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La paura, la rimonta, lo spreco. Lecce, mezzo suicidio

Rocambolesco 3 a 3 al "Bentegodi" contro un Chievo scatenato. Difesa leccese in tilt e centrocampo in prognosi riservata. Nel vuoto, solo Valdes e il Tir. Ma Abbruscato fallisce un rigore al 90esimo

Il "Bentegodi" di Verona visto dal settore ospiti (foto inviataci da Piero La Mura).

Il cronometro corre già oltre il filo del 90esimo minuto, quando lancette d'orologio affilate come lame di rasoio squarciano il velo del tempo e bloccano il mondo per un istante che sembra eterno ai piedi di Elvis Abbruscato. Nello spicchio di Salento in terra veneta si leva un boato, sul resto del "Bentegodi" cala il gelo. Davanti agli occhi scorrono inesorabili i fotogrammi di Maldonano che afferra con la mano della disperazione la maglia dell'attaccante del Lecce, mentre avanza in area come un treno con il pallone incollato addosso. E' rigore. Finale mozzafiato per una gara surreale, una lunga storia di svarioni e illuminazioni, roba d'altre epoche, quasi un romanzo calcistico scritto in tempo reale da una penna invisibile con il gusto per le trame da brivido.

Sul sinistro di Abbruscato il pallone della svolta al campionato. Undici metri dividono il Lecce da un sorpasso dal sapore farsesco. Ma forse, oggi, esigere da una sorte già fin troppo generosa anche il dono dei tre punti, equivarrebbe ad una bestemmia. La rincorsa dell'attaccante è breve, il sinistro fiacco. Abbruscato non chiede potenza al suo piede, ma una precisione che non c'è. Squizzi si raggomitola sul fianco sinistro e la sfera gli rimbalza addosso. Nessun sorpasso, nessun sorriso finale per i flash. Solo una strisciante sensazione di avvilimento per una rincorsa strozzata all'ombra dell'ultimo giro di quelle maledette lancette affilate come lame di rasoio.

Finisce 3 a 3, a Verona, ma a bocce ferme, ripassando il film della gara sotto la lente dell'obiettività, viene da dire che va bene così, che anzi, è anche troppo. Sono le individualità a risollevare il Lecce dal fondo del baratro. Valdes e Tiribocchi acchiappano i compagni per il bavero mentre, fermi sul ciglio, confusi e infelici, stanno per sprofondare nel vuoto. Sbagliato l'approccio alla gara, sbagliata la formazione di base. Papadopulo si presenta al cospetto del Chievo, un rullo compressore a cinque punte, con un 3-5-2 che apre squarci abissali sui fianchi. Un suicidio tattico. La partenza degli scaligeri è così una sequela terrificante di raid che trapassano l'irritante flemma del Lecce come un coltello nel burro. In appena tre minuti un gol annullato ad Obinna per fuorigioco su assist da destra di Pellissier, una parata miracolosa di Benussi su cannonata da mezzo metro dell'attaccante, infine un rigore magistralmente calciato da Marcolini. L'atterramento in area di Bentivoglio da parte di Ardito è contestabile, certo. Ma sarebbe un modo poco elegante di appigliarsi alle virgole. Ciò che proprio non si può contestare è la supremazia del Chievo.

Accusato il colpo, il Lecce prova a riannodare i fili del discorso. Ma lo fa senza crederci più di tanto. Il Chievo corre a 200 all'ora, i salentini passeggiano disordinati e si affidano al destino dei lanci lunghi. Difesa in tilt con Schiavi e Diamoutene in imbarazzante ritardo sugli avversari, centrocampo abulico con Zanchetta immobile che perde tutti i palloni che gli capitano sotto i piedi e Ariatti e Munari assenti ingiustificati. Tiribocchi viene così abbandonato ad una sconfortante solitudine sul fronte d'attacco, con Valdes a ronzargli intorno, in realtà predicando nel deserto. Lo sfilacciamento fra reparti è un abisso nel quale i veronesi sguazzano felici vincendo tutti i contrasti e ripartendo ogni minuto che passa verso una nuova avventura in area leccese. Fino a quando non accade quello che non t'aspetti. Al quarto d'ora Squizzi alleggerisce alla men peggio un pallone in realtà facilmente addomesticabile che Munari raccoglie, lanciando Valdes in area. Il "pacarito" s'inventa una delle sue serpentine malefiche, taglia fuori dai giochi la difesa, e sferra un sinistro tesissimo che s'insacca alle spalle dell'estremo difensore scaligero.

