Festa dei nonni, il post commovente dell'Us Lecce: "Con noi anche da lassù"

Dal club giallorosso un omaggio per chi ci ha fatto muovere i primi passi nel mondo del calcio e del tifo. Nel segno dell'appartenenza a una fede che unisce le generazioni

La Curva Nord (foto Chilla).

LECCE - Nel giorno della Festa dei Nonni, l’Us Lecce ha inserito sulla propria pagina facebook un post molto indovinato e, soprattutto vero: “Auguroni a tutti nonni giallorossi che ci hanno insegnato ad amare il nostro Lecce e che per la prima volta ci hanno portato allo stadio... e a quelli che da lassù continuano a tifare con noi! Vi vogliamo bene”.

In quelle poche parole, in fondo, c’è la storia di tanti di noi, introdotti nell’affascinante ma caotico mondo del calcio e del tifo dall’abbraccio rassicurante del nonno: i nomi dei calciatori, le prime spiegazioni sulla tattica e sul regolamento, i codici di comportamento all'interno di quello stadio che, ironia della sorte, fu inaugurato proprio il 2 ottobre (1966).

Capitolo a parte i rituali scaramantici: l’auto parcheggiata sempre allo stesso posto – quando si trovava già occupato era tangibile disappunto -, il medesimo gradone anche se la numerazione di posti era un optional e i cuscini che non dovevano mai mancare. Quasi non si conteneva la voglia di andare allo stadio e tutta l’organizzazione familiare girava intorno a questo. Allora era sempre domenica: la pasta al sugo e le polpette, in orario milanese perché una cosa era certa: si doveva uscire di casa con un anticipo spaventoso rispetto all’orario di inizio. Non per particolari motivi legati al traffico, ma perché c’era tutto un sapore particolare nell’avvicinarsi, pezzo dopo pezzo, all’ingresso delle squadre dal sottopassaggio. Il gelato al limone prima di entrare nell’impianto, il gusto dell’attesa, la lettura dei primi giornali, le chiacchiere con i vicini.

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Ciascuno ha i suoi ricordi intimi: la prima volta che il nonno mi portò allo stadio, in Curva Nord, non c’era ancora l’anello superiore. Molto ingenuamente gli chiesi se dall’altoparlante avrebbero fatto la telecronaca, perché così mi ero abituato, seguendo le dirette delle coppe o i servizi sul campionato alla Rai. Da adulto mi sono ritrovato a essere io stesso a raccontare le partite del nostro Lecce e mi piace pensare che sia soprattutto merito del “dono della fede” che mi ha fatto.

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