Sabato, 25 Settembre 2021
Sport

Il Lecce non sa più vincere. E scatta la contestazione

Finisce a reti inviolate il confronto casalingo con il Bologna. Salentini aggressivi solo nella ripresa. Dalla Curva Nord cori contro il ds Angelozzi e la dirigenza, invitata a rinforzare la squadra

La tramontana gelida trascina i cori di una Curva Nord arrivata ormai alle soglie della contestazione. Fischi e ululati dagli spalti, il presidente Giovanni Semeraro invitato a mettere mani al portafogli, il direttore sportivo Guido Angelozzi a mettersi da parte. E' soprattutto verso quest'ultimo che si concentrano le attenzioni della tifoseria. Già dopo il rinnovo del suo contratto s'erano sollevati in giro dubbi e rimostranze, sottolineati non solo nei classici discorsi da bar, ma anche sui vari blog della tifoseria e spesso nelle telefonate nei salotti televisivi locali dedicati allo sport. Da mesi indicato da buona parte dei sostenitori giallorossi come il responsabile principale di una campagna acquisti giudicata fallimentare, nella fredda domenica dello sciapito pareggio a reti inviolate con il Bologna, Angelozzi becca anche i feroci inni di disapprovazione degli ultras. E s'incrina il rapporto, già delicato, fra tifo e società, di fronte ad una classifica in evidente deficit e a prestazioni allarmanti.

Allarmanti, sì. Proprio come quella con il Bologna, che il Lecce gioca solo la un parentesi di un tempo, trascinato più dalla forza di volontà e dai nervi sempre più tesi nei minuti che scorrono inesorabili, fra le notizie poco rassicuranti dagli altri campi, che con l'arguzia richiesta negli scontri diretti. Già, perché per 45, interminabili minuti, i giallorossi macinano nel vuoto, senza idee e senza inquadrare mai lo specchio; e quando il Bologna capisce di avere di fronte un avversario molle e timido, pensa pure di poterlo passare a fil di spada, guadagnando due occasioni d'oro fallite da pochi passi. Altra musica nella ripresa, specie dopo alcuni cambi strategici (inevitabile e necessario quello di un Cacia fuori condizione mentale e avulso dal gioco) che riconsegnano al "Via del Mare" un Lecce arrembante, pur in quell'ormai abituale forma di confusione in cui è difficile apprezzare qualche schema. Mario Beretta ci prova, dicono i più, ma gli mancano gli interpreti nei ruoli giusti. Di suo, poi, ci mette la mano anche un fastidioso vento che spesso si diverte a cambiare traiettoria alla palla, rendendola indomabile. E per concludere, anche una miscela di sventura e imprecisione nelle conclusioni, che di certo non mancano.

Beretta, per la sfida con i felsinei, rispolvera il 4-3-1-2, ma cambiando trequartista: Giacomazzi per Caserta, che comunque è in campo, più arretrato. Con Benussi in porta, ci sono in difesa Schiavi, Stendardo, Fabiano e Ariatti, in inedita posizione di terzino sinistro (assenti Esposito e Polenghi); centrocampo a tre con Munari, Vives e Caserta; il già citato uruguaiano alle spalle di Cacia e Tiribocchi. Stesso modulo adotta Mihajlovic, che gioca con Antonioli fra i pali; Zenoni, Moras, Terzi e Bombardini nelle retrovie; Marchini, Volpi e Mudingayi in zona centrale; Valiani trequartista; Di Vaio e Bernacci in avanti.

L'avvio è da sbadigli. Caserta, molto mobile, prova a fare breccia nel muro rossoblu, ma dalle fasce arrivano pochi palloni, Cacia non inquadra mai la porta e s'impelaga in un inutili dribblig, Tiribocchi è lasciato marcire in solitudine: mai un cross, mai un servizio per innescare le sue incursioni a rete. L'ordine regna sovrano alimentato dalla paura di sbagliare, almeno fino a quando Bombardini, al 25', non fallisce la più ghiotta delle occasioni sugli sviluppi di un calcio di punizione battuto dalla tre quarti di campo: la palla giunge sui suoi piedi e da pochi passi, alla sinistra di Benussi, calcia clamorosamente sopra la traversa. Non passano che tre minuti, ed ecco che dall'ennesimo angolo conquistato dal Bologna in questa fase centrale della partita, Moras, disturbato da Stendardo, alza di esterno un pallone che si perde alto di poco. E' tutto qui il computo di una prima frazione che si chiude fra un nugolo di fischi, alla quale fa da contraltare un secondo tempo che si apre con i salentini ben più intraprendenti. Tanto che, dopo una serie di allunghi bloccati da una difesa, quella bolognese, sempre più in affanno, al 19' sull'asse Tiribocchi-Cacia viene partorita la prima, grande occasione.

Il Tir rincorre un lancio che sembra perduto e quasi dal fondo, in sforbiciata, riesce a mettere al centro dell'area un pallone sul quale, però, Cacia irrompe senza forza e ancor meno convinzione: invece di una sassata assassina s'inventa un piattone di contro balzo che Antonioli intercetta a guantoni aperti, bloccando la sfera. Troppa generosità. E al 21' Beretta cambia tutto: via l'attaccante ex Fiorentina, che esce non certo sotto una pioggia di applausi, via anche Munari, dentro Castillo e Zanchetta. Ed è un'altra storia. Neanche un minuto dal suo ingresso, e Nacho schiaccia di testa in area un pallone che Antonioli devia con un provvidenziale scatto di reni; la sfera rimbalza dalle parti di Tiribocchi, che prova la conclusione al volo a porta sguarnita, ma, sbilanciato, la alza incredibilmente al di fuori dello specchio. Sospinto sulle ali della rabbia, il Lecce cerca con tenacia un gol che sembra davvero nell'aria ma al 23' Castillo, che riesce a rubare palla ad un avversario, lascia scoccare dal limite un bolide che si schianta sulla traversa, con Antonioli immobile.

Il Bologna prova a prendere le contromisure, mentre i salentini danno fondo alle energie residue ed al 33' ci provano ancora con il solito Tiribocchi, che in piena area scocca a colpo sicuro una legnata che Terzi devia lanciandosi con i piedi. Mihajlovic tenta di correre ai ripari e inserisce Adailton per Valiani, mentre l'azione del Lecce va spegnendosi progressivamente, fra gli ultimi tiri senza troppa convinzione di Zanchetta e Caserta. Nel finale, quando il Bologna (per la prima volta, quest'anno, senza gol subiti) riconquista una certa supremazia, facendo leva anche sulla frustrazione dei padroni di casa, ci sarà spazio anche ad Angelo per Fabiano e Cesar per Bernacci. Il gol di Di Vaio nel recupero, annullato per un netto fuorigioco, chiude definitivamente sogni e speranze per l'anno che fugge via con una vittoria assente da dodici giornate.


E' vero: questo Lecce è in debito con la fortuna per tre o quattro occasioni nitide, traversa inclusa. Ma è comunque troppo poco per additare la malasorte come unica responsabile di una vittoria attesa e sfumata. Troppo poco, perché la reazione di fuoco è limitata ad appena una ventina di minuti, con la foga calata nel finale, quando il Bologna, riagguantata in mano la situazione, si prende persino il lusso di chiudere la gara in avanti. Proprio quello che, piuttosto, avrebbe dovuto fare una pericolante, davanti al suo pubblico, in un confronto vitale per il proseguimento della stagione. E nasce lì la prima contestazione dell'anno verso la società di via Templari, per questo Natale senza regali in classifica. Ora non si può fare altro che attendere la Befana per qualche dono in grado di rinforzare la "rosa".

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