Dinamismo e fisicità: Imbula e Babacar i tonici per cercare il passo della serie A

Calato il sipario sul calciomercato, il Lecce deve ripartire dopo due sconfitte. Per sviluppare il gioco voluto da Liverani servono una buona condizione atletica e convinzione nei propri mezzi

Liverani nella partita contro l'Hellas Verona.

LECCE – Alla fine della lunga sessione estiva del calciomercato è finalmente arrivata la punta centrale per completare il fronte offensivo del Lecce.

Si è chiusa, infatti, sul fil di lana la lunga trattativa per Khouma Babacar, una vera e propria telenovela al pari di quella che si è sviluppata attorno al nome di Burak Ylmaz e che, probabilmente, ha impegnato tempo e risorse che sarebbero potute convergere su altri obiettivi. Per fortuna il tempo delle anticipazioni piene di condizionali, delle fantasiose "esclusive", delle "bombe" di mercato, puntualmente inesplose, è finito e ci si può concentrare sul calcio giocato. Come facevano gli antichi.

Con il 26enne senegalese – sette gol lo scorso anno con il Sassuolo – Liverani potrà provare a dare consistenza e profondità a un reparto che, nelle prime due uscite di campionato, è apparso evanescente e fragile per deficit di centimetri e peso.

Con Babacar, Lapadula, Farias, La Mantia e Falco l’assortimento c’è, ora bisogna attendere di valutare l’affidabilità. I primi tre, infatti, appartengono, in un certo senso, al girone degli incompiuti: calciatori di buoni fondamentali che, per i più svariati motivi, non sono mai veramente esplosi. Se lo avessero fatto, d’altra parte, non sarebbero a Lecce a cercare la continuità di rendimento per una definitiva consacrazione (Babacar ha 26 anni, potrebbe ancora farcela) o per un riscatto.

L’arrivo del senegalese era stato preceduto da quello di Giannelli Imbula, il centrocampista 27enne franco-congolese che, dopo due belle stagioni all’Olympique Marsiglia ha perso un poco la ricorsa tra Porto e Stoke City per poi ritrovarsi, almeno parzialmente prima a Tolosa e poi con il Rayo Vallecano (seconda categoria spagnola). Entrambi i calciatori garantiscono fisicità e dinamismo, qualità di cui il Lecce ha dimostrato di avere disperato bisogno, essendo andato in sofferenza sia contro l’Inter che contro il Verona quando gli avversari hanno tenuto un ritmo alto. Da questo punto di vista il passo in avanti compiuto con queste operazioni di mercato appare evidente, anche se per adesso solo sulla carta.

Da mercoledì, quando la squadra si ritroverà per la ripresa degli allenamenti, Liverani potrà lavorare sulla versione definitiva di un organico che almeno fino a gennaio non subirà mutamenti. Nei dieci giorni che precedono la trasferta di Torino (i granata sono a punteggio pieno) il tecnico romano proverà una prima quadratura per dare convinzione e condizione a una squadra che si è rivelata non adeguatamente coriacea nell’atteggiamento e ancora indietro, in molti suoi elementi, dal punto di vista della tenuta atletica.

Solo quando le gambe gireranno a un regime accettabile per 90 minuti il Lecce potrà far vedere quanto vale: la strada scelta da Liverani e condivisa dal club è quella di cercare i punti attraverso un atteggiamento propositivo: palla a terra, sovrapposizioni, velocità di esecuzione della manovra e ripiegamenti ordinati e compatti senza perdere il collegamento tra i reparti. Per fare tutte queste cose insieme la prima cosa che serve è la benzina nella gambe, la seconda la convinzione di poterle fare.

L’allenatore del Lecce si è dato una decina di partite prima di poter trarre un giudizio assennato: ci vuole tempo per assemblare tutte le parti e coordinare i meccanismi. Questo vale sempre, e ancor più per una neopromossa che è stata ampiamente rinnovata.

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