigilia di Lecce-Udinese (lunedì alle 18.30) è stata naturalmente orientata dalla consapevolezza, acquisita al termine di Milan-Cagliari (5 a 1), di aver centrato il traguardo della permanenza in serie A prima ancora di scendere in campo contro i friulani.

“È ovvio che sono molto contento per tutte le persone che lavorano nel Lecce, per i tifosi, per tutti coloro che hanno cercato di remare nella stessa direzione – ha esordito il tecnico veneto -. Sono contento per Roberto D’Aversa che, non dimentichiamo, ha portato una dote di 25 punti a questa squadra che non è stata mai negli ultimi tre posti in classifica e questa sottolineatura per me ha un particolare valore perché a me è capitata la stessa cosa lo scorso anno: nel momento in cui non riesci a completare il percorso, al netto del fatto che lo Spezia lo scorso anno secondo me non doveva retrocedere né come squadra né come città, è qualcosa che ti fa star male dal punto di vista professionale e umano. Sono sicuro che D’Aversa ci abbia messo tutto sé stesso, con tanta partecipazione emotiva insieme a questa piazza, sono particolarmente contento per lui. Questo è quello che penso”.

Sollecitato sulla possibilità che rimanga sulla panchina giallorossa, Gotti non si è sbilanciato. Il giorno della sua presentazione fu lo stesso tecnico a raccontare dell’insistenza con cui il direttore Corvino aveva voluto inserire nel contratto l’obbligo del prolungamento di contratto in caso di salvezza, ma è chiaro che l’ultima parola spetta a lui: “Non aspettavo la salvezza per l’aspetto contrattuale, ho sottolineato subito dopo essere entrato la prima volta in questa sala che invece aspettavo con grande voglia la salvezza per tutti noi, nel senso di ciò che dicevo prima. È chiaro che due mesi e più trascorsi qui fanno vivere un sacco di cose e quindi danno un sacco di spunti, ma questo sarà un tema di discussione dal 27 di maggio. Ho visto tante cose, dentro e fuori dal campo; ho avuto tanta vicinanza, dentro e fuori dal campo, sono tutti elementi che mi porterò nella discussione che andrà fatta nelle sedi giuste”.

In attesa delle decisioni sul futuro, il film di questo spezzone di campionato in giallorosso ripropone un passaggio che si è rivelato più determinante di altri, il primo: “Mi riferisco alla partita nella quale ho avuto meno capacità di incidere, quella con la Salernitana perché il nostro avversario era all’ultima spiaggia, in ritiro dal martedì, con tanti giocatori forti che provavano a vedere se riuscivano a rimanere in gioco. Noi ci siamo arrivati in una situazione un po’ traballante e con poco tempo e poca possibilità di incidere. Quel risultato è stato il volano sul quale è stato più facile edificare dopo”, ha detto con una buona dose di modestia Gotti.

Stesso stile l’allenatore lo ha mostrato rispondendo alla domanda su quanto importante sia stato adottare da subito il modulo 4-4-2: “Il sistema di gioco o modulo che dir si voglia è una fotografia statica che è quella della squadra nella fase di non possesso, prevalentemente. Nel calcio di oggi, forse, non è nemmeno più questo. Poi tutto il resto del gioco si basa sulle catene, sulle caratteristiche dei calciatori, sui cambiamenti di fase, possesso e non possesso, dove i giocatori sono dislocati nei posti più diversi e non è più una questione di 4-4-2 ma di ricerca di equilibri e di misure di squadra. Alcune intuizioni che abbiamo avuto si sono rivelate fortunate perché hanno aiutato i calciatori a comprendere prima i principi di gioco comuni”.

Rispetto all’impegno di domani, che per Gotti rappresenta anche un tuffo nel passato, il tecnico non è sembrato propenso a dare automaticamente spazio a chi ha giocato di meno: “Sarebbe bellissimo fare questa cosa e poter gratificare il maggior numero possibile di persone. Però ci sono due aspetti: il primo è che non si fanno regali, si premiano l’impegno e la capacità, bisogna meritarsi di giocare in serie A perché, e qui il secondo aspetto, non siamo solo noi a giocare. Il nostro avversario di domani, insieme ad altre squadre, sta lottando per il nostro stesso obiettivo. La nostra professionalità ci deve indurre alla massima serietà e in questa cornice, se possibile, fare i ragionamenti di cui parlavamo prima”.

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