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Di Francesco al bivio, se perde a Napoli la panchina può saltare

Dopo le recenti dichiarazioni del patron Giovanni Semeraro, il tecnico abruzzese sembra non godere più della fiducia incondizionata. Come sempre accade nel calcio, l'allenatore a pagare per primo. Anche per colpe non sue

Eusebio Di Francesco nel giorno della presentazione della squadra

LECCE - Per la prima volta dall'inizio del campionato, Eusebio Di Francesco non terrà la solita conferenza della vigilia. Forse per risparmiare fiato, perchè la strada che porta a Napoli è tutta in salita. Resta il fatto che l'allenatore potrebbe non aver gradito alcune recenti uscite a mezzo stampa che lo hanno riportato nell'occhio del ciclone e per questo ha scelto di interrompere una prassi consolidata. Dopo due sconfitte consecutive - contro Roma e Catania -, il tecnico è di nuovo sotto il fuoco incrociato della critica, di una parte della tifoseria e di alcuni addetti ai lavori. Non è una novità. Le responsabilità tecniche, però, fanno capo ad una sola persona ed è più facile far rotolare una testa sulla ghigliottina nella pubblica piazza piuttosto che scavare a fondo alla ricerca di cause più profonde.

Rispetto alle settimane precedenti - non è che la panchina di Di Francesco sia parsa mai solidissima - qualcosa è davvero cambiata. Lo si è intuito nelle ultime ore, quando dalla voce di Giovanni Semeraro, attraverso canali consueti, è arrivata una sorta di avvertimento che ha messo in discussione l'appoggio incondizionato di cui il tecnico abruzzese sembrava godere da parte della proprietà. Del resto l'ultimo posto in classifica è un segnale che non si può minimizzare: se non arrivano i risultati, qualcosa bisogna pur farla. Per sapere se funzionerà, basta attendere la controprova del campo. 

Se parla il patron c'è da credergli, visto che fu lui a proclamare l'autogestione tre giorni dopo le rassicuranti dichiarazioni del figlio Pierandrea sui nuovi progetti del Lecce post De Canio. Il quale non è andato in Inghilterra a rimpinguarsi le tasche, come in tanti si erano affrettati a dire all'epoca delle sue rimostranze sui programmi societari rispetto al futuro della squadra. Sono quasi sempre finite male le storie d'amore tra gli allenatori e il sodalizio di via Templari: Giampiero Ventura, Delio Rossi, Zdenek Zeman, sono stati gli allenatori al contempo più amati e più discussi  da parte di un pubblico troppo umorale e incline ad essere eterodiretto.

Sotto il marchio Semeraro - va detto senza esitazioni - il pubblico giallorosso si è goduto una sfilza di campionati di serie A come mai nella storia sportiva della città e davanti a questa argomentazione, tanto di cappello. Ma poichè di ricordi non si vive, bisogna lucidamente analizzare il presente, partendo dai numeri. Che, per il momento, danno torto a Di Francesco e inevitabilmente lo pongono sul banco degli imputati. Se da Napoli dovesse poi venire la "sentenza" sulla sua esperienza leccese, non si meraviglierebbe nessuno. Vorremmo soltanto chiedergli se, a conti fatti, rifarebbe la scelta che lo ha portato nel Salento. A Pescara, al suo posto, c'è Zeman e le cose gli stanno andando meravigliosamente. Ironia della sorte.

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