Ma il pareggio, piuttosto che ravvivare il Lecce, si trasforma in un'iniezione di rabbia agonistica per il Chievo. Al 17esimo Pellissier trasforma una punizione dal limite in un intelligente assist basso per Moro, che si allunga in anticipo sulle solite statuine leccesi e colpisce la base del palo. E' il preludio del raddoppio. Schiavi, ancora una volta in ritardo su Moro, lo sgambetta da tergo. Nuova punizione dal limite, sulla sfera va Italiano. La sua cannonata viene intercettata da Benussi, che però non può trattenere. E la palla rotola al centro dell'area dove, nel vuoto cosmico più assoluto, i giocatori del Chievo fanno bim-bum-bam per chi debba insaccare. Estratto a sorte Mantovani. E mentre Papadopulo perde per infortunio prima Angelo (al suo posto Budyanskiy), poi, nel finale di primo tempo, anche Schiavi (lo sostituisce Polenghi), il Chievo continua a premere sull'acceleratore. C'è così ancora spazio per incursioni di uno scatenato Obinna e persino per un altro gol, questa volta di Iunco, ancora una volta annullato per fuorigioco. Si andrà negli spogliatoi con una consapevolezza: così si va incontro a morte certa.

La ripresa non consegna nulla di nuovo. Semmai, dagli spogliatoi ne esce fuori un Lecce ancor più tetro e depresso, al punto che dopo neanche un minuto di gioco, Diamoutene rischia di finire indagato per disastro colposo. Si attarda nel rilancio con la palla fra i piedi e se la fa soffiare da Pellissier. Davanti al bomber si apre una prateria, difesa solo dal povero Benussi che, nonostante l'uscita kamikaze, è costretto a piegarsi per la terza volta. Ma è proprio qui che finisce la partita dei gialloblu. Troppa frenesia, l'energia è al limite, la squadra perde tono e intensità e, nel tentativo di controllare il vantaggio, in realtà si svigorisce e regala l'iniziativa al Lecce.

La prima scossa all'ambiente viene proprio dai piedi del fantasma Zanchetta. All'8' fa l'unica cosa degna di nota di una gara altrimenti impalpabile, una legnata rabbiosa da oltre 30 metri che si schianta sul palo sinistro. Brivido sulla schiena di Squizzi, mentre proprio il capitano del Lecce lascia la scena per Abbruscato. Due minuti più tardi, arriva il secondo rigore di giornata. Sugli sviluppi di un'azione aerea l'arbitro Morganti vede una trattenuta di Mandelli su Diamoutene, catapultato in area avversaria nel tentativo di farsi perdonare la precedente pecca fatale. Dal dischetto si presenta Valdes che, a scanso di equivoci e memore di un recente erroraccio dal dischetto per eccesso di sicurezza, lascia scoccare una staffilata imprendibile.

Il 3 a 2 piega le gambe del Chievo, che per la prima volta ha paura, anche perché quelle stesse gambe non girano più a mille. Si arriva così al 15esimo, proprio come nella prima frazione. Di mezzo c'è ancora lo zampino di Diamoutene, che forse vuole farsi perdonare ulteriormente e della linea mediana lascia partire uno spiovente che Tiribocchi stoppa al volo in area con disarmante disinvoltura, trafiggendo poi di sinistro Squizzi sul primo palo. Con la sua bacchetta magica il Tir trasforma il primo pallone più o meno decente indirizzato nella sua zona in un miracolo di balistica che tramortisce il Chievo. Ma con il 3 a 3 finisce anche il fiato e la partita si assesta su un equilibrio fondato sul rispetto reciproco e sulla stanchezza. Iniziano i crampi, le due contendenti si chiudono a vicenda in un fazzoletto di terra a centrocampo.

Neanche gli ingressi di Luciano per Iunco e di Maldonado per Cesar mutano un bilanciamento che s'interrompe solo nel frenetico finale. Un minuto oltre il 90esimo Obinda ha un sussulto e prova la stoccata a sorpresa dalla distanza, che trova, però, la risposta attenta di Benussi. E il Chievo non solo no sfrutta il corner, ma sul capovolgimento di fronte arriva anche il terzo rigore, che procura a Maldonano il rosso, ma il cui esito, affidato ad Abbruscato, è ormai noto. Nell'ultimo assalto dei veronesi, scampato il pericolo di un affossamento che sarebbe stato ingeneroso, Italiano prova a fare il furbo, fingendo un contatto con Diamoutene e volando in area leccese come se l'avessero sparato dalle gradinate. Il tutto, sotto gli occhi di un indispettito Morganti, che prima di mandare tutti a casa, decide di passare il rosso per simulazione sotto il naso del centrocampista veronese. Chievo in nove e posta divisa. E intanto, Bologna e Albinoleffe volano, il Pisa risale la china.

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