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Di Francesco a Lecce, consapevolezza e determinazione

Presentato il nuovo tecnico dei giallorossi. Del suo staff farà parte anche Lorieri. "Zeman è inimitabile", ha detto a proposito del suo credo tattico. In conferenza c'era solo il ds Carlo Osti

Eusebio Di Francesco e Carlo Osti (foto di Giulio Paliaga).

LECCE - C'erano altri tre titoli possibili: il primo, L'attimo fuggente. Il secondo, Sapore di intesa. Sarebbero state queste due banali citazioni ma avrebbero rispecchiato bene il senso delle poche ma convinte parole pronunciate dal nuovo tecnico del Lecce, Eusebio Di Francesco (del terzo si dirà dopo). Il tecnico originario di Pescara è stato presentato oggi pomeriggio al Via del Mare, insieme ai componenti dello staff tecnico che si è portato dietro dall'Abruzzo. Si è legato ai colori giallorossi per due stagioni.

"Io vivo di sensazioni, anche di intuito", ha detto l'allenatore del Lecce a proposito delle motivazioni che lo hanno spinto ad accettare la proposta del direttore sportivo Carlo Osti e di Claudio Fenucci, che ha incontrato la scorsa settimana a Milano. "Mi ha convinto il modo di fare dei dirigenti, il fatto che mi abbiano fortemente voluto, scegliendo me all'interno di una rosa molto ampia di nomi". Del resto, di "scintilla scoccata per il grande entusiasmo dimostrato da Di Francesco", aveva parlato pochi attimi prima il ds del Lecce. Entrambi hanno ringraziato il Pescara per non aver posto ostacoli al buon esito della trattativa.

Il suo Lecce, lo ha detto esplicitamente, sarà strutturato intorno a quattro difensori e tre centrocampisti, mentre per il reparto offensivo ci saranno delle varianti, a seconda delle occasioni: si potrà giocare con un rifinitore dietro le due punte oppure con tre attaccanti. Nell'ultimo caso, Piatti potrebbe agire da esterno. Come filosofia tattica, non è un mistero, Di Francesco non è un difensivista ma non si vuole nemmeno presentare come uno spregiudicato: "E' l'equilibrio la dote migliore, ma certamente mi piace che le mie squadre facciano un buon calcio".

Inevitabile l'accostamento a Zeman, precisa la risposta: "Lui è semplicemente inimitabile. E' stato un maestro per me, prima di tutto come uomo. Mi ha insegnato cosa sia, nei fatti, la vera cultura sportiva. Dal punto di vista calcistico ho preso da lui ma anche da altri allenatori". Solo un passaggio su De Canio, da cui ha ereditato la guida tecnica dopo una promozione in A e una salvezza sofferta ma decisamente meritata: "Lui ha sicuramente fatto bene, la mia sfida è fare almeno altrettanto. Certo, non è facile misurarsi con chi ha avuto risultati così positivi".

In queste ore Di Francesco sta analizzando la situazione della rosa attuale, dopo di che indicherà al direttore sportivo quali sono le sue necessità dal punto di vista tecnico. Un'idea di massima ce l'ha già: "Credo che servano almeno tre giocatori, considerato anche che io vorrei disporre di due calciatori per ruolo". Partendo da chi? Da Esposito e Tomovic, da Olivera e Di Michele, da Ferrario e Vives, tanto per citare alcuni nomi. "Voglio gente motivata, che sia orgogliosa di indossare questa maglia", ha precisato il tecnico quando ha risposto ad una domanda su Cacia, rivelando di aver provato a chiamare l'attaccante (trovando però il cellulare spento).

Di Francesco si avvarrà della collaborazione di Francesco Tomei come vice, di Danilo Pierini come collaboratore tecnico, di Franco Giammartino come preparatore atletico e di Nicandro Vizoco come addetto al recupero degli infortunati. Dello staff farà parte anche Fabrizio Lorieri che ha trovato l'accordo con la società giallorossa.

Dirigenti assenti, domani l'azzeramento del Cda. Cipollini al posto di Fenucci.

Quella di Di Francesco, tuttavia, è parsa più che altro una scelta di fede, una sorta di investimento sulle proprie capacità e sulla convinzione che il lavoro, alla fine, paga sempre. Tecnico giovane e preparato, il pescarese non poteva infatti dire di no ad un'occasione così ghiotta: esordire sul palcoscenico della serie A, dopo solo tre anni da quando prese in mano le redini del Lanciano, sua prima esperienza da allenatore, nel luglio 2008, non è cosa da poco.

Parlare di progetto o di programmazione, per come stanno le cose ora, sembra fuori luogo: alla presentazione odierna, infatti, la società di via Templari semplicemente non c'era. Cosa abbia rassicurato e convinto Di Francesco a venire a Lecce non si è ben compreso - per questo il terzo titolo possibile sarebbe stato Atto di fede - ma è anche possibile che quello che all'esterno appare come un orizzonte di indeterminatezza e di transizione, sia molto meno vago di quanto trapela. Del resto, il silenzio prolungato della proprietà ben oltre i termini annunciati in conferenza stampa dal patron Giovanni Semeraro, potrebbe suggerire che dietro una calma apparente si sta muovendo qualcosa.

A fare gli onori di casa oggi c'era solo il direttore sportivo Carlo Osti, anche lui un nuovo arrivato. Fenucci è di fatto passato alla Roma mentre domani dovrebbe esserci l'azzeramento di tutte le cariche del consiglio di amministrazione dell'Us Lecce. Al vertice del nuovo gruppo dirigenziale dovrebbe subentrare Renato Cipollini, 66 anni, in qualità di direttore generale: ha già "prestato servizio" a Modena e Ferrara (con la Spal) ed è stato anche presidente del Bologna a partire dal 2001/2002.

Al riguardo Osti non ha voluto proferire parola, così come sul budget che avrà a disposizione per le operazioni di calciomercato. "Noi abbiamo deciso per l'autogestione e siamo convinti di poter allestire una squadra competitiva", si è limitato a dire il direttore sportivo che ha sostanzialmente confermato la cessione di Rosati al Napoli anche se, nonostante quello che dicono nel capoluogo campano, mancherebbe ancora la firma. Accordo raggiunto su una cifra superiore ai 3 milioni di euro.

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