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Corvino a tutto campo: "Mai dato tanto a un club come quest'anno"

Il direttore dell'area tecnica del Lecce ha affrontato una serie di nodi: dalla guida tecnica della prima squadra alla vicenda di Pettinari, fino al settore giovanile

Corvino tra Adamo e Sticchi Damiani, in conferenza.

LECCE - "In più di 40 anni di carriera non ho mai dato tanto a un club". Pantaleo Corvino, direttore dell'area tecnica del Lecce, ha esordito così nel corso della conferenza stampa con cui la società ha annunciato le linee guida per la prossima stagione. Un riferimento chiaro agli sforzi compiuti sin dal giorno del suo ritorno professionale nel Salento e all'amarezza per aver mancato un obiettivo anche a livello personale: fino a quest'anno, infatti, gli era sempre riuscito - tre volte su tre - di riportare la sua squadra in A dopo appena un anno di cadetteria. Ma, oltre alla gloria, il perso della promozione solo sfiorata, ha rimarcato, significa operare con un budget di circa 8 milioni invece che di 50.

Corvino ha approfittato di alcune domande per replicare di petto alle critiche che gli sono state fatte, sia da addetti ai lavori, sia da alcuni tifosi, come quella per cui nel settore giovanile ci sarebbero troppi stranieri. Corvino ha voluto rivendicare un ruolo nella storia della società, ricordando che dopo la gestione di Attilio Adamo e quella di Mario Russo il settore giovanile del Lecce ha vissuto una fase esaltante proprio sotto la sua supervisione, durante la quale sono stati conquistati sette titoli nazionali. Il direttore sportivo ha quindi chiesto, retoricamente, se qualche giovane proveniente dal vivaio fosse approdato in serie A dopo la sua prima esperienza nel Lecce, citando Rosati, Rullo, Esposito, Ledesma, Vucinic, Konan.

Ma, a differenza dei precedenti cicli che risalgono a epoche in cui il calcio viveva in una dimensione provinciale, il suo, ha spiegato, si è sviluppato quando il calcio era già globalizzato. Con un modello adatto ai tempi, ha aggiunto, bisogna continuare a lavorare: "Io guardo sempre in casa, poi dietro l'angolo di casa e poi lontano per trovare potenzialità che devono diventare qualità. Il settore giovanile per noi ha un valore strategico".

Dal tono polemico il passaggio sulla vicenda relativa all'attaccante Stefano Pettinari, di cui tanti invocano la riconferma in ragione dell'apporto importante dato alla causa del Lecce nel girone di ritorno, una volta terminate le turbolenze dovute alle aspettative di trasferimento che il calciatore aveva (dopo aver rifiutato una proposta del club giallorosso per un accordo triennale, come aveva rivelato Sticchi Damiani poco prima): non c'è nessun mistero se non farà parte del Lecce del prossimo anno, ha detto Corvino, ma solo delle valutazioni fatte anche in base ai numeri. Il direttore, al proposito, ha fatto un parallelismo con Stepinski, avendo come riferimento il numero di gol fatti e di presenze in maglia giallorossa: i dati sono a favore del polacco eppure, ha fatto notare, nessuno sembra preoccuparsi di lui (in prestito dall'Hellas Verona). 

Un altro capitolo è stato quello dedicato agli allenatori: se la scelta di Corini, ha ricordato, è stata fatta in tempi ridotti dopo la rottura con Liverani avvenuta a ridosso della data stabilita per il ritiro, puntando comunque su un tecnico i cui trascorsi davano determinate garanzie, quella di Baroni è maturata nei tempi giusti con la formula di un anno di contratto più l'opzione sul successivo. Corvino ha fatto qui ricorso alla metafora del findanzamento che precede un eventuale matrimonio, per spiegare la volontà reciproca di fare un passo alla volta. Una formula che, evidentemente, non aveva potuto adottare con Corini.

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