Sabato, 31 Luglio 2021
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L’Italia non si fida più del contropiede. La probabile formazione per l'Uruguay

Prandelli vira su un attacco a due punte e su un centrocampo con due registi per cercare di non cedere il pallino del gioco agli avversari, obbligati a vincere. L'obiettivo degli Azzurri è di evitare l'assedio, rispondendo colpo su colpo

Ciro Immobile (@TM News/Infophoto)

LECCE - L’attacco è la miglior difesa. Anche dalle critiche. Contro l’Uruguay l’Italia scenderà in campo con due punte di ruolo, Balotelli e Immobile, e un centrocampo a cinque con Darmian e De Sciglio pronti a scorrazzare sulle corsie laterali. Casare Prandelli può contare anche sul pareggio per accedere agli ottavi, ma non sembra intenzionato a cedere terreno agli avversari.

Prima chance, quindi, per l’attaccante acquistato dal Borussia Dortmund, capocannoniere del campionato italiano con la maglia del Torino nella stagione appena conclusa. Una scelta quasi obbligata: nella malaugurata ipotesi di un’eliminazione, il commissario tecnico si troverebbe esposto ad un fuoco di sbarramento difficile da sostenere soprattutto se dovesse indugiare nello schieramento a una punta che ha dato buon risultati con l’Inghilterra, ma che è imploso contro la Costa Rica.

Più o meno nella stessa ottica si deve leggere l’orientamento a mandare in campo Verratti, che non ha brillato ma nemmeno demeritato con gli inglesi e che ha assistito dalla panchina alla seconda sfida. Conterà poi anche il meteo: la previsione è di condizioni comunque difficili a Natal, poco distanti quanto a parametri da quelle estreme di Recife. I giocatori dall’andamento compassato come Thiago Motta, del resto, rischiano di pagare un dazio troppo alto all’umidità che non consente tempi di recupero brevi. Abbassare l’età media e disporre di elementi dotati di un fisico brevilineo e quindi reattivo può dunque contribuire a tenere più alto il ritmo e ad allentare la pressione degli avversari, obbligati a puntare alla vittoria per la qualificazione.

L’allenatore della Celeste, invece, è tentato dallo schierare la stessa formazione che ha superato l’undici di Hodgson, con Suarez e Cavani davanti. Di certo Tabarez preferirebbe giocare in contropiede, ma la necessità di ottenere un solo risultato lo costringerà a chiedere ai suoi qualcosa di diverso dal lancio lungo a ripetizione per i due temibili arieti. A centrocampo però gli uruguagi troveranno la tela tessuta dai  palleggiatori italiani, Pirlo e Verratti (senza dimenticare l’efficacia di Marchisio come interditore e come valore aggiunto per la manovra offensiva) .

Insomma, Prandelli punta a depotenziare le risorse degli avversari togliendo loro il pallino della manovra e minacciandoli con due attaccanti veloci e pericolosi. Di certo il tecnico italiano vuole evitare i presupposti tattici di un assedio. Del vecchio caro contropiede non ci si fida più. D’altra parte l’Italia arriva al primo bivio del suo Mondiale sulla scia di un progetto nel quale il suo allenatore crede molto: provare a giocare bene costruendo il gioco, senza narcisismi né ossessioni, contro qualsiasi squadra. Considerando la tradizione dal calcio nel nostro Paese è una scommessa molto rischiosa, ma anche un passo in avanti. 

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