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Il ritorno in serie A di Masiello, l'uomo della combine. Ma i tifosi lo contestano

Sono trascorsi 1373 giorni, era il 15 maggio 2011, dal derby della vergogna, quello della presunta combine costata la retrocessione in Lega Pro al Lecce e l'inizio di un lungo purgatorio per i tifosi e la società giallorossa. Il principale protagonista di quella combine, il difensore Andrea Masiello, è tornato da protagonista nel calcio che conta con la maglia dell'Atalanta

Gillet e Masiello dopo il famigerato autogol che favorì il Lecce (@TM News/Infophoto).

LECCE – Sono trascorsi 1373 giorni, era il 15 maggio 2011, dal derby della vergogna, quello della presunta combine costata la retrocessione in Lega Pro al Lecce e l’inizio di un lungo purgatorio per i tifosi e la società giallorossa. A distanza di poco meno di quattro anni da quella domenica nera per il calcio pugliese, il principale protagonista di quella combine, il difensore Andrea Masiello, è tornato da protagonista nel calcio che conta, scendendo in campo da titolare con la maglia dell’Atalanta nella sfida persa con la Fiorentina (3-2) e per “quattro reti a uno” con l’Inter di Mancini. Certo, non un gran ritorno, visto le due sconfitte e le sette reti subite, ma di sicuro una scelta che suscita scalpore e polemiche in chi non ha dimenticato il calcio scommesse e le sue amare conseguenze.

Già, perché se vendere un derby può essere considerato il peggior abominio da parte di un tifoso, realizzare volontariamente un autogol e sancire la salvezza dei rivali storici, sono le peggiori infamie per un calciatore. Perché un autogol nel derby non è soltanto un tradimento, è un atto quasi blasfemo. A incarnare questo ruolo poco edificante è stato proprio Andrea Masiello, ex capitano del Bari calcio e che, secondo i magistrati baresi, avrebbe, nel doppio ruolo di “corrotto e corruttore”, alterato il risultato di alcune gare, tra cui proprio il derby con il Lecce del 15 maggio 2011.

Per questa vicenda, a novembre scorso, il giudice Valeria Spagnoletti del Tribunale di Bari ha condannato a un anno e sei mesi (pena sospesa) l'ex presidente del Lecce, Pierandrea Semeraro, e l'imprenditore Carlo Quarta, più un amulta di 10mila euro e risarcimento di 400 euro per ciascuno dei 150 tifosi salentini e per i circa 80 supporter del Bari rappresentati in giudizio. Inflitto inoltre un Daspo giudiziario di 6 mesi per entrambi, 5mila euro di provvisionale alle Figc e mille euro a Federconsumatori più le spese legali. 

Lo stesso Masiello, dal canto suo, ha già chiuso i conti con la giustizia penale patteggiando una pena a un anno e 10 mesi. Il calciatore originario di Viareggio ha anche scontato i 2 anni e cinque mesi di squalifica inflitti dalla giustizia sportiva (a gennaio è stato reintegrato tra le fila orobiche). In linea teorica, dunque, ha pagato per le colpe commesse. C’è però un retrogusto amaro in questa vicenda, qualcosa che va al di là del campanilismo e del tifo per la propria squadra. Non è un caso, infatti, che gli stessi tifosi dell’Atalanta non abbiano gradito il ritorno in campo dell’ex biancorosso. Nel giornale distribuito in curva i supporters bergamaschi si sono schierati compatti contro il difensore: “Masiello ha pagato il conto con la giustizia e riteniamo corretto (oltre che legittimo) possa tornare a fare il calciatore professionista. Che possa tornare a farlo nell'Atalanta, invece, riteniamo non sia proprio il caso”.

Di sicuro meno clemente è il giudizio dei tifosi di Bari e Lecce accomunati, per una volta, dal fatto che il comportamento anti sportivo di Masiello (ambiguo anche in sede processuale) abbia infangato due città e due squadre. Perché a pagare, alla fine, sono sempre i tifosi. Questa è una storia che sembra incarnare tutti i mali del calcio moderno: di sogni stritolati dal dio denaro e di uno sport infangato da avidità e valori inesistenti.

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