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Guardate come naufraga la sicurezza con le nuove leggi

Stadi sicuri? C'è da ridere. Le nuove normative, per paradosso, portano oggi a situazioni che non si verificavano neache negli anni '60. Osservate cos'è accaduto durante Lecce-Juventus. Chi ha colpa?

Guardate la cinta che rotea. Gli stadi per famiglie. Vi spiace se rido?

Dicono che vogliono rendere gli stadi luoghi per famiglie. Dicono che hanno fatto nuove leggi, che si sta usando il pugno duro contro la violenza. Scusate, se sorrido (non mi vedete, ma lo sto facendo). Non ho figli, e di certo, rivedendo questi video e riassaporando la tensione vissuta, allo stadio, oggi, non dico che non ci porterei la mia ragazza, dico che non ci porterei mio zio cintura nera di karate. Probabilmente, prima o poi non ci andrò più neanche io, che ho centinaia di trasferte alle spalle e oggi piene le palle. Passatemi il termine. Non ho metafore, mi dispiace. Ho finito più o meno a 27 anni di fare i lunghi viaggi a spasso per l'Italia, quando mi sono immerso completamente nel lavoro, e nella mia vita sono cambiate tante altre cose.

Oggi di anni ne ho 33. Fino ad allora, ero passato sotto fitte sassaiole, mi erano scoppiati i vetri in faccia nei treni presi d'assalto, avevo schivato bombe carta, mi ero trovato in mezzo a gemellaggi rotti (non ve lo auguro mai), inseguito da centinaia di persone con altri dieci sventurati fra le vie di una città mai vista prima da allora. Fuori. Perché ho sempre messo in conto, di una trasferta, che il luogo più sicuro fosse proprio lo stadio. Nel settore ospiti. E sottolineo: ospiti. Quello a me assegnato. Al limite, lì ti becchi una monetina sul cranio (oggi non più, con la crisi attuale, chi le tira più le monete?). Il problema era arrivarci, nel settore, spaccare la città in auto, con il pensiero, magari, di fare una strada sbagliata o di entrare per errore a "cambiare l'acqua" nel bar della tifoseria avversaria. E' successo anche questo. Fuori. Appunto.

Ma quello che ho visto oggi, non l'ho mai visto in vita mia. Non l'ho visto quando dalle poltrone degli italici baracconi del chiacchiericcio televisivo dei Vip, i talk-show dei soloni che sanno tutto e che in realtà non sanno proprio un bel niente, urlavano e strepitavano. Non l'ho visto quando non c'erano queste nuove leggi, che sinceramente non ho capito. E scusate il mio fallimento giornalistico: non ve le so spiegare. Avevo già seri dubbi fino a ieri. Oggi, ci rinuncio del tutto. Oggi, di fronte alla cronaca di una domenica di follia, mi chiedo, piuttosto, se non vi siano dei responsabili da perseguire, che non siano proprio gli ultras, o tifosi, o supporter o come diavolo li volete chiamare che vedete nei video e nelle foto. Perché io non me la prendo con loro, e non me la prendo con chi stava dietro di me e rispondeva al "fuoco" in una sequela infinita di insulti. E non me la prendo manco con me stesso, che qualche "vaffanculo" l'ho lanciato. Mica sono di sasso, oh! C'ho sangue che mi scorre nelle vene, che credete?

Ho tolto l'audio ai video perché è meglio così. Credetemi sulla parola.

No, non me la prendo con chi stava lì, ma con chi ha permesso che stessero lì, chi ha permesso che gruppi ultras, con tanto di striscioni al seguito, potessero sostare in mezzo ai tifosi locali. Con il Milan, tra i vari settori, c'erano molti tifosi rossoneri. Fatemelo dire, però: famiglie, sbarbatelli, persone più o meno tranquille. Oggi, i salentini sostenitori del Lecce, molti dei quali abbonati, entrando in Curva Sud, hanno trovato una sorpresa a dir poco inaspettata. Al loro posto, nutriti gruppi di juventini provenienti da ogni parte d'Italia, e anche piuttosto agguerriti. Sottolineo: da più parti d'Italia.

Ora, io scelgo di abbonarmi, e di farlo in un settore popolare che - checché ne dica "qualcuno" - non costa manco poco, e nel quale desidero stare tranquillo. Se volessi cantare ad oltranza, me ne andrei alla Nord. Ma oggi non ho l'età, soprattutto non ne ho più la voglia. Viva i ragazzi della Nord, vi amerò per sempre, e vi sosterrò per sempre, ma io (parlo di me e di chi oggi la pensa come me) voglio stare dove sto. In Curva Sud. Dove ci sono sfegatati del Lecce che cercano di godersi 90 minuti in grazia di Dio. Non sono ultras, sono padri con i figli, coppie, gruppi di amici che s'incontrano la sera al pub e che il giovedì giocano a calcetto. Chiamateci sfigati. Bene, a me, sfigato, hanno detto che se mi abbono, danno un posto, ed io, che sono abbonato, voglio quel posto per tutto l'anno. Io sto pagando per quel posto. Nessuno me lo deve togliere. Io lo pretendo. Io pretendo un mio diritto di consumatore. Spero che le associazioni dei consumatori prendano atto di quello che sto scrivendo.

