Il Lecce è confuso, a Crotone è pari. Sfuma la volata

Finisce 1-1 il posticipo di serie B. Inventa un gran gol Marilungo, segna poco dopo per i padroni di casa Mendicino. Difesa salentina in giornata no: troppi i regali concessi ai calabresi

Guido Marilungo.
Tutto molto brutto. La difesa salentina impacciata, colta da imbarazzanti vuoti di memoria. Il centrocampo molle e confuso che non mantiene palla a terra e non disegna geometrie, in cui anche Mesbah appare a corto di idee, per quanto in buone condizioni fisiche. Il fiscale arbitraggio di Pierpaoli, diametralmente all'opposto rispetto a quanto indicato da Collina: fischia con snervante continuità per ogni starnuto, segmentando il gioco in maniera esasperante, e dovendo spesso fare ricorso al cartellino (sei i gialli rifilati, quattro dei quali al Lecce). E destano perplessità persino le sostituzioni di De Canio, che richiama sul più bello Corvia e Marilungo, per nulla appannati, inserendo Di Michele e Baclet, per i quali entrare in partita sembra una fatica sovrumana. Gentile omaggio alla retroguardia del Crotone, proprio nel momento in cui inizia a sfilacciarsi del tutto.

Finisce, così, che il Lecce, in Calabria, inciampi su se stesso, mandando a farsi benedire l'occasione della volata. Troppe aspettative, forse, la paura di non essere grandi abbastanza per dare un taglio netto alla classifica e urlare al mondo: non ce n'è per nessuno. Il riflesso della pressione psicologica è evidente nelle due facce della stessa medaglia, nell'alternanza, che ha quasi del paradossale, di attimi di superiorità cristallina sui padroni di casa, sanciti da un indiscutibile divario tecnico, seguiti a ruota da svarioni al limite del peccaminoso, incertezze da brivido, di quelle che non ti aspetti da una capolista. N'è testimone evidente il modo in cui il Crotone raggiunge il pari, poco dopo essere stato graffiato da un Marilungo incontenibile, da quando sente il fiato di Di Michele sul collo. Una palletta messa in mezzo senza troppe pretese che i leccesi osservano senza colpo ferire schiantarsi prima sul palo, poi essere accalappiata dalla testa di Mendicino, dimenticato sulla riga di porta.

Nel Crotone, orfano di Gabionetta (squalificato), oltre che di Petrilli e Zito, Lerda sceglie uno schieramento con una sola punta, ma non per questo arrendevole: Concetti, Galeoto, Legati, Abruzzese, Morleo, Beati, Galardo, Cutolo, Mazzarani, Mendicino e Ginestra, frutto raccolto dall'esodo da Gallipoli, e oggi dedito ad una gara di sacrificio in copertura. Assenti ancora una volta Giuliatto e Defendi per infortunio, De Canio ha comunque meno problemi del suo collega ad allestire una formazione, almeno sulla carta, competitiva. Rosati, Angelo, Fabiano, Terranova, Mazzotta, Munari, Giacomazzi, Vives, Mesbah, Marilungo e Corvia è l'undici di partenza. Il solito delle ultime giornate.

Primo tempo: Marilungo inventa, la difesa leccese regala

L'inizio è a buoni ritmi, anche se, per vedere un tiro, bisogna attendere l'11', quando un errato disimpegno di Legati (la difesa calabrese non ha certo fatto a sua volta faville) mette Corvia in condizione di battere dalla distanza. Il colpo è comunque fuori misura. Non passa però che un minuto, ed un Crotone che sfrutta molto le fasce, sfiora il vantaggio. Rosati devia con i pugni un angolo dalla sua destra, il pallone finisce sui piedi di Cutolo che dal limite lascia partire una staffilata all'angolo basso, questa volta alla sinistra del portiere giallorosso, i cui riflessi sono da applausi. Mezzo miracolo. Al 20', la prima grossa gaffe della difesa: Cutolo, particolarmente ispirato, lancia Ginestra in piena area, il quale, tra Fabiano e Terranova immobili come statue di cera, si gira e prova un tiro che si spegne al lato. Urla, Rosati, che ha già percepito la giornata storta dei suoi compagni di reparto e vuole più concentrazione. Fortuna che al 22', al primo vero affondo, Marilungo ne inventi una delle sue. Combatte con commovente caparbietà al limite dell'area, in mezzo ad una gabbia umana, e sradica dai piedi di Legati, dopo averlo prima perso, un pallone che sembra inarrivabile, girandosi, controllandolo e poi battendo Concetti in uscita. Un gol da rivedere più volte: rara fusione di grinta e tecnica. Sospinti sulle ali del rinnovato entusiasmo, i salentini provano il raddoppio, ma al 25' Corvia viene fermato dalla terna per un fuorigioco dubbio, proprio mentre scavalca di testa Concetti in uscita, su un lancio di Vives.

