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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Calcio

Il Lecce sbatte sul Verona e si apre la crisi: D’Aversa vicino all’esonero

La squadra di Baroni s’è imposta grazie al tiro di Folorunsho, al 17’, deviato da Baschirotto nella propria porta. I giallorossi reagiscono ma non trovano la via del gol. Al fischio finale gesto violento del tecnico nei confronti di Henry, la società prende le distanze

LECCE – Il Verona vince al Via del Mare e per il Lecce è aperta ufficialmente la crisi la cui prima conseguenza potrebbe essere l’allontanamento di D’Aversa.

La sconfitta nello scontro diretto, ultimo atto di un periodo di involuzione, è, infatti, una ferita che sanguina sulla pelle di una tifoseria che ha spinto la squadra fino al 90’, ma che poi ha dato sfogo alla propria frustrazione invocando a gran voce la rimozione dell’allenatore e chiamando il club a una presa d'atto della situazione.

Quanto poi accaduto al triplice fischio finale ha complicato, probabilmente in maniera irrimediabile, la posizione del tecnico: dopo un focolaio di rissa, D’Aversa s’é fatto incontro a Henry che stava discutendo con Gendrey e ha dato una testata (non forte, ma il gesto non è altrimenti interpretabile) all’attaccante che negli pochi minuti di gioco in cui è stato impiegato si era distinto per diversi battibecchi con gli avversari.

La nota del club, le parole del tecnico

E mentre in sala stampa si susseguivano le dichiarazioni di Baroni prima, dello stesso allenatore del Lecce e di capitan Baschirotto poi, il presidente Sticchi Damiani e tutti i soci (con anche l’amministratore delegato Mencucci) si sono ritrovati in un’area della zona riservata, nei pressi degli spogliatoi. Se non di un summit improvvisato, si è trattato comunque di qualcosa di simile tanto che di lì a poco è stata diffusa una nota del club, le cui parole suonano come l’anticamera di un ormai probabile allontanamento del tecnico: “L’Us Lecce, con riferimento all’episodio che ha visto coinvolto l’allenatore D’Aversa ed il giocatore del Verona Henry, pur valutando la situazione di nervosismo generale nel finale di gara, condanna fermamente il gesto del proprio allenatore in quanto contrario ai principi ed ai valori dello sport”.

D’Aversa con un post sul proprio profilo Instagram ha offerto la propria versione dei fatti, ampliando quanto già aveva dichiarato ai microfoni: “Sono venuto a contatto testa a testa con Henry, ma non ho colpito il calciatore veronese con una testata, né l’ho ricevuta da lui. Si è trattato di un contatto fisico, di un pessimo esempio, di un’immagine antisportiva figlia della grande tensione e dell’adrenalina, che però non vogliono e non devono essere scusanti o attenuanti. Ho sbagliato e chiedo scusa. Mi sono fatto trascinare dalla foga e ho perso lucidità, ma non al punto da colpire un’altra persona. Questo non mi appartiene, lo respingo e non lo accetto. Ancora una volta mi scuso con Henry, con il pubblico leccese, veronese e italiano, con gli arbitri, con i due club, con la mia dirigenza, il mio staff e la mia squadra”.

È chiaro che la somma tra rendimento della squadra ed episodio, che nel migliore dei casi costerà una squalifica di diverse giornate, porta all’esonero come ipotesi quasi doverosa: il presidente e dirigenti stanno facendo le loro valutazioni (quello di Leonardo Semplici è il nome che già circola, sebbene ancora come indiscrezione).

Decisivo l’approccio dell’Hellas

I gialloblu, a dirla tutta, hanno vinto anche oltre i propri meriti perché in realtà, dal punto di vista offensivo, c’è stato molto poco oltre al tiro di Folorunsho al 17’che Baschirotto ha deviato nella propria porta, mentre i salentini, soprattutto per quanto fatto nella seconda parte del primo tempo, avrebbero meritato di uscire dal campo con qualcosa in tasca: Almqvist ha colpito una traversa, dopo che lo stesso legno era stato già scheggiato da un tiro cross di Oudin e Montipò è stato molto abile ad opporsi a un colpo di testa di Krstovic.

