Domenica, 25 Luglio 2021
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Giocatori a rapporto: "A Torino solo chi vuole entrare nella storia"

Campionato agli sgoccioli, Lecce sull'orlo del baratro, ma Serse Cosmi prova a caricare l'ambiente. "Mi bastano 14 uomini che abbiano la forza di dare ancora di più". Sulla Juve: "Un rendimento oltre ogni aspettativa"

LECCE - Se lo starà chiedendo anche lui, Serse Cosmi, se riuscirà a rimuovere in 48 ore le macerie psicologiche franate sul Lecce dopo la Caporetto contro il Parma. Dall'occasione per la resurrezione definitiva all'anticamera dell'inferno, tutto in 90, sciagurati, minuti. Adesso, di capolavori ne servono due: non solo quello sportivo, nelle ultime tre giornate di campionato, ma soprattutto quello degno del miglior psicologo alla prese con una depressione collettiva. L'allenatore dei giallorossi non ci sta a issare bandiera bianca e del resto la matematica è ancora dalla sua parte. Questione di numeri, sì. Anche un punto, ieri, avrebbe messo la truppa giallorossa in condizione di essere arbitro del proprio destino. Ed invece l'occasione fallita è clamorosa, come ha ammesso lo stesso Cosmi nella conferenza del day after.

"Sono state profetiche le mie parole dette appena arrivato a Lecce", ha ricordato il tecnico cercando anche di sdrammatizzare il momento assai delicato: "Se riusciremo in questa impresa - dichiarò quando il destino dei giallorossi pareva già irrimediabilmente compromesso - sarà all'ultimo secondo dell'ultima giornata. E i ragazzi mi hanno preso in parola".  Non si sente tradito dalla prestazione di ieri e questo lo sottolinea: "La mia delusione è la stessa dei ragazzi". Qualche riferimento alla gara di ieri, uno sulla condizione atletica, l'altro su Bertolacci. "In campo ho mandato Miglionico che non giocava da due partite, Di Matteo che aveva giocato uno scampolo di partita contro il Napoli e Bertolacci che non aveva giocato proprio", come a dire che di più non si poteva fare. 

Avrebbe dovuto giocare anche Corvia ma l'infortunio nella fase di riscaldamento ha costretto Cosmi a modificare in extremis i suoi piani: "Perché Muriel e non Seferovic?", chiede a se stesso sostituendosi ai cronisti: "Perché Seferovic era già in tribuna e come si faceva a catapultarlo subito in campo? Certo, su Muriel qualche dubbio lo avevo, altrimenti sarebbe stato inserito in formazione". Il colombiano, sul campo, ha dimostrato di non esserci: "Pesante sulle gambe, troppo stanco?", la domanda. "Pesante e basta", la risposta. Capitolo Bertolacci: "Non tutte le partite si svolgono come uno pensa. Le cose migliori le ha fatte all'inizio, sulla trequarti, giocando come sa, ma poi è stato risucchiato troppo indietro dalle giocate di Valiani e Jonathan". 

Contro la Juve di Antonio Conte, che già respira l'aria di tricolore, rientrerà Cuadrado, ma mancherà Esposito per squalifica. Al di là delle disponibilità, però, il nocciolo della questione, oramai, sta nella testa: "In questi due giorni guarderò soprattutto negli occhi dei calciatori, per capire chi ha la mia stessa consapevolezza di poter entrare nella storia di questo campionato. Non so quante possibilità abbiamo, ma quelle che sono ce le giochermo tutte. Per fare una grande partita mi bastano 14 uomini, non uno di più, che trovino la forza di dare ancora di più rispetto a quello che hanno già dato". Che non è poco, aggiunge Cosmi: "Questo gruppo ha comunque fatto qualcosa di importante e mi fa piacere che, nonostante le due sconfitte interne consecutive, il pubblico abbia applaudito dimostrando grande attaccamento e passione".

"La nostra classifica ci impone il massimo - commenta Cosmi - e questo senza considerare troppo il valore dell'avversario, che nel caso della Juve è sotto gli occhi di tutti: un solo gol preso nelle ultime otto gare e un rendimento impressionante, non so se oltre le loro stesse possibilità". Prima di chiudere, un'ultima esortazione al suo spogliatoio: "Sono queste le partite in cui chi ambisce a giocare a certi livelli deve dimostrare il suo valore".

 

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