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Rossoneri secondi dietro l'Inter

Milan-Lecce, questione di misure: Gotti vuole una squadra compatta e volitiva

I rossoneri, ha spiegato l’allenatore dei salentini, sono molto diversi dalla Roma. Non è escluso un cambio di modulo per meglio contrastare le caratteristiche dei più quotati avversari: “Non dobbiamo lasciare l’iniziativa sempre a loro”

LECCE – Contro il Milan, domani a San Siro, il Lecce dovrà mutare pelle per giocarsi tutte le cartucce disponibili. La squadra di Pioli, infatti, è molto diversa da quella dalla Roma di De Rossi e solo partendo da questa premessa i giallorossi potranno seguire un piano gara efficace.

Lo ha detto chiaramente Luca Gotti nella conferenza stampa della vigilia: “Il Milan è una squadra di altissima classifica che vive un ottimo momento e ha caratteristiche abbastanza diverse dalla Roma: pur condividendo il rango del grande club, gestisce il campo in maniera differente sia per le caratteristiche dei singoli, sia per la struttura del gioco e ci imporrà di cambiare alcuni atteggiamenti, di modificare alcune delle cose che ci hanno aiutato nella gara interna contro la Roma”.

Sempre con riferimento ai rossoneri, il tecnico del Lecce si è poi soffermato su un paio di aspetto: “Il Milan è una squadra che per le caratteristiche dei suoi uomini va molto a ondate, ha dei momenti travolgenti, altri in cui rifiata: ha genio e sregolatezza, ha una fisicità che ha bisogno di spazi, io cercherei se possibile di limitare alcune loro caratteristiche. Una caratteristica importante del Milan è che i giocatori si muovono molto per il campo, a partire da Theo Hernandez ma anche dagli altri terzini, Calabria, Florenzi. Se pensi di poter fare una partita con i riferimenti individuali ti portano in giro per il campo e le misure della tua squadra diventano quelle decise da loro. Noi dobbiamo cercare di aggirare questo problema e difenderci di squadra”.

Correre molto non significa farlo bene

Per quanto riguarda i suoi ragazzi, invece, Gotti è parso fiducioso sulla capacità di poter affrontare anche questa sfida improba con grande applicazione e intensità: “Solo il campo darà la risposta vera. Di sicuro è una squadra che si allena con intensità e non solo coloro che hanno giocato finora, perché i segnali positivi vengono anche da altri calciatori che vogliono dare il loro contributo in questo finale di campionato. Un allenatore deve cercare di utilizzare al meglio le risorse che ha. Faccio un piccolo inciso: a Salerno la squadra ha corso 126 chilometri circa, una delle prestazioni più elevate dell’intera stagione considerando tutte le squadre. Contro la Roma la squadra ha corso 119 chilometri, che resta una signora prestazione dal punto di vista quantitativo però è come aver perso quasi mezzo chilometro per calciatore ed è tanto in una partita di calcio. Questo per dire che a Salerno abbiamo fatto molta fatica con poca soddisfazione, correndo dietro gli avversari, mentre con la Roma siamo riusciti a correre meglio, con distanze più adeguate”.

Il modulo e l’attitudine

Sul modulo Gotti non ha voluto dare troppi riferimenti, probabilmente anche perché le idee stanno ancora prendendo forma: “Io cerco di non fissarmi sulla schematicità del calcio. Sono capitate due partite che ho letto in un certo modo. Secondo me la nostra squadra per il momento che affrontava poteva trarre vantaggio con quei calciatori in certe zone del campo, però il Milan richiede delle cose diverse: ecco, mi piacerebbe riuscire a giocare con le caratteristiche di chi ho a disposizione”.

Quindi il tecnico ha aggiunto: “Un aspetto importante dell’andare a giocare a San Siro o comunque contro le grandi squadre è che loro non abbiano tutta questa continuità di gestione della partita perché altrimenti, come a Salerno, corri dietro ad avversari che, nel caso di domani, con la palla sanno quello che devono fare. Noi dobbiamo avere la forza e la personalità di giocare palloni difficili, di prenderci qualche rischio nelle uscite: è una delle cose che ci consentono di stare in partita 95 minuti. Molto importanti domani saranno le misure della squadra in relazione a quell’andamento ondulatorio della partita di cui parlavo prima”.

Altrettanto importante sarà, ovviamente, anche la capacità di centrare la porta nelle occasioni che i salentini riusciranno a costruire, ma sotto questo aspetto i margini di correzione sono meno ampi: “Non è una cosa facile da cambiare in tempi brevi – ha chiarito Gotti -. Sulle scelte possiamo incidere di più, sulla precisione meno. Uno dei dati cui facevo riferimento durante la mia presentazione è che per alcuni parametri il Lecce è ultimo: ecco, nella precisione, siamo in quel posto lì, quindi dobbiamo comunque fare i conti con questa realtà”.

Dorgu non è solo un terzino

La parte finale della conferenza è stata molto incentrata sulla posizione di Dorgu. Gotti ha così risposto ad una specifica domanda: “Siamo sicuri che Dorgu sia un terzino? È un ragazzo così giovane e così ricco che forse è ancora tutto da scoprire. Che poi il punto d’arrivo della sua carriera possa essere pensato in quella posizione è una cosa che concedo, ma credo ce lo abbia già dimostrato che non è solo un terzino”.

Sollecitato poi su un paragone, quello con Udogie, l’allenatore del Lecce ha dato il suo punto di vista: “Hanno punti in comune: Udogie, che aveva fatto quattro o cinque spezzoni di gara nella stagione precedente a Verona e sempre in ruoli diversi, è stato il primo acquisto dell’Udinese e l’ho avuto per tutto il ritiro, avendo modo di annusarlo, vederlo. Poi l’ho messo titolare sin dalla prima partita. Giocava come quinto di centrocampo, era comunque difeso dai centrali dietro e con una libertà maggiore di usare la sua cavalleria rispetto a quella in una difesa a quattro. Hanno entrambi un motore importante e una buona gestione tecnica della palla, sia nello stretto sia nel lungo. La differenza è che sono due ragazzi con personalità diverse, con il medesimo alto potenziale”.

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