Il grande merito dei veneti è stato quello di avere un approccio adeguato alla partita e alla posta in palio. Dopo il vantaggio Lazovic e compagni hanno potuto mettere la gara sul piano loro più congeniale, quello della fisicità e dell’aggressività sulle seconde palle, togliendo ai giallorossi la possibilità di ragionare e sviluppare il gioco con fluidità. Da segnalare la revoca, dopo revisione al monitor, del calcio di rigore che l’arbitro Chiffi aveva concesso al 23' per un fallo di mano di Magnani su cross di Banda: richiamato dal Var Irrati, il direttore di gara ha verificato la dinamica ed è quindi ritornato sui propri passi

Secondo tempo: tanta foga e lanci lunghi

Nella ripresa il Lecce, preso dalla foga, ha iniziato da molto presto a cercare soluzioni dai lanci lunghi, ancor più quando, con l’ingresso di Piccoli per Almqvist (59’), la squadra ha giocato con due punte, con lo slittamento di Oudin sulla fascia destra. Al minuto 70 D’Aversa ha cambiato gli interpreti della fascia sinistra: dentro Dorgu e Sansone, fuori Gallo (tra i mugugni del pubblico) e Banda. A dieci dalla fine Blin ha preso il posto di Ramadani e Pierotti quello di Oudin.

Il Verona ha lasciato sempre l’iniziativa al Lecce, rinunciando spesso anche a ripartire: gli ingressi di Swiderski per Noslin e di Centonze per Tchatchoua (ammonito), al 58’, non sono serviti a rovesciare l’inerzia. A Baroni questo atteggiamento non è piaciuto e così le ulteriori sostituzioni sono state finalizzate a far risalire la sua squadra: prima dentro Dani Silva e Mitrovic per Cerdar e Lazovic (75’), infine la torre Herny per il brevilineo Suslov (86’).

Montipò non è stato comunque mai chiamato veramente in causa, anche perché davanti a lui la difesa ha eretto un muro insuperabile nel gioco aereo e in un paio di mischie, potenzialmente pericolose, gli scaligeri se la sono cavata.

La classifica ora dice che il margine del Lecce sul terzultimo posto è di una sola lunghezza: Verona e Cagliari 26, Empoli e Lecce 25 punti, Frosinone 24 (e Udinese, che deve giocare con la Lazio), Sassuolo 23, Salernitana 14. Nel prossimo turno i salentini faranno visita al fanalino di coda della classifica chiamato a giocarsi le ultimissime speranze di permanenza nella massima categoria. 

L'Hellas Verona vince, Lecce in difficoltà (foto Chilla)

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Il tabellino di Lecce-Verona 0 a 1

LECCE (4-3-3): Falcone; Gendrey, Pongracic, Baschirotto (cap.), Gallo (70’ Dorgu); Oudin (80’ Pierotti), Ramadani (80’ Blin), Gonzalez; Almqvist (59’ Piccoli), Krstovic, Banda (70’ Sansone). Allenatore: D’Aversa

VERONA (4-2-3-1): Montipò; Tchatchoua (58’ Centonze), Magnani, Coppola, Cabal; Duda, Cerdar (75’ Dani Silva); Suslov (86’ Henry), Folorunsho, Lazovic (cap.) (75’ Mitrovic); Noslin (58’ Swiderski). Allenatore: Baroni

Marcatori: 17’ Folorunsho

Ammoniti: 37’ Banda, 43’ Tchatchoua, 78’ Sansone, 84’ Dani Silva, 45+1 Pongracic ed Henry

Espulsi: al termine della gara D'Aversa ed Henry

Arbitro: Chiffi; assistenti: Colarossi e Vecchi; quarto ufficial: Minelli.

Var: Irrati; assistente Var: Serra

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