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Doping: Cottafava, stagione salva; 4 mesi a Palaia

Ieri la sentenza della Corte di Giustizia Federale. Si riconosce il pregresso del calciatore; per il medico sociale, pena che sale da 2 a 4 mesi. Ma per il suoi legale è comunque una vittoria

Sospiro di sollievo nell'Unione sportiva Lecce. Il timore era che Marcello Cottafava potesse rischiare di saltare buona parte della prossima stagione e che il medico sociale, Giuseppe Palaia, dovesse praticamente dire addio alla sua carriera. Una carriera professionale limpidissima e che rischiava di essere macchiata a causa di una vera e propria leggerezza. Ma la sentenza della Corte di Giustizia Federale, giunta nel tardo pomeriggio di ieri a seguito del ricorso della Procura antidoping, chiarisce l'intera situazione: per Cottafava la squalifica risulta ormai scontata al 15 luglio. E' stato quindi riconosciuto il pregresso, ma il difensore centrale potrà ricominciare la stagione senza problemi. Da due a quattro mesi, invece, sale la squalifica per il medico sociale Palaia. Sostanzialmente una vittoria, per il legale che difende il professionista. "Sono soddisfatto - esulta Saverio Sticchi Damiani - perché si riconosce la mia tesi sulla vecchia norma, che risultava gravare in modo eccessivo sui medici sportivi, rispetto agli atleti: il rischio era che si potesse arrivare a due anni di squalifica. Dunque, si crea un precedente importante in materia legale". Ma prima di avere notizie, l'attesa è stata estenuante. Due ore di confronto con otto giudici, poi la sentenza poco dopo le 18.

Come già evidenziato in occasione della prima sentenza, quella della Commissione federale del Coni, la lista delle sostanze proibite include quelle categoricamente vietate (come gli anabolizzanti), e quelle specifiche, che non sempre hanno un effetto dopante e che spesso sono parte della composizione chimica di medicinali da banco (è esattamente l'esempio del Tuaminoeptano, contenuto nel Rinofluimucil usato da Cottafava per curare una rinite, sotto prescrizione di Palaia). In questi casi, per gli atleti si fanno distinzioni sostanziali: pene severissime per chi adotta le prime e molto più basse per le seconde, talmente basse che a volte il tutto si risolve con una nota di biasimo.

Nel medico sortivo non esiste però questa distinzione e ciò, nel caso di questo processo, avrebbe rischiato di generare una discrepanza eccessiva fra un'assoluzione totale (Cottafava) ed un'eventuale condanna a due anni di stop a Palaia. Da qui era provenuta la decisone di una sospensione equa, giudicata nei termini di due mesi, ovvero il giusto mezzo fra la pena di un anno e la semplice nota di biasimo. Ora si arriva da due a quattro mesi, ma una cosa è certa: non c'è paragone rispetto al rischio dei due anni di stop, che sarebbe senz'altro risultata sproporzionata rispetto al fatto reale. Parlare di doping, in un caso del genere, sarebbe eccessivo. Non c'era infatti alcuna volontà di alterare le prestazioni del calciatore. Tanto più che si sta parlando di un comunissimo mucolitico.

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