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Il Lecce retrocede in B tra le lacrime. A Verona finisce un'era

Il gol di Gilardino, a Genova, all'inizio della ripresa, spegne le ultime speranze di salvezza. Il Chievo vince per 1 a 0. A fine partita pianti in campo e sugli spalti, ma i tifosi giallorossi regalano un'inedita pagina di sport

@TM News/Infophoto

LECCE - Si consuma tra le lacrime la retrocessione del Lecce, certificata nell'ultima giornata del campionato di serie A. Sconfitta dal Chievo per 1 a 0, la squadra giallorossa precipita nelle cadetteria mentre il Genoa, addomesticato un Palermo versione "me ne frego", può tirare definitivamente un sospiro di sollievo. 

Piange Benassi, si disperano Esposito e Bojinov, Di Michele non smette di guardare la curva, mentre un migliaio di tifosi salentini acclama la squadra alla quale rende l'onore delle armi e la commovente comprensione che si deve a un gruppo che ci ha comunque provato fino allo stremo delle forze. Lecce saluta il palcoscenico più ambito del calcio con  un fuoriprogramma mozzafiato, dimostrando una passione e una dignità che non saranno dimenticati.

Ma il destino del Lecce, definito sul campo, vivrà da domani un complicato tempo supplementare perché le inchieste su calcio scommesse e sulla presunta combine del San Nicola (Bari-Lecce 0 a 2, 5 maggio 2011, ndr) stanno per passare alla fase decisiva, quella dei deferimenti che potrebbero avere come ulteriore conseguenza la retrocessione in Lega Pro o una pesante penalizzazione. Macerie su macerie.

Come se non bastasse, il dramma sportivo matura in una cornice di assoluta incertezza: con un piede e mezzo fuori dalla porta oramai da un anno, la famiglia Semeraro attende di concretizzare la cessione della società, ma l'ipotesi di una sanzione pesante potrebbe definitivamente allontanare i potenziali acquirenti, primi tra tutti i Tesoro, padre e figlio. In attesa di una qualche notizia, l'impressione è che a Verona, questa sera, si sia chiuso un lungo ciclo, vissuto tra A e B, tra innegabili imprese e progetti abortiti. Si puntava a emulare il modello Udinese, una volta, ma tanto sarebbe stato se si fosse ricalcato quello, più adatto a una vera provinciale, del Chievo, autore dell'ennesimo capolavoro.

I clivensi hanno onorato il campionato con una partita giocata con la giusta carica agonistica: hanno imbrigliato il Lecce nel primo tempo e poi hanno affondato il colpo nella ripresa, dopo che dallo stadio di Marassi era giunta la notizia del vantaggio rossoblu grazie a Gilardino. A quel punto il campionato è davvero finito. Come in ogni insuccesso, le cause sono diverse e concomitanti, ma poiché esistono un prima e un dopo, è chiaro che allestire una squadra piena di giocatori in prestito, affidata peraltro ad un allenatore emergente, ha costituito un azzardo che il dio del pallone non ha perdonato. Forse non si poteva fare diversamente, o forse sì. Certo è che il campo ha dimostrato che non serviva chissà cosa per centrare l'obiettivo della permanenza in serie A.

La partita. Puggioni sventa le poche occasioni create dal Lecce, Vacek punisce in contropiede. Espulso Carrozzieri.

Cosmi è costretto, tra squalifiche, infortuni e scelte tecniche, a schierare una difesa inedita: Brivio, Esposito e Carrozzieri, con Di Matteo e Cuadrado esterni. Giacomazzi, Blasi e Obodo sono gli interni di centrocampo, sulle spalle di Di Michele e Muriel il peso dell'attacco. Il tecnico del Lecce, tuttavia, deve effettuare il primo cambio a metà frazione: Cuadrado, toccato duro alla caviglia, lascia spazio a Bertolacci con inevitabili conseguenze sul piano tattico. Blasi si adatta sulla fascia destra, Obodo lo segue come interno abbandonando la parte sinistra del campo.

Il Chievo colpisce il palo con una punizione di Sardo al 21', ma è il Lecce, al 34', a sfiorare due volte il vantaggio nel giro di pochi secondi: Puggioni si oppone prima a un tiro di Di Michele e poi a un colpo di testa di Giacomazzi. La gara è tutt'altro che piacevole: gli ospiti faticano, come spesso è accaduto in questa parte finale di torneo, a trovare un varco degno di nota, anche perché Muriel non è brillante dal punto di vista fisico e i difensori gialloblu riescono a renderlo quasi sempre inoffensivo. 

Ad inizio ripresa il Lecce cerca di trovare quel gol senza il quale non sarebbe ammessa alcuna speranza nel miracolo, ma la notizia del vantaggio genoano tramortisce i giallorossi, svuotandoli di tutte le residue convinzioni. La squadra di Di Carlo non ci pensa nemmeno a fare sconti  e, anzi, si infila ogni volta che può negli spazi lasciati dagli ospiti. Il tecnico dei clivensi opera un doppio cambio al 24': dentro Thereau e Paloschi per Sammarco e Uribe. Il risultato cambia al 33' grazie a Vacek che sorprende Benassi al termine di un contropiede nato da un infortunio di Di Matteo: il laterale mancino perde il controllo del pallone e, per recuperarlo, rimedia una botta al ginocchio che lo costringe a lasciare il campo. Al suo posto, Bojinov. Cinque minuti prima del bulgaro era entrato in campo anche l'argentino Piatti che non vestiva la maglia giallorossa proprio dal match di andata contro i veronesi.

Il Genoa, intanto, ha fatto il secondo gol. Cartellino rosso diretto per Carrozzieri che, già ammonito, scalcia un avversario. Anche in dieci, comunque, il Lecce tenta di violare la porta di Puggioni: ci prova Di Michele, con ripetute percussioni, mentre l'ultima occasione scaturisce da un bolide di capitan Giacomazzi sul quale l'estremo clivense si oppone con i pugni. Questo per quanto riguarda il calcio giocato. Il resto della storia non tarderà ad arrivare.

 

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