La Corte d'appello rinvia la decisione: il punto del Lecce a Caserta ancora in bilico

In primo grado è stato fondamentale il referto dell'arbitro che ha garantito sulla regolare conclusione della partita dopo l'infortunio all'assistente dell'arbitro

L'assistente di gara dopo l'infortunio.

LECCE - Per il verdetto in secondo grado bisogna attendere ancora qualche giorno: i giudici della Corte d'appello federale assumeranno una decisione sul ricorso della Casertana (e anche su quello, di segno contrario, del Lecce) verosimilmente la prossima settimana e per questa dilazione il pareggio con il Lecce del 26 gennaio scorso resta dunque sub judice.

Il club campano ha chiesto la sconfitta per 3 a 0 dei giallorossi per l'impiego del magazziniere  come assistente dell'arbitro. Come da regolamento, dopo l'infortunio di uno dei guardalinee designati, ciascuna squadra mise a disposizione un elemento della propria panchina. La partita si concluse con il risultato di 1 a 1, che era quello maturato al momento del forfait. Il giorno successivo la Casertana preannunciò la presentazione del ricorso nel quale ha cercato di dimostrare che il ricorso del Lecce al proprio collaboratore, inserito nella distinta di gara come componente della cosiddetta panchina aggiuntiva, non poteva essere considerato regolare perché la posizione del magazziniere in questione non è assimilabile a quella di un tesserato, come richiesto dall'articolo 63 delle norme organizzative interne della Figc.

Nel verdetto in prima istanza, il giudice di Lega Pro, Pasquale Gravina, riconobbe la buona fede del Lecce e, soprattutto, la regolarità della partita così come attestato dal referto supplementare dell'arbitro Paolini che peraltro aveva esplicitamente detto alle due panchine che avrebbe deciso da solo senza tener conto delle indicazioni dei due supplementi, la cui presenza era necessaria solo da punto di vista formale. Ma anche in primo grado fu necessaria un'attesa supplementare dal giorno della discussione: nel calcio professionistico, infatti, non ci sono precedenti del genere e nemmeno il quadro normativo è di pacifica interpretazione. 

Sta di fatto che quel dispositivo, che accoglieva solo in parte le ragioni della Casertana, ma non nella parte principale, non è piaciuto al sodalizio campano che punta dritto alla vittoria a tavolino e nemmeno al Lecce che ha contestato la sanzione dell'ammenda (di 5mila euro) non per la rilevanza economica della somma, ma per mettere in discussione le ragioni stesse che la giustificano e cioè il riconoscimento di una irregolarità per quanto commessa in buona fede.

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