Half marathon della Grecìa Salentina, dominatori assoluti Buttazzo e Boellis

Un viaggio nel cuore di una terra antica come il tempo, tra storia, leggende, resti megalitici di specchie, dolmen, menhir, monumenti e una lingua dal fascino seducente e dal suono ammaliante: il griko. La sedicesima edizione della "Half marathon della Grecìa salentina" ha condotto i podisti in cinque comuni della Grecìa

LECCE – Kalos irtate. Un viaggio nel cuore di una terra antica come il tempo, tra storia, leggende, resti megalitici di specchie, dolmen, menhir, monumenti e una lingua dal fascino seducente e dal suono ammaliante: il griko. Ventuno chilometri nel cuore della Grecìa salentina, sulle tracce della Magna Grecia, culla di civiltà e incontro di razze, culture e popoli. All’ombra della meraviglia cinquecentesca del Castello de’ Monti, a Corigliano d’Otranto (Koriàna), sono stati circa 800 gli atleti al via della gara che ha, di fatto, chiuso la stagione podistica salentina del 2014. Bellissimo il percorso disegnato dall’Atletica amatori Corigliano con il patrocinio del comitato provinciale Fidal di Lecce, e la preziosa collaborazione di Cronogare. La sedicesima edizione della “Half marathon della Grecìa salentina” ha condotto i podisti in cinque dei novi comuni della Grecìa.

Partenza, come detto, dalla nobile Corigliano, poi giù verso Melpignano, attraversando l’imponente piazza antistante all’ex chiesa e convento degli Agostiniani (un capolavoro architettonico progettato dell'architetto leccese Giuseppe Zimbalo), dove ogni estate si tiene il concertone finale della Notte della Taranta, e piazza San Giorgio, antica sede di un importante mercato caratterizzata dai suoi portici con volte a botte circolari. Terza tappa nel fascino e le origini leggendarie di Castrignano dei Greci (Kastrignàna), dove sull’imponente castello, “fortis indomitu”, troneggia un’iscrizione dal carattere sinistro: “procul Thaumantia proles dulcior cum pulvere palma ne quid invita Minerva (state lontano, figlie di Taumante; la palma della vittoria è più dolce con la polvere, affinché tu non faccia niente contro la volontà di Minerva), che sembra rivolta ai guerrieri-podisti. Poi la preistorica Martano (Martana), sull’antica via romana Traiana Calabra (che collegava Brindisi a Lecce e Otranto). Da Martano a Zollino (Tzuḍḍinu), la piccola Soleto, con il sole a fregiarne lo stemma e la chiesa bizantina dei Santi Pietro e Paolo apostoli. Infine il ritorno in salita a Corigliano, attraversando l’antica Porta Sud, conosciuta come Caporta (dal griko cau+porta, “porta sud”), sormontata dal motto: “invidia inopia fa”, un invito sempre valido contro l’invidia, che ha condotto gli atleti all’ arco meno nobile ma più glorioso dell’arrivo.

Dominatore assoluto della gara e primo a tagliare il traguardo è stato Giammarco Buttazzo, grande campione e mezzofondista salentino dell’Atletica Casarone Noceto, capace di vestire in più occasioni la maglia azzurra. Buttazzo ha chiuso la gara con un fantastico 1.08.29. Dietro di lui, a contendersi il secondo gradino del podio, Giovanni Miola (del Martahon club Statte) che con un 1.12.38 ha preceduto un altro campione locale: Cristian Bergamo del Cus Lecce. Tra le strade della sua Grecìa salentina (è originario di Calimera) Bergamo ha realizzato il personal best con l’ottimo 1.13.14. Poi Daniele Miccoli della III Regione aerea (1.15.18) e Antonio Vitali dell’Atletica Capo di Leuca (1.16.07).

Tra le donne successo di un’incontenibile Luana Boellis (Atletica Gallipoli), capace di chiudere in 1.23.52 e precedere l’altra campionessa Paola Bernardo della Tre Casali (1.24.56). Terzo posto per Valentina Marzano della Podistica Carovigno, con 1.26.46.

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Si chiude dunque una lunga stagione che ha portato tantissimi appassionati a percorrere migliaia di chilometri, e a cimentarsi in decine di gare. Qualcuno ha vinto, molti hanno semplicemente partecipato, nella logica più bella e più sincera dello sport. Ognuno ha sfidato se stesso e gli altri, ha inseguito un sogno. Qualcuno quel sogno l’ha raggiunto, assaporando il sapore dolce del successo personale, qualcun altro lo ha visto infrangersi, masticando l’amaro della sconfitta. Piccoli grandi storie fatte di fatica, sudore e sacrifici, gioie e dolori, amicizia e rivalità, sfide e duelli, fantasia e volontà. Perché la corsa ti fa sentire leggero e invincibile, oppure fragile e vulnerabile, ma soprattutto ti insegna ad affrontare le grandi sfide della vita, a superare ostacoli con la testa e il cuore, pensando che domani ci sarà un’altra possibilità. 

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