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Giovedì, 25 Aprile 2024
Calcio

Al seguito 1500 tifosi, anche di venerdì: lo spogliatoio non dimentichi per chi si va in campo

La presenza dei sostenitori del Lecce a Torino, di venerdì, ha confermato il vero valore aggiunto del club, il grande cuore del suo pubblico. Nelle ultime due uscite la squadra sembra, invece, aver messo da parte l’orgoglio e subire un certo scollamento

LECCE – La pagina più bella della partita tra Torino e Lecce, che i padroni di casa hanno vinto sul campo per 2 a 0, l’hanno scritta i tifosi salentini che hanno riempito il settore ospiti praticamente fino alla capienza consentita. Il club è da sempre sostenuto da un seguito che nessun’altra provinciale può vantare, anche se la programmazione secondo calendario – venerdì alle 19 - era parecchio scomoda per l’organizzazione di una trasferta.

A dirla tutta gli unici parametri per i quali il Lecce può competere con piazze più grandi, blasonate ed economicamente attrezzate, sono i numeri della tifoseria: abbonati e presenze lontano dal Via del Mare. Non sono aspetti secondari, perché dal punto di vista del calcio giocato - si sa - i tifosi spingono i calciatori a dare sempre qualcosa in più, ma anche perché, dal punto di vista scenografico, l’ambiente leccese è un palcoscenico di sicuro affidamento per lo spettacolo televisivo (non fosse per uno stadio che andrebbe ricostruito da zero).

Così in una dimensione in cui si vive secondo la dottrina dell’equilibrio finanziario e si recita il mantra del mercato delle idee, gli unici numeri “gonfiati” sono quelli degli spalti. Il valore aggiunto del Lecce è questo, ma non bisogna darlo per scontato.

Le ultime due prestazioni della squadra hanno messo a dura prova l’umore generale della base. Il risultato passa sempre in secondo piano quando il Lecce dà tutto in campo, ma la sensazione emersa contro Bologna e Torino è che si stia verificando uno scollamento: tra testa e gambe, tra cuore e orgoglio. Se l’interruttore si spegne alla prima difficoltà è chiaro che qualcosa non va ed è saggio interrogarsi sulle ragioni.

I tifosi possono commentare, magari a sproposito, ma le frustrazioni della passione sportiva, così come le gioie, fanno parte del pacchetto. Chi è nella stanza dei bottoni deve, invece, concentrarsi sui fatti e agire di conseguenza: proprietà, direzione tecnica e allenatore sono chiamati a un supplemento di riflessione, possibilmente lasciando da parte le ondate umorali che periodicamente si abbattono sui social. Quelle ci saranno sempre: inseguirle, stigmatizzarle o, al contrario, fomentarle è un dispendio di energie che poco o nulla serve al raggiungimento del risultato sportivo.

Diversamente dalla scorsa stagione, quando un accenno di contestazione venne smentito dall’esito del campionato, in questo torneo la condotta della tifoseria è più lineare e razionale: appoggio incondizionato e qualche coro a mo’ di sprone quando serve.

In ogni stagione una squadra è destinata ad attraversare una fase negativa: è proprio in quel frangente che si testa la solidità del progetto tecnico, il feeling tra l’allenatore e i calciatori, la maturità dell’ambiente. Il Lecce prenda esempio dai suoi sostenitori, allora: si mettano da parte i malumori, si compongano le divergenze – si percepiscono gli uni, s’intravedono le altre -, e si guardi all’obiettivo sportivo, la permanenza in serie A. Un pubblico come quello giallorosso non si merita altro che una dedizione senza riserve né retropensieri.

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