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Giovedì, 23 Maggio 2024
Verdetto definitivo

Lecce, è realtà la permanenza in serie A. Con l’Udinese festa dal primo minuto

Il Milan vince con il Cagliari e, in ragione degli scontri diretti in programma, per i giallorossi significa matematica salvezza con tre gare ancora da giocare. Con l’arrivo di Gotti in panchina la squadra ha trovato una quadratura mentale e tattica

LECCE – Ancor prima di scendere in campo contro l’Udinese per la terzultima gara dell'anno, il Lecce ha tagliato il traguardo della seconda permanenza consecutiva in serie A.

La sconfitta del Cagliari con il Milan (5 a 1 il risultato a favore dei rossoneri), infatti, ha reso matematicamente impossibile l’ipotesi che nelle prossime e ultime due giornate di campionato la squadra salentina possa ritrovarsi tra le ultime tre della classifica: gli scontri diretti ancora in programma tra le formazioni invischiate nella lotta per non retrocedere valgono una certezza che non teme eccezioni.

Al Via del Mare, dunque, la festa lunedì partirà già prima del fischio d’inizio, quando gli spalti inizieranno a riempirsi e i calciatori le fasi di riscaldamento. Con 21 punti ottenuti nel girone d’andata e 16 nelle 15 giornate del ritorno finora disputate, Blin e compagni hanno centrato l’obiettivo, anzi il “miracolo” come più volte è stato definito dal presidente Saverio Sticchi Damiani (oggi il suo compleanno, felicissima coincidenza).

A lui il grande merito di aver tenuto la barra dritta quando sembrava che la tendenza all’autodistruzione, già manifestatasi la scorsa stagione con nervosismi e disfattismi precoci, potesse compromettere un campionato che nella prima parte aveva visto il Lecce addirittura nella parte nobile della classifica, tanto che qualche audace sognatore telefonava alle trasmissioni radiofoniche per chiedere quante possibilità ci fossero per un piazzamento europeo. Era il periodo del vino novello, dunque un ottimismo spiegabile.

Poi il calcio si è rivelato quel che è, uno stramaledetto percorso a ostacoli soprattutto per i comuni mortali, e le certezze hanno cominciato a sbiadirsi, sia sul piano tecnico-tattico sia su quello mentale. Attorno al direttore dell'area tecnica, Corvino, si stringeva il cerchio dei malumori e delle critiche, ma il presidente ha fatto blocco e nel periodo più difficile lo ha definito un fuoriclasse.

Il progressivo peggioramento della classifica che sembrava in qualche modo consolidata e le nubi molto grigie che si stavano addensando sulla piazza avrebbro potuto rappresentare una combinazione deleteria, considerata anche la bassa età media della squadra, ma quello che, del tutto inaspettatamente, è accaduto al termine di Lecce-Verona ha cambiato di nuovo la storia che da romanzo d’avventura si stava trasformando in un thriller psicologico.

L’accenno di testata di mister D’Aversa ad Henry ha, infatti, confinato il tecnico in una posizione indifendibile, posizione che era già sul punto di crollare in ragione del risultato sul campo, una sconfitta interna molto dolorosa che stava spalancando le porte della paura a un ambiente sull’orlo di una crisi di nervi.

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L’arrivo di Luca Gotti, maturato sul presupposto di una piena libertà di mettere in pratica i propri convincimenti anche in deroga all’ortodossia del modulo 4-3-3, voluto dal direttore Corvino come marchio di fabbrica, ha significato ritrovare un pizzico di fortuna (intanto la vittoria a Salerno subito all’esordio) e poi lucidità e spirito di coesione. Su questi presupposti il nuovo allenatore ha liberato energie che sembravano essere state compresse e represse e sono arrivati i risultati che hanno dato vigore alla classifica.

In particolare Gotti ha saputo dare compiuto senso, indipendentemente dal tempo di impiego, a tutti i calciatori, collocando ciascuno di loro nella posizione migliore per esprimersi al meglio. È stato il trionfo delle cose semplici, messe in fila una dopo l’altra. La personalità del tecnico veneto, poi, è servita molto a bilanciare la tipica giostra umorale salentina, ad abbassare il volume, a riportare l’attenzione generale sui fattori che contano sul rettangolo verde.

Nessuno può dire come sarebbe andata senza l’avvicendamento in panchina e bisogna dare atto a D’Aversa di aver ottenuto 25 punti (in 28 gare), ma alla fine dei conti il valore aggiunto è stato lui, mister Gotti. Qui si fa il tifo perché la sua permanenza a Lecce si prolunghi: abbiamo bisogno del suo essere un hombre vertical, capace di gestire le pressioni e di non perdere tempo in barocche piaggerie, preferendo la concretezza dei fatti e la chiarezza dei concetti.

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