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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Una lettera per dirsi arrivederci

Hjulmand con la valigia in mano: “Ciao Morten, l’ultimo dei Normanni a Lecce”

Il calciatore ha chiesto e ottenuto di incontrare i dirigenti dello Sporting Lisbona e non prenderà parte alla trasferta di Cadice. Dopo due anni e mezzo nei quali è entrato con pieno merito nel cuore dei tifosi, non è facile vederlo andar via, ma è giusto così

LECCE - Morten Hjulmand ha chiesto e ottenuto di non prendere parte alla trasferta di Cadice - dove il Lecce contenderà il trofeo Manuel De Carranza alla squadra locale - per incontrare i dirigenti dello Sporting Lisbona, club che ha già trovato un'intesa con il Lecce per il trasferimento del mediano danese.

Da alcuni giorni la trattativa era entrata nel vivo e adesso si è davvero ai metri finali. In altre parole, è tempo di congedarsi.In due anni e mezzo di permanenza nel Salento il calciatore si è fatto volere un gran bene, da tutti. Per questa ragione, con uno strappo alla regola che vuole sempre una certa distanza tra il cronista e il racconto, ne è venuto fuori qualcosa di diverso. Il calcio continua ad avere un senso perché ha un elemento passionale che non è governabile (o non ancora).

Ciao Morten,

Oggi che la tua esperienza in giallorosso è oramai ai titoli di coda, credo che nessun tifoso del Lecce voglia lasciarsi travolgere dal dispiacere, perché siamo felici e anche fieri di vederti proiettato verso il salto di qualità che ti sei meritato.

Sai già quanto bene abbiamo voluto a te e alla tua simpaticissima famiglia, ci siamo esaltati per i tuoi interventi per strappare la palla dai piedi degli avversari e ci siamo anche commossi quando hai preso confidenza e ti sei messo pure a fare aperture dall’altra parte del campo.

Non abbiamo potuto gioire con te per un gol, ma quel palo colpito contro la Juventus nel finale di partita ci stava facendo saltare per aria: va bene così. Ce la siamo fatta addosso quando l’infortunio muscolare, prima della partita contro lo Spezia, ti ha costretto al riposo forzato, ma al 64’ di Monza-Lecce, col tuo rientro, abbiamo capito che ce l’avremmo fatta a rimanere in serie A.

Sei stato decisivo quanto Umtiti: insieme - a dirla tutta tu prima di lui - avete dato un’impronta alla squadra. Ma noi avevamo imparato ad amarti già in serie B. Sei arrivato a Lecce nel gennaio del 2021 con l’etichetta della scommessa - non avevi ancora compiuto 21 anni -, te ne vai adesso con la consapevolezza di essere diventato un calciatore vero, pronto per palcoscenici più grandi.

Quest’anno, poi, sei stato anche il capitano della nostra squadra: l’hai sempre onorata quella fascia, reggendo il peso di una responsabilità molto grande, sul terreno di gioco e nel chiuso dello spogliatoio, nella buona e nella cattiva sorte.

Prima o poi i bravi calciatori si fanno notare in campo, ma le belle persone si vedono dai dettagli: non spiccicavi una parola di italiano, oggi parti con la cadenza leccese. Mai un atteggiamento fuori posto, mai un sorriso o una foto negati. Serio e disponibile nelle conferenze stampa, sempre rispettoso.

Ci mancherai Morten in questo calcio dove c’è sempre meno spazio per i sentimenti, sappiamo che la nostra storia è stata autentica, bella, sofferta. Inutile dirti che qui sarai sempre a casa: “Nah, hai visto lu Morten?” diremo tra qualche tempo incontrandoti per le vie di questa città che già fu cara ai Normanni, che dalle terre tra Danimarca e Norvegia si spostarono per segnare un’epoca della storia del Vecchio Continente. Così come tu hai lasciato un sigillo sulla storia del Lecce.

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