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Un'analisi sul Lecce

Squadra dipendente dagli esterni offensivi, in mezzo al campo una fatica enorme

Le accelerazioni di Banda e Almqvist possono cambiare le partite, ma spesso le loro scelte sembrano ostinate e irrazionali. Il Lecce stenta nella costruzione per vie centrali e l’attaccante non ha adeguato supporto. Contro il Verona, domenica, una partita dal peso fondamentale

LECCE -Non è semplice capire cosa sia accaduto al Lecce dopo lo splendido primo tempo disputato a Genova il 28 gennaio. Un calendario molto complicato, è vero. La posta in gioco che nel girone di ritorno in un certo senso vale doppio, a fronte di una pressione psicologica che impatta su un gruppo giovane e inesperto come un’onda di maestrale: senza dubbio conta anche questo

C’è però qualcosa di strutturalmente irrisolto nella squadra di D’Aversa che aveva, al termine del girone d’andata, sette punti di vantaggio sul terzultimo posto (occupato ora dal Cagliari che ha una differenza reti peggiore del Verona) e otto sul penultimo. Oggi, dopo 27 giornate e l’1 a 1 rimediato a Frosinone, il margine è sceso rispettivamente a e di cinque lunghezze (sul Sassuolo).

Che sarebbe stata dura arrivare alla seconda salvezza di fila nel massimo campionato era scontato, o avrebbe dovuto esserlo, anche quando le cose andavano più che bene, come nel primo terzo della stagione. Il problema è anche in che modo si arriva allo snodo decisivo del campionato.

Ricordando che non ci sono più Hjulmand e Umtiti (che quasi da soli, con Baroni in panchina, hanno retto la baracca impedendo che affondasse quando il Lecce ha rischiato di dilapidare il bel vantaggio che aveva), il club di via Costadura ha perso nel mercato di riparazione un’occasione per aumentare le proprie possibilità di permanenza, pur sapendo che sarebbero venuti tempi difficili.

La necessità di puntellare la difesa con un marcatore e il centrocampo con un elemento qualitativamente discreto e tatticamente duttile era evidente, almeno a chiunque la volesse vedere. Sia chiaro, possono essere molti e anche ragionevoli i motivi – economici e tecnici - che hanno portato Corvino e Trinchera a registrare una sola operazione in entrata (Pierotti, comparso subito in campo ma poi desaparecido), ma stare al palo ha di fatto rappresentato un azzardo con un non trascurabile grado di rischio (sulla falsariga dello scorso anno, del resto). Anzi, l’impressione netta è che la cessione di Strefezza, che pure non stava disputando una grande stagione ma che comunque aveva un ruolo anche nello spogliatoio, abbia indebolito l’organico.

Esaurito l’effetto sorpresa, davanti ad avversari che prendono le misure e conoscono perfettamente pregi e difetti del Lecce, la squadra si è così ritrovata involuta nella capacità di proporre un tipo di gioco propositivo e mentalmente sempre meno solida: perdere o comunque frenare molto non certo aiuta l’autostima.

Anche la gara di Frosinone ha riproposto alcuni spunti di considerazione: molti lanci lunghi, nessuna capacità di andarsi a prendere il pallone dalle parti di Falcone e una ostinata insistenza a trovare sfogo sugli esterni offensivi. Il risultato è che gli interni di centrocampo e i terzini che spingono per dare manforte a Banda e Almqvist (due gol a testa) macinano allunghi e scatti quasi a vuoto, correndo anche il pericolo di lasciare sguarnite le posizioni e subire travolgenti ripartenze.

Non si deve dimenticare quanto questi due giocatori possano essere decisivi nel rompere gli equilibri – e talvolta lo sono stati –, però non avere alternative rende la squadra abbastanza prevedibile, inchiodata com’è su un 4-3-3 cui dal quale non si deroga quasi mai. Krstovic (o Piccoli) si ritrova troppo isolato perché tutta l’entropia della squadra si canalizza sulle catene laterali, le cui potenzialità rimangono il più delle volte inespresse, schiacciate dall’egoismo e dall’irrazionalità di alcune scelte.

Un altro elemento di preoccupazione è nella vulnerabilità della difesa: i 44 gol subiti, ma soprattutto i 19 nelle otto giornate del girone di ritorno, rappresentano un campanello d’allarme che non si può ignorare in vista dello sprint finale.

Contro il Verona, domenica, il Lecce avrà una buona occasione per ritrovare maggiore convinzione nei propri mezzi e anche i tre punti. La partita di oggi si poteva pareggiare e così è andata, ma la prossima non si può fallire e probabilmente, a questo punto, c’è più bisogno di psicologia che di tattica.

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