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Tritium, Feralpisalò, Virtus Entella. Resurrezione fa rima con provincia

Al momento, la realtà condanna il Lecce al girone A della Lega Pro. Dai campi delle nobili decadute a quelli di club sconosciuti ai più, ecco le geografia calcistica dalla quale può passare la rinascita del calcio giallorosso

Delvecchio guida il primo allenamento di quest'anno (foto di Giulio Paliaga)

LECCE – La geografia del girone A della Lega Pro è un intreccio tra le suggestioni storiche e gli spazi sconfinati dell’ignoto, calcisticamente parlando. Dalle nobili decadute, Cremonese, Como, Reggiana, Treviso ai club che il tifoso leccese fa fatica ad associare ad un luogo come Sudtirol, Virtus Entella, Feralpisalò, Tritium. Fate la prova e dite la verità.

Eppure è la realtà nella quale, almeno per il momento, è inserita la stagione agonistica dell’Us Lecce dopo il respingimento del ricorso da parte della Corte di giustizia federale che ha dunque confermato l’esclusione dal prossimo campionato di serie B. Tra ipotesi di complotto, per le quali la sentenza era scritta a tavolino e pessimismo cosmico, qualcuno deve pur fare i conti con i fatti e preoccuparsi di affrontarli nel miglior modo possibile.

Non tutte le speranze sono perdute, e sia la società che l’ex vice presidente hanno il diritto (ma anche il dovere) di espletare tutti i gradi di giudizio, quantomeno nell’ambito sportivo. Soprattutto in virtù di un impianto accusatorio che con il passare delle settimane ha perso due dei suoi capisaldi: la generale attendibilità di Andrea Masiello e l’estraneità a qualsiasi comportamento irregolare di Giuseppe Vives, indicato come l’ufficiale di collegamento che avrebbe certificato la riuscita della combine.

Ma la giustizia sportiva, lo si è detto infinite volte, non è quella ordinaria e una serie di circostanze indiziarie possono valere come una prova schiacciante. Del resto e’ sempre opportuno, per chi non ha accesso completo alla documentazione, astenersi dai toni perentori quando non demagogici. Poi ci sarà sempre qualcuno pronto ad indicare i magistrati – e perché no, i giornalisti – come gli artefici di un ordito oscuro, ma fa parte delle regole del gioco. Come quelle che vanno accettate, senza sceneggiate, non perché siano necessariamente giuste ma per il fatto stesso che ci sono.

Il calcio è malato, lo sanno anche i muri. E i muli. Pensare dunque che gli organi che lo amministrano e ne regolamentano l’attività siano immuni dall’imperfezione – trattasi di un eufemismo – è da fessi, ma starci dentro significa anche questo: subire a testa alta l’onta di un’esclusione, dopo quella di una retrocessione maturata sul campo, e trovare subito la forza per ripartire, con uno spirito diverso.

Chi ha negli occhi lo splendido spettacolo dei tifosi giallorossi in tripudio nonostante sul campo fosse maturata la sconfitta decisiva (Lecce – Fiorentina) non può temere di finire a Bolzano, Chiavari, Salò, Trezzo sull’Adda (Milano). Il pubblico salentino ha già riabilitato la genuinità della sua fede, prima ancora dei verdetti. Allora se Lega Pro deve essere, dopo averle provate tutte, che sia un campionato da dominare come fece il Lecce di Semeraro e Ventura quasi venti anni addietro. Si aprì un ciclo sui terreni bollenti del girone B della serie C1, se ne può aprire un altro sui campi sconosciuti della provincia ligure, lombarda e piemontese. Anche lì, in fondo, ci saranno dieci giocatori pronti a mandare il pallone in rete nella porta avversaria e uno disposto a tutto pur di non lasciar passare la sfera alle sue spalle.

Chi non ci sta lo dica subito. E forte, perché tutti sentano. E se volete conoscere zone del Belpaese che ancora non compaiono nel vostro curriculum scaricate (sotto questo testo) il calendario delle partite. Chissà che non vi torni utile.

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