Venerdì, 23 Luglio 2021
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Il Lecce rompe il ghiaccio: tre sberle all'Albinoleffe

Finisce 3 a 0 il confronto con la formazione bergamasca, mai veramente entrata in partita. Superbo Ardito, bene Munari, perfetti Abbruscato e soprattutto Tiribocchi, che sigla una doppietta

L'esultanza dei giocatori dopo il primo gol di Abbruscato (foto LeccePrima)

Il freddo secco spezza la pelle e lascia di pietra, se tirasse il maestrale sarebbero sberle di ghiaccio sui volti dei tifosi, celati sotto sciarponi gialli e rossi e con i baveri dei cappotti tirati all'insù. E invece l'aria glaciale è immobile, non spira un alito di vento, e le sberle le tira il Lecce, nella ripresa, ad un Albinoleffe contratto e a lunghi tratti irriconoscibile. Sembrava stesse arrivando l'armata delle tenebre a portare incubi nelle notti salentine. Alla fine i dolori saranno solo per i bergamaschi, che salutano la testa della classifica. Il Lecce rompe il ghiaccio e tira fuori dal cilindro magico grinta e sprazzi di bel gioco. Vero è anche che Gustinetti perde il bomber Cellini dopo pochi minuti. I suoi uomini imboccano quasi subito una strada in salita un po' inattesa. Ma non potrebbe essere solo questo, quando dopo 90 minuti spaccati di gioco il tabellone si vada a bloccare su un roboante 3 a 0 che tuona come avviso al Bari: "Stiamo arrivando".

Tonica e determinata, persino superiore sul piano atletico, la formazione di Papadopulo vince quasi tutti i contrasti e trova lo smalto per immediate ripartenze. Mantova è già dimenticata. Immancabili, è vero, anche i palloni persi. Tanti i passaggi a vuoto, specie nel primo tempo, che l'Albinoleffe non riesce sfruttare. Però il Lecce di oggi ha negli occhi un lampo omicida che non si vedeva da tempo. Le narici avvertono odor di vittoria, ma l'urlo liberatorio rimane strozzato in gola per tutto il primo tempo, che scivola via sul piano di un sostanziale equilibrio. L'Albinoleffe triangola in rapidità e tutta la macchina si muove lungo l'asse di meccanismi collaudati. Gioco a memoria, che però oggi manca di concretezza. Gli avversari ci provano soprattutto all'inizio a sfondare sulle fasce, ma non arrivano mai a scaldare le mani di Benussi, tornato dopo tempo immemore fra i pali (la febbre alla fine ha sconfitto il granatiere Rosati) e quasi del tutto inoperoso. Superba la prova di Ardito, una delle migliori dal suo arrivo: una diga contro la quale saltano tutti i tentativi avversari e qualche volta anche i nervi. Valdes, chiamato a fare il vice Tir, che tira i freni ai box per una contrattura (ingranerà la quinta nella ripresa), ha nel Dna quella classe cristallina che gli permette di aprire varchi e portarsi dietro due o tre uomini alla volta, ma pecca moltissimo in presunzione e qualche volta fa bestemmiare i compagni, e non solo: "Passala, passala".

Granitica, ed è una bella novità, la difesa, che ritrova oltretutto Polenghi (squalificato Schiavi). Molto meglio di tante altre uscite Zanchetta, che sta ritrovando il passo, bene anche Munari che ha ripreso confidenza con l'area di rigore. Ma è tutto il complesso che gira al meglio nell'aria frizzante e per una volta non ci sono insufficienze. Dopo un avvio di sperimentazione, è il Lecce a premere un po' di più sull'acceleratore. E' il 18' quando Zanchetta da posizione centrale spara verso Marchetti. Il tiro è teso e micidiale, ma il pallone all'ultimo istante danza uno strano minuetto e gira largo, lambendo il palo. Mani nei capelli anche due minuti più tardi, quando Angelo trova il lancio perfetto per la testa di Munari, che nell'area piccola schiaccia male un pallone che si spegne incredibilmente al lato. L'Albinoleffe non sta a guardare, ma l'unica conclusione degna di nota è al 36', quando Bonazzi da destra mette al centro un assist che spezza l'area, ma che non viene intercettato da Gori e Madonna in beata solitudine. Sarà l'unico svarione difensivo della gara.

Prima frazione di prove tecniche, poi nella ripresa cambia la musica. "Tre minuti, solo tre per parlarti di me", canta Elvis quando al 3' (appunto) dal limite raccoglie di destro al volo un pallone respinto dalla difesa su incursione di Munari. Trattasi di collo micidiale, di quelli che fanno male. La fiondata di Abbruscato è la numero 1.000 in B del Lecce nell'anno del suo centenario, spezza il gelo e cambia scenario, mentre da Treviso il Bari in vantaggio avverte: "Vi stiamo aspettando". E' come una sfida a distanza.

E intanto passano i minuti e con i minuti il Via del Mare si trasforma sempre più in un gigantesco igloo. Inizia in questa fase la consueta girandola di sostituzioni su entrambi i fronti, ed il primo alla chiamata alle armi è Tiribocchi. Un cambio che sorprende, ci si aspettava che Papadopulo lo tenesse al calduccio per il derby. E invece il Tir scalpita e vuole dare il suo contributo e poi, si sa, il Lecce ha bisogno di lui per chiudere i giochi. Tiribocchi prende proprio il posto di Abbruscato, mentre in avanti resta a fare il giocoliere il "pacarito". Il secondo a lasciare il campo è Angelo. Il tecnico si cautela e inserisce Esposito, quarto difensore, prevedendo la pressione avversaria. Che però è sterile, confusa e sempre più macchinosa. Il Lecce, in una situazione del genere, ci va a nozze, e quando al 27' Munari da destra scavalca la difesa con un preciso pallonetto, solo, soletto davanti a Marchetti c'è proprio lui, Tiribocchi, che lo spiazza di testa, senza troppa forza. Basta la precisione.

E' il 2 a 0 che taglia le gambe agli uomini di Gustinetti, un po' imbarazzati nelle retrovie, e che permette ai tifosi salentini già in fibrillazione per la trasferta di Bari, di tirare un sospiro di sollievo che si trasforma in urlo trionfale quando al 37' ancora il Tir raccoglie dalle retrovie un lancio e s'invola verso la porta. Basta un tocco morbido e preciso di destro, su Marchetti in disperata uscita, per mettere il sigillo alla partita. Giusto il tempo per apprezzare nel finale una punizione a giro di Valdes che solletica la traversa, poi a raccogliere applausi, incoraggiamenti e forze in vista dell'impegno di sabato prossimo. Quello più sentito dai tifosi.

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