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Il cuore grande (e forte) dei podisti. Storie di chilometri percorsi tra sogni ed emozioni

Si allenano con regolarità e disciplina, sottoponendo il fisico a sforzi che per molti sembrano impossibili. Sognano imprese che rimarranno inevitabilmente irraggiungibili. Sanno di non poter mai vincere ma ci credono lo stesso, mettendoci anima e passione. I podisti hanno un cuore grande e lo dimostrano

LECCE – Immaginate di allenarvi tre, quattro, anche cinque volte la settimana. Di svegliarvi, anche di domenica, quando fuori è ancora buio, e la città sembra ancora addormentata. Di correre nel caldo afoso dell'estate, nell'umidità che ti toglie il respiro, sotto la pioggia, nel freddo pungente e nelle mattine nebbiose. Di seguire rigorosamente tabelle e programmi di allenamento, di macinare distanze all'apparenza impossibili, di esaltarvi e deprimervi per una manciata di secondi al chilometro. Di desiderare imprese che rimarranno, per lo più, solo impresse nelle menti di tanti piccoli o grandi sognatori. Di fare tutto ciò con una tanto semplice quanto crudele consapevolezza: quella di non vincere mai.

Non solo le vittorie leggendarie alla Eliud Kipchoge, il trionfatore della maratona di Berlino in 2h04’01” (miglior tempo mondiale dell’anno), correndo per metà gara con le solette penzolanti dalle scarpe. Il riferimento, infatti, è anche a piccole gare provinciali e regionali, in cui i primi rimangono un obiettivo irraggiungibile, con tempi da ammirare e bramare. Piccoli grandi fenomeni irraggiungibili, eroi locali e dei di piccole comunità Già, perché il destino della grandissima maggioranza dei podisti è racchiuso nel più celebre dei pensieri legati allo sport, quello del barone Pierre de Coubertin (il fondatore dei moderni Giochi olimpici): "L'importante non è vincere, ma partecipare". Ogni podista che si rispetti, infatti, prepara una gara (soprattutto una maratona) sottoponendosi a sforzi e sacrifici che seppur lontani da un’atleta professionista (ovviamente) richiedono una disciplina e un’applicazione difficile anche solo da immaginare. La corsa è uno sport che non ti regala nulla, e il cronometro ti rimanda inesorabilmente, come dinanzi a uno specchio, i tuoi limiti e la tua modestia.

Il popolo del podismo, però, non si lascia demoralizzare da tutto ciò, anzi lo trasforma in forza interiore e un mantra impresso nel Dna: non mollare mai. I distacchi non contano, tagliare il traguardo è sempre un’esplosione di emozioni e gioia, di sorrisi e lacrime, di braccia e dita verso il cielo come un primatista del mondo, di aneddoti e racconti da condividere con gli amici e i compagni di squadra (con l’immancabile foto dell’arrivo o dell’orologio che indica chilometri e tempo), di sfide con il più temibile degli avversari: se stessi. Perché nella corsa non sono le vittorie e i tempi migliori a fare di un podista un vincente, è il cuore che ci si mette, la capacità di non mollare, la forza di crederci e la mano tesa all’amico o all’avversario in difficoltà.

Una delle grandi magie del podismo è di poter partecipare, da amatori, a gare di livello internazionale come le maratone di Tokio, Londra, Boston, Berlino, Chicago e New York (le cosiddette majors). E’ un po’ come iscrivere la propria squadra di calcetto (quella degli amici del lunedì sera) alla Champions League. Sfiorare, almeno alla partenza, gli dei africani, macchine create per corree a velocità impossibili, sfidando la forza di gravità. Un amatore ci metterà in media quasi il doppio del vincitore, ma per lui sarà come aver conquistato una medaglia d’oro, scorrerà con orgoglio la classifica, condividerà il risultato sui social network e tornerà a casa (a pieno titolo) da trionfatore. La maratona rimane, tra le corse podistiche, la più affascinante e la più ambita. Chiunque indossi delle scarpe da running e percorra anche solo una manciata di chilometri, sognerà di percorrere quei 42,195 chilometri e di sentirsi leggero e invincibile, di poter urlare al mondo “sono un maratoneta”. Perchè, in fondo, ognuno è fatto della sostanza dei propri sogni.

Dietro ogni podista (così come ogni sportivo) c’è un mondo di sacrifici ed emozioni, di fatica e gesti ripetuti all’infinito, di gioie e delusioni, forza e debolezza, di amicizia e fratellanza, di generosità e dedizione, ma soprattutto un cuore grande (e forte). Perciò, se incontrate un runner sulla vostra strada, non negategli un saluto, lui vi regalerà un sorriso.

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