Pensate a cosa è accaduto quando decine e decine di persone sono entrate ed hanno visto mezza curva occupata da gruppi bianconeri, con striscioni ed altro. Perché stavano lì? Come mai non erano nel settore ospiti? E soprattutto, chi c'era a tutelare il rispetto delle regole? Pochi steward, senza mezzi. Per interminabili minuti è accaduto qualcosa di inaudito, una di quelle cose che non succedevano neanche negli anni '80 e '90, a meno che non si spaccasse il vetro divisorio (fino a quando è esistito: ricordate le gare con Brescia e Avellino?) e ci s'incontrasse a metà strada per un "sano" scambio d'opinioni. Oggi è successo qualcosa di inaudito, ripeto: diversi gruppi sono venuti a contatto. Elettricità.

Badate bene. Se dico contatto, intendo dire faccia a faccia, braccia su braccia, corpi su corpi, occhi negli occhi. Io, all'interno di uno stadio, fino ad oggi, non mi ero mai trovato faccia a faccia con gli ultras avversari, neanche nei derby con il Bari o in certe trasferte in Campania, in serie C, dove tutto esiste, tranne che l'ordine costituito. Ecco invece, senza alcuna protezione, i leccesi da una parte che reclamavano il proprio posto, gli juventini dall'altra che non volevano recedere di un passo. Un piccolo "parlamento", con parole grosse e pure qualche spintone, in cui tutti volevano avanzare le proprie ragioni (ho detto "parlamento"? Forse ho esagerato: nel nostro Parlamento si usano metodi meno civili: smentitemi, se ne avete le prove). Tutto questo, ripeto, con pochi steward che non sapevano letteralmente che pesci prendere e altrettante poche forze dell'ordine, tra polizia e carabinieri, che probabilmente non avevano neanche precise direttive. E le quali, beninteso, non hanno colpe. Sono stati diversi leccesi a chiedere che intervenissero, per evitare che la situazione degenerasse. E probabilmente loro tutto volevano, tranne che trovarsi in mezzo a quella follia. "Pensate anche a noi", mi ha detto un carabiniere: "Tra incudine e martello". Che vuoi che ti dica? Un po' ti capisco.

E così è stato. Perché ad un certo punto la tensione è salita alle stelle, e, udite, udite, in Curva Sud sono davvero arrivati carabinieri e poliziotti in tenuta antisommossa a dividere le opposte fazioni. Roba da anni '60 (sì, retrocessi dagli '80 ai '60). Ma dove siamo, nel mezzo di Millwall-West Ham United? Quando c'era diverso spazio nel settore ospiti, dove far accomodare quantomeno le frange più estreme. Certe scene, signori, non si vedevano da secoli. Nell'era dei biglietti nominali, dove il mio ingresso in uno stadio passa sotto il setaccio di un tornello che scandaglia un codice a barre, ecco come va a farsi friggere la sicurezza di migliaia di persone. Mi sembra evidente che in qualche modo si riesce ad aggirare l'ostacolo.

Come?

Ho le mie idee in proposito. E credo che tutti possiamo farci un'idea in proposito. Mi auguro ora che queste idee convergano in un esposto, come si è deciso fra diverse persone (abbonati, soprattutto) all'interno dello stesso stadio, per fare luce su questo sconcertante episodio. Ed impedire che avvenga nuovamente qualcosa di simile. Perché qualcuno avrà la responsabilità di tutto questo. Oh, sì. Qualcuno deve averla. Per forza. Quasi nulla avviene per caso.

E allora, spiegatemi: come e perché circolano tanti biglietti anche per le frange più dure delle tifoserie avversarie in un settore dove dovrebbero trovare posto i locali? Com'è possibile che si entri in contatto diretto fra tifosi avversari in uno stadio, oggi, dopo tutte le misure che sono state assunte, con Osservatori (ma cosa osserva, dove osserva?!) e altri organi dai nomi lunghi e pomposi, che sanno tanto di spreco di danari pubblici "a buecchiu", come diciamo da queste parti? Dobbiamo attendere che si verifichi qualche dramma perché qualcuno si renda conto che queste leggi, piuttosto che contrastare la violenza, rischiano pericolosamente di amplificare le situazioni di tensione? Vi avevo già raccontato la storia dei leccesi a Milano, in casa dell'Inter. Dato che non si può acquistare il biglietto per il settore ospiti in nessun altro posto, se non nella città di provenienza, centinaia di salentini residenti al Nord (viva la diaspora di cervelli e di lavoratori, via l'Italia, signori!) hanno dovuto fare il biglietto di altri settori, mescolandosi con gli interisti. A voi sembra una cosa sensata?

A me sembra una cosa priva di alcun senso logico.

Assolutamente.

Come un invito a nozze allo scontro.

E ammettiamo che centinaia di persone, provenienti dalla Puglia non avessero altro modo per vedere la Juventus, se non arrivare a Lecce ed acquistare un tagliando di Curva Sud (quello che è sicuramente successo); com'è che campeggiavano anche gli striscioni dei gruppi residenti al Nord? Già nel primo caso, esiste una stortura di base, perché la situazione mette l'acquirente del biglietto a rischio personale, o, nel caso si tratti di un facinoroso, gli consente di entrare in mezzo alla tifoseria di casa e provocare disordini. Nel secondo, vi vedo qualcosa di assolutamente distorto. Molto distorto.

Io, abbonato, in Curva Sud, in mezzo a gente che imprecava, a cinghie che roteavano in segno di battaglia, muso a muso con gli ultras avversari senza volerlo, ma obbligato, perché qualcuno ce li ha messi lì, ora chiedo una spiegazione. Un amico avvocato mi ha detto: "E' una battaglia persa". Bene, perderò questa battaglia, ma con l'onore di chi, sapendo di essere nel giusto, esige una risposta. Vera. E seria.

Forse non l'avrò mai. Ma la domanda la pongo o stesso, da cittadino: chi ha colpe?


Qualcuno deve pagare, per questo.

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