Storie di calcio popolare: Spartak Lecce, la squadra che appartiene ai suoi tifosi

Dalla rivendicazione di un calcio più solidale e pulito, all'idea di una sponsorizzazione etica. Dal mancato rispetto del minuto di silenzio per Andreotti alla promozione appena conquistata. Intervista al presidente, Sabrina Abbrescia

LECCE  - Tra le squadre del capoluogo che militano nei cosiddetti campionati minori, lo Spartak Lecce è certamente la più singolare. Fondata sull’azionariato popolare, la compagine ha una chiara connotazione sociale e ideologica: è nata nell’alveo dell’esperienza di Calcio senza confini, torneo di calcio a 9 ideato per affermare il dialogo e il rispetto tra culture ed etnie diverse, si ispira all’antifascismo libertario e la squadra è scesa in campo durante l’intera stagione esibendo sulla maglia lo slogan “No Tap”. Quest’anno ha ottenuto la promozione in Seconda Categoria. In questa intervista il presidente, Sabrina Abbrescia, racconta i passaggi salienti di questa piccola grande storia.

Presidente, partiamo dall’ultimo atto: una promozione nel giorno in cui lei è diventata madre. Ci racconta quelle ore?  

È stata un'emozione che ricorderò per sempre. Due gioie diverse naturalmente, ma entrambe cariche di lacrime. Tuttavia è un’emozione che preferisco tenere tutta per me. Benché gratificata di questa carica, vorrei sottolineare che sono il presidente solo formalmente, perché richiesto dalle regole della federazione Figc. Di fatto, come stabilito fin dall'atto di fondazione dello Spartak il vero presidente è la tifoseria, il suo popolo. Sono i tifosi a decidere, collettivamente responsabili del proprio destino sociale e sportivo. i dirigenti sono solo figure di rappresentanza, benché onorati dell'incarico che svolgono.

Quando è l’idea di iscrivere una squadra in Terza Categoria?

L'idea è nata tre anni fa, alla conclusione della terza edizione del torneo “Calcio senza confini”, quando abbiamo iniziato a capire, che dal basso, con un impegno collettivo, potevamo osare a iscrivere una squadra ai campionati federali. Così ci siamo organizzati ed abbiamo dato vita a questo progetto.

Lo Spartak Lecce è una squadra che porta avanti un progetto di inclusione sociale, di lealtà sportiva, di lotta alle discriminazioni. La sua tifoseria è nota all’opinione pubblica sportiva per il carattere goliardico ma anche per una presa di posizione forte, ideologica, su molti temi: tra tutti la Tav e la Tap. Questo radicalismo, comune ad altre realtà popolari italiane, vi crea problemi nell’attività agonistica?

No. non ancora, forse un po’ di diffidenza da parte di qualcuno, ma niente di più. In molti hanno apprezzato, soprattutto le nostre posizioni. Tuttavia siamo fieri dei nostri valori e li porteremmo avanti che se ci fosse ostruzionismo da parte di qualcuno. Crediamo che lo sport sia un momento importante per rivendicare istanze sociali e politiche. Siamo contrari a Tav e Tap e lo rivendichiamo su un campo di calcio.

E’ vero che nella scorsa stagione non avete vinto la Coppa Disciplina a causa del mancato rispetto del minuto di raccoglimento per la morte di Giulio Andreotti?

Sì. vogliamo un calcio pulito e soprattutto un mondo migliore di questo: più giusto, più solidale e reputavamo che Andreotti non rappresentasse i nostri valori. Così ci hanno penalizzato. Ma anche in questo caso siamo fieri delle nostre scelte. Sono più importanti i valori di qualsiasi trofeo.

Il passaggio in Seconda comporta un sacrificio economico notevole per un sodalizio che si basa sull’azionariato popolare. Il progetto è aperto all’adesione di nuovi soci?

Siamo per natura una società aperta, venendo da un'area libertaria. Naturalmente chi aderisce deve sposare in pieno i nostri valori. Che non sono solo calcio giocato. Abbiamo in cantiere un progetto di sponsorizzazione etica, con tutte le realtà che in questi anni ci hanno supportato. Inoltre la tessera di azionariato popolare è un contributo a cui tutti posso accedere.

striscionespartak-2Lo Spartak è anche il frutto del torneo di calcio a 9, Calcio senza confini, che però quest’anno ha subito una inattesa battuta d’arresto. Cosa è accaduto?

L'impianto è stato ceduto in comodato d'uso ad una società sportiva, che rifatto il manto erboso (in sintetico) ha pensato di farne un posto esclusivo alle loro attività, chiudendolo agli altri. Anche a Calcio senza Confini, un patrimonio sportivo della città. La cosa grave è che l'Opis è uno spazio pubblico e dovrebbe essere aperto a tutti, specie in una città che paga una penuria unica, per quanto riguarda l'impiantistica sportiva. In ogni caso non la reputiamo una questione chiusa e daremo battaglia.

In una città avara di spazi pubblici per la pratica dello sport, c’è un messaggio che vuol mandare alle istituzioni?

Sì, al Comune soprattutto. A Lecce siamo nel quinto mondo dell'impiantistica sportiva. Questo disagio è dovuto soprattutto alla mancanza di cultura sportiva da parte di chi amministra lo sport. Servirebbero tecnici, esperti, gente che ha studiato per fare questo lavoro. Nell'ambito sportivo, ci sono fondi (comunitari, nazionali, regionali, come anche federali di Fifa, Uefa Figc e Coni, solo per citare i maggiori), che vengono elargiti periodicamente, ma che l'amministrazione non ha saputo intercettare, visto lo stato di abbandono degli impianti e la costruzione pari a zero di nuova impiantistica. Non dovremmo essere noi a dirle queste cose, dovrebbero saperle e mettere freno a un degrado sportivo ormai irreversibile: la moria di decine di società sportive (che potevano essere salvate con qualche migliaio di euro l'anno), specie nei quartieri popolari, baluardo contro il disagio sociale. L'antistadio di lecce è l'emblema di questo degrado sportivo. Da sempre spazio sportivo e incubatore per generazioni di leccesi, oggi è abbandonato a sé stesso. Privo di qualsiasi funzione sociale per i quartieri che lo circondano  e per l'intera città.

Le piacerebbe giocare un’amichevole con l’Us Lecce?

Certo, anche se molti di noi piangerebbero per le emozioni. Ma non tocchiamo questo tasto. Abbiamo una ferita aperta nel vedere le condizioni del  Lecce. Della squadra della nostra città. È una sofferenza. Abbiamo rabbia dentro, non si può far morire la passione di tanta gente, la storia di un club così importante. Ci auguriamo che presto il grande Lecce (e non per la categoria) possa essere quello che è sempre stato: un patrimonio culturale, sociale, umano per l'intero territorio.

Domenica, a Collepasso, l’ultimo simbolico atto della stagione con la sfida al Tuglie che ha vinto nell’altro girone. Ha una dedica per questa stupefacente annata?

Sì, ai ragazzi che sono scesi in campo. Hanno vinto un campionato nel modo migliore, in modo esemplare onorando l'impegno di molti e facendoci respirare quel romantico sentimento collettivo, che il calcio, nonostante tutto, ha ancora la forza di regalare.

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