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Moscardelli espulso dopo 9 minuti: il Lecce ci prova, sbaglia tanto e perde in otto

Il Catanzaro vince 2 a 1: goal di Razziti in apertura, nella ripresa raddoppio di Mancuso e sul finale rigore di Lepore. Ma i giallorossi dopo 10 minuti sono già in 10 per un'espulsione forzata e illogica ai danni del suo bombero. Rosso anche per Mannini, Lepore, Di Chiara in panchina e per il team manager Lillo

Foto Chilla.

CATANZARO - Si potrebbe raccontare, facendo finta di nulla, di una partita in cui il Lecce ha incassato un goal sulla prima azione del Catanzaro, ha poi fallito occasioni clamorose per pareggiare, ha pure colpito due traverse ed è infine uscito dal terreno di gioco sconfitto per 2 a 1, terminando la gara in otto effettivi perché i suoi calciatori hanno dato di matto ricorrendo a colpi proibiti per esorcizzare i propri limiti. Ma questa versione non è quella alla quale oggi aderiamo.

Nel risultato maturato in Calabria, che allontana ancora una volta i salentini dai play-off, pesa infatti in maniera nitida e determinante l'ipoteca messa dal signor Lanza  della sezione di Torino con l'espulsione, al minuto 9, di Davide Moscardelli che, guarda caso, salterà la gara contro il Benevento, mercoledì pomeriggio. E' proprio sfortunato questo ragazzo, verrebbe da dire: prima ammonito contro la Juve Stabia per proteste dopo aver subito un fallo da cartellino (non estratto) e quindi costretto a guardare dalla tribuna l'importante sfida contro la Salernitana; quindi finito anzitempo negli spogliatoi, oggi, per aver messo ko un avversario.

E invece anche l'ammonizione sarebbe stata eccessiva perché se il braccio sinistro è largo, è evidente che lo è per la posizione che l'attaccante sta assumendo a difesa del pallone a lui indirizzato e non c'è alcun movimento netto che faccia presupporre un gesto violento e volontario contro Ghosheh, che frana a terra per poi rialzarsi appena si rende conto del provvedimento disciplinare: Lanza, tra l'altro, non si trova in asse con i due giocatori, ma in diagonale. La deduzione da parte del direttore di gara dell'intenzionalità è dunque un'interpretazione ragionata - attribuisce cioè all'attaccante di voler danneggiare l'avversario - e arriva esattamente a tre minuti dal vantaggio dei calabresi.

Alla buona fede si crede per tenere in piedi questo circo impazzito che è il calcio italiano, ma a pensar male ogni tanto si fa centro. E oggi pensiamo a modo nostro, lontano dalle convenzioni del "volemose bene": siamo quantomento convinti che la mediocrità regni sovrana tra gli arbitri della Lega Pro che poi si ritrovano, come Abisso, chissà per quali meriti catapultati nelle serie superiori. Non a caso era stato proprio il Catanzaro a lamentarsi dell'arbitraggio di Baroni al termine della sfida persa contro la Salernitana all'ultimo secondo e il tecnico Sanderra, poi squalificato per frasi ingiuriose, nella conferenza stampa post match, aveva avuto parole di fuoco. Ecco quindi, un colpo al cerchio una domenica e uno alla botte quella successiva.

Per completare l'opera d'arte, negli spogliatoi ci sono finiti anzitempo anche Di Chiara, allontanato direttamente dalla panchina in occasione del rosso a Moscardelli, il team manager Francesco Lillo, reo di aver alzato la voce al termine del primo tempo, e nel finale di gara Mannini e Lepore per aver colpito gli avversari in maniera violenta. Poco prima, all'87', il calciatore leccese aveva segnato su rigore ma il Lecce era già sotto di due goal, in virtù della marcatura di Mancuso sugli sviluppi di un contropiede.

Nella circostanza Lanza ne fa un'altra piuttosto grossa, non sanzionando una palese spinta ai danni di Vinetot, sulla trequarti catanzarese e poi Caglioni ci mette del suo facendosi sorprendere sul primo palo.  Una distrazione che fa il paio con quella difensiva sulla prima marcatura, al minuto 6, quando Razziti di testa, ma non in maniera irresistibile, si stacca da Vinetot e Moscardelli sul primo palo, al limite dell'area piccola. In questo secondo episodio  l'errore è in marcatura, però se il Lecce subisce quasi ogni volta che concede una conclusione forse è il caso di ricorrere al secondo portiere, Scuffia.

giovanetifoso2-2Ma la partita dei salentini non è solo follia, violenza ed errori, ché questo potrebbe apparire. Da subito in inferiorità numerica, i giallorossi hanno fatto di tutto per raddrizzare le sorti della gara, schiacciando gli avversari nella loro metà campo e fallendo occasioni clamorose: da segnalare la traversa di Diniz al 17', l'errore a due metri dalla porta di Mannini al 22', la bella parata di Bindi su conclusione dell'esterno pisano al 37', ben servito da Miccoli (in campo per i primi 55 minuti) che sul finale del primo tempo trova l'opposizione del portiere, in disperata uscita, su un tiro ravvicinato.

Nella ripresa c'è ancora spazio per un legno, colto da Mannini il cui tiro al volo viene smanacciato da Bindi sulla traversa. Per i padroni di casa da ricordare un tiro di Bernardo nel primo tempo, finito di poco al lato del palo alla sinistra di Caglioni, e una conclusione di Mancuso da posizione molto favorevole, terminata anche questa sul fondo.

In attesa delle gare in programma per completare la giornata, Martina Franca - Casertana e Foggia - Juve Stabia, il Lecce di Bollini non può non fare due calcoli: oggi i play off distano comunque due punti (quarto posto), ma domani le lunghezze da recuperare potrebbero essere cinque. A sei partite dal termine della stagione regolare. Moscardelli e Di Chiara dovrebbero essere squalificati per due turni, Mannini e Lepore per uno. Mercoledì contro il Benevento rientreranno Abruzzese e Papini e c'è qualche speranza di rivedere, almeno per uno spezzone di gara, anche Bogliacino.

Il grande interrogativo riguarda il peso delle macerie psicologiche che la sconfitta di oggi, per come è maturata, scarica sulle spalle di un gruppo la cui rincorsa è davvero appesa a un filo che a qualcuno piacerebbe tagliare. Sono anni oramai che ai santi in paradiso è meglio non rinunciare.

La rabbia per questa partita non è ancora smaltita, ma l'ultima foto che giunge da Catanzaro è di quelle che ti bloccano il respiro: Scuffia riporta in braccio verso il settore ospiti, dove 17 leccesi sono in lacrime, un ragazzino che è riuscito a intrufolarsi nel campo per correre comunque dai suoi beniamini (lo diffideranno?). Basta questo amore così puro e innocente per ripartire?

Probabilmente no, ma mercoledì - e pazienza che si gioca alle 17 - il "Via del Mare" dovrebbe essere preso d'assalto da almeno 10mila tifosi per dire che una squadra di calcio merita, nel bene e nel male, di essere arbitro del proprio destino e che una città, che ha pagato come nessun altro un tentativo di illecito - che, a quanto raccontano le cronache, è un "vizio" piuttosto frequente - non merita di essere vilipesa. Non è più un fatto solo sportivo, ma soprattutto di dignità, ragion per cui un po' tutti, denigratori a priori, sciacalli e personaggi illustri, si dovrebbero fare un esame di coscienza.

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