Mercoledì, 4 Agosto 2021
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“Biscotti” e poteri occulti: quando il calcio si affossa con le sue mani

La fine del campionato è lontana, ma sull'esito del torneo già si fanno largo le prime ombre. Le dichiarazioni del dg del Frosinone, Ernesto Salvini, e quelle di un calciatore della Paganese. Antonio Grillo. potrebbero far aprire un'inchiesta federale

@TM News/Infophoto

LECCE – Il sasso nello stagno è stato lanciato, sebbene la mano che lo ha scagliato abbia cercato in un secondo momento di tirarlo fuori. Tradita da una manipolazione giornalistica, come si sostiene nella versione ufficiale, oppure pentita di averla fatta grossa, come ritengono gli uomini di mondo.

Sulla partita Paganese-Frosinone, di domenica scorsa, finita 1 a 2 , si potrebbero accendere nelle prossime ore i fari della Procura federale, messa in allarme dalle dichiarazioni di un calciatore dei campani che nelle dichiarazioni successive alla gara avrebbe fatto riferimento alle pressioni esercitate dagli avversari per ottenere una vittoria fondamentale nella corsa per la promozione diretta in serie B. L’argomentazione sarebbe stata molto semplice: qualcosa del tipo “tanto voi non avete niente da perdere, non essendoci retrocessioni”.

Ieri dal sito della Paganese è stata diffusa una nota ufficiale in cui si ridimensiona l’accaduto: le sollecitazioni sarebbero state rivolte al direttore di gara, invocandone l’intervento ad ogni contrasto vero o presunto. La società ha anche espresso stupore per come le parole di Antonio Grillo, questo il nome del calciatore, siano state riprese in maniera distorta da tutte le testate, anche quelle regolarmente accreditate.

Di certo c’è che il Frosinone la partita l’ha vinta al 93’ e che la versione della prima ora, se confermata, configurerebbe in maniera automatica il tentativo di illecito sportivo. Tanto per capirsi, quello per il quale il Lecce è stato condannato alle pene dell’inferno. Nell’attesa che qualcuno decida di fare qualcosa, il club salentino segue da vicino una vicenda che arriva solo qualche giorno dopo un’altra dichiarazione incauta se non inquietante. Quella del direttore generale dei frusinati, Ernesto Salvini, che in una conferenza stampa ha alluso ad un mistero – del quale è a conoscenza – che avrebbe dato ai gialloblu grandi soddisfazioni a fine campionato.  Parole che arrivavano dopo la sconfitta di Barletta, quasi a voler tranquillizzare l’ambiente.

E questo secondo episodio dovrebbe essere approfondito almeno quanto il primo perché, a meno che non sia un’ostentazione di esoterismo o un maldestro esperimento di guerra psicologica, bisogna capire quale sia il contenuto della “rivelazione” che Salvini, successivamente incalzato dai cronisti, si è tenuto per sé. Il Lecce, d'altra parte, con il Frosinone ha un conto in sospeso legato alla gara di andata (3 a 1) al termine della quale il difensore giallorosso Diniz riferì le parole dal tono rassicurante che il direttore di gara avrebbe detto ad un calciatore gialloblu quando i salentini erano in vantaggio. Per quella frase, il legale dell'Us Lecce, Saverio Sticchi Damiani, ha presentato ufficiale segnalazione agli organi federali.

Con un certo anticipo sul calendario biologico del campionato, dunque, montano le prime polemiche su “aggiustamenti” e “poteri forti”. Quest’anno, del resto, l’anomala formula del campionato aveva fatto presagire problemi, prima ancora che il torneo partisse. Eliminando le retrocessioni in questa sorta di annata di transizione verso una riorganizzazione definitiva, i vertici della Lega Pro hanno combinato un gran pasticcio ed ora se ne iniziano a raccogliere i primi, velenosi frutti. Perché, se anche questi due “siparietti” si rivelassero privi di sostanza, la polvere sollevata contribuirà a offuscare l’immagine di uno sport che De Coubertin non sa, oramai, nemmeno chi fosse.

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