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Il presidente del Nardò: "Istituzioni impreparate dopo due anni di pandemia, coinvolgere le società"

L'intervista al numero uno del club granata: messe in evidenza alcune problematiche delle organizzazioni calcistiche e indicati gli obiettivi sportivi

NARDÒ – Dai sogni di gloria con l’ambizioso e giovane progetto targato Ciro Danucci, all’inizio sottotono della stagione 2021/22. Il Nardò del presidente Salvatore Donadei, seppur con ambizioni totalmente differenti rispetto alla stagione scorsa in ragione di un organico ringiovanito, ad oggi non è riuscito a rispettare le aspettative di inizio anno tanto che si è arrivati a un cambio nella guida tecnica.

Dopo un inizio deludente del tecnico Salvatore Ciullo, c'è stato il passaggio di testimone a Pasquale De Candia che ha offerto una nuova linfa ai granata, capaci però di ingranare e raggiungere i giusti automatismi soltanto nelle ultime giornate. Fuori dalla zona rossa occupata fino all'inizio di dicembre e con all’attivo quattro risultati utili, il Nardò era pronto a tornare in campo con gli innesti del calciomercato per poter scalare la classifica nel corso del girone di ritorno. In attesa della ripresa del campionato, abbiamo fatto il punto della situazione con il presidente granata Salvatore Donadei.

Buongiorno presidente, a distanza di pochi mesi si ripresenta una situazione che già in passato ha condizionato il campionato: oggi come nella passata stagione la curva epidemiologica in crescita può comportare cambiamenti di programma e danni a tutto il comparto calcistico e ciò che vi gira intorno?

“A mio avviso le organizzazioni e istituzioni tutte se la sono cercata, in quanto credo sia inaccettabile che dopo due anni di pandemia e diverse esperienze turbolente che hanno caratterizzato gli scorsi campionati, non si sia imparato nulla tanto da arrivare impreparati alla quarta ondata. Questo discorso chiama in causa tutto il sistema calcio, chi doveva prevenire e controllare non lo ha fatto e ora ci ritroviamo in una situazione temporanea che è il male minore. Mi auguro che queste due settimane di stop portino chi di dovere a pensare a un protocollo adeguato, con un giro di tamponi obbligatorio poche ore prima che si scenda in campo. Stesso discorso vale per l’ingresso allo stadio dei tifosi. È necessario che il nostro palcoscenico calcistico, in quanto Serie D, non si fermi e prosegua con la presenza del pubblico sugli spalti. Ad ogni modo le percezioni e le indicazioni che arrivano dalle serie maggiori sono negative. Inoltre chiediamo il coinvolgimento delle società, che rispetto alle scelte prese sono state totalmente ignorate. Si gestisce ancora il calcio prendendo decisioni importanti che toccano la sopravvivenza delle squadre senza un coinvolgimento delle dirette interessate, credo ci sia bisogno di una maggiore interlocuzione”. 

Il Nardò calcio al momento come sta affrontando questa crescita epidemiologica? Ci sono state delle difficoltà?

“Fino a poco tempo fa i positivi all’interno del nostro ambito erano in totale cinque, quattro atleti e un componente dello staff. Per fortuna tutti in ottima salute, e credo che abbiamo gestito bene la situazione fin dal primo rientro, decidendo di stabilire allenamenti singoli con programmi individuali scongiurando i rischi di un focolaio. Tre delle cinque persone contagiate si sono negativizzate, e attendiamo i restanti due per tirare un sospiro di sollievo. Per fortuna non è una situazione grave come accaduto in altre società, non vediamo l’ora di ripartire il giorno 23”.

Parlando di calcio giocato, con la speranza che presto si possa tornare sul rettangolo verde, possiamo dire che il Nardò ad oggi è stato costretto a ridimensionare gli obiettivi di inizio stagione causa i risultati maturati a inizio campionato? Finora si considera soddisfatto dell’avvicendamento alla guida tecnica?

“L’inizio abbastanza disastroso ha condizionato il resto della stagione, ma non ha ridimensionato le nostre ambizioni che rimangono quelle di migliorare l’ottavo posto della scorsa stagione. Io, come tutta la società, sono convinto che raggiungeremo gli obiettivi prefissati in estate. Ad oggi, dando un’occhiata alla classifica dobbiamo essere seri e oggettivi, quindi sarà fondamentale pensare partita per partita con l’obiettivo di vincerne più possibile e tornare nella parte sinistra della classifica. Non credo ci siano tredici rose migliori delle nostre, lo abbiamo dimostrato sul campo pareggiando con il Cerignola, oppure vincendo con il Lavello, ma non solo. Ora è importante essere umili, e il tecnico De Candia in questo offre un importante contributo. Lui, come d’altronde tutti, deve migliorare nel tentativo di raggiungere gli obiettivi stagionali”.

Mister De Candia ai nostri microfoni si è definito soddisfatto dei movimenti della società sul fronte mercato. Quest’anno più che mai avete puntato sull’usato sicuro.

“Non è un’espressione che mi piace granché, in quanto si parla di calciatori e non di oggetti. Ad esempio Caputo e Romeo oltre a essere due bellissime persone e calciatori, si erano allontanati dal progetto a causa di offerte economiche che andavano ben oltre le nostre possibilità. A questo punto della stagione sono tornati con il giusto entusiasmo e siamo convinti che siano delle scelte giuste. La società nelle persone di Corallo e Toma ha avuto modo di razionalizzare una rosa sovrabbondante, sfoltendola con gli addi di giocatori che seppur forti (Porcaro e Van Ransbeeck, ndr), non sono riusciti ad offrire il loro valore e apporto alla causa”.

In ultimo, cosa si attende dalla sua squadra al rientro in campo? Nonostante la distanza non sia siderale, crede ancora che i play off siano alla vostra portata?

“Al rientro mi aspetto che la squadra scenda in campo dando il 110 percento, in quanto solo dando tutti il massimo possiamo risalire la classifica e ottenere anzitutto la salvezza. Nulla nel calcio va dato per scontato, e dobbiamo raggiungere gli obiettivi con umiltà, consapevoli di partecipare ad un girone tanto stimolante quanto difficile al quale prendiamo parte ormai da diversi anni”.

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