Riprese in mano le redini, prima che la situazione sfugga dal controllo, gli uomini di Lerda trovano il pari dopo oltre una decina di minuti di stanca. Un gol rocambolesco, frutto di un'altra dormita della difesa. Galeoto batte quasi dalla metà campo una punizione che vorrebbe essere un cross al centro dell'area, ma sulla cui traiettoria non interviene nessun giocatore in maglia giallorossa. Rosati, ingannato in mezzo ad un muro di uomini, vede la sfera stamparsi sul palo, per poi rientrare nell'area piccola, dove Mendicino può ribadirla facilmente in gol, di testa. Come se non bastasse, al 40', Angelo, nel punto più basso di una prestazione da 4 in pagella (nessuna sortita offensiva ed esitazioni grossolane in fase di ripiego) sbaglia clamorosamente un semplice disimpegno, mettendo Mendicino in condizione di battere a rete in mezza rovesciata. Buon per il Lecce che la palla esca di pochi centimetri al lato.

Nel finale, però, i salentini potrebbero clamorosamente passare di nuovo in vantaggio, quando Mazzotta (tra i più vivaci in maglia giallorossa) scatta come una scheggia a sinistra e prova il taglio centrale per Marilungo. Abruzzese, in affannoso recupero, anticipa l'attaccante del Lecce, ma mette il suo stesso portiere fuori causa. La palla rimbalza sulla traversa e termina in corner.

Ripresa: salentini, inutile forcing. Poi il calo

La ripresa si apre senza cambi, ma con i salentini più determinati a fare propria la gara. E per quasi venti minuti è un tambureggiare continuo in area crotonese, con l'occasione più nitida proprio in apertura. Al 4' Marilungo si ritrova in piena area a tu per tu con Concetti, prova il tiro al volo, ma la risposta del portiere è a dir poco prodigiosa e la palla sfila in corner. Degano sostituisce Cutolo all'8', ma è sempre il Lecce ad attaccare a testa bassa. Al 10' Giacomazzi, da posizione centrale, serve il taglio a destra per Corvia, che s'involta verso la porta, ma trova opposizione nella retroguardia di casa. Al 13', quindi, è Corvia a mettere fuori causa la difesa rossoblu, con un colpo da sotto che la scavalca, nel tentativo di servire Marilungo, ma Concetti è tempestivo nell'uscita. Lerda al 15' si gioca la carta Russotto al posto di Mazzarani, per dare più imprevedibilità alla manovra dei suoi uomini, mentre De Canio, al 18', toglie Corvia proprio nel momento in cui sembra in crescita e inserisce Di Michele.

E' però il Crotone a sfiorare il gol, al 19'. Ancora una volta, l'azione prende le mosse da una punizione dalla tre quarti: in area Abruzzese anticipa tutti e schiaccia il pallone. Rosati è di nuovo sorprendente per reattività, e con i piedi allontana l'insidia. Si arriva così all'altezza del 28', quando anche Marilungo lascia i giochi, per fare spazio a Baclet, mentre al 32' De Martino rileva Mendicino ed un minuto più tardi Loviso sostituisce Vives che, ammonito sotto diffida, salterà la prossima in casa con la Triestina. Nonostante le forze fresche in avanti, il Lecce non crea più veri grattacapi, se si fa eccezione per una serie di cross mozzafiato all'altezza del 39', avviati da un corner, sui quali nessuno riesce a ribadire in rete, fino a quando la difesa del Crotone non libera, e ad una discesa di Mazzotta al 45', con assist finale che Baclet non raggiunge. Il recupero, di tre minuti, si chiude persino con i padroni di casa in avanti.

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Il pareggio è, in buona sostanza, il risultato più giusto. Premia la tenacia di un Crotone mai domo, anche quando schiacciato nella propria area, e che alle lacune tecniche rimedia mettendoci il cuore. Il Lecce, invece, fallisce una grossa possibilità per incapacità nel gestire il risultato, e da questo punto di vista il copione sembra simile ad altre gare, non fosse qualche affanno di troppo persino rispetto ad altre uscite, che sembrerebbe indicare la necessità di far rifiatare qualche uomo.

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