Martedì, 28 Settembre 2021
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Lampo di Di Michele e viola in tilt, il Lecce esulta

I salentini, con una prova convincente, hanno battuto la Fiorentina per 1 a 0. Piatti parte in sordina ma esplode nella ripresa. Bella prova di Grossmuller e buona l'intesa tra Ferrario e Gustavo

Il Lecce festeggia i primi tre punti e tira un doppio sospiro di sollievo: il primo perché la gara contro i viola ha certificato che la batosta di Milano è archiviata, nella testa e nelle gambe; il secondo per il gol annullato a Koldrup che sembra partire in posizione regolare. La vittoria, va chiarito subito, ci sta tutta e porta due firme: quella materiale di David Di Michele, lesto ad approfittare di un errore della difesa avversaria; l'altra firma, concettuale, è di Gigi De Canio che neutralizza il modulo piuttosto offensivo della Fiorentina. Dopo le soprendenti vittorie di Cesena e Brescia negli anticipi era fondamentale lanciare al campionato un segnale, forte e chiaro: il Lecce c'è. Obiettivo centrato.

Primo tempo. Un Lecce sornione colpisce subito
Come prevedibile, l'allenatore del Lecce smentisce con un paio di mosse le ipotesi più accreditate alla vigilia: con i centrali Ferrario e Gustavo ci sono Vives a destra e dall'altra parte Giuliatto, confermato dopo la prova deficitaria di San Siro. Di Michele viene piazzato dietro Corvia e accanto a Piatti per un 4-3-2-1 con Giacomazzi, Grossmuller e Munari - preferito a Coppola - in mezzo al campo. Rispoli e Bertolacci finiscono in tribuna. Tutto come previsto, invece, per i viola, senza Vargas, Mutu,Gamberini, Natali e Jovetic. Mihajolivic si affida al consueto 4-2-3-1 con Marchionni, D'Agostino e Cerci a sostegno di Gilardino. Si capisce subito che la sfida si decide a centrocampo. Parte meglio la Fiorentina che fa girare la palla senza impensierire la retroguardia giallorossa mentre il Lecce, forse un po' bloccato dalla tensione, si mantiene nella propria metà campo. Il tempo di sciogliere i muscoli e la testa visto che al primo affondo dalla parti di Frey arriva il gol di Di Michele, abile a capitalizzare un intervento piuttosto goffo di Montolivo. Nemmeno dieci minuti sul cronometro e al Via del Mare arriva il primo boato della stagione. Ci si aspetta la reazione veemente della Fiorentina e invece è il Lecce a crescere, grazie ad un palleggio efficace sulla linea mediana. Vives, che si è ben comportato nell'inedito ruolo di terzino, e Giuliatto, che col passare dei minuti ha preso confidenza con la partita, garantiscono un adeguato supporto dell'azione permettendo ai compagni di spostare l'azione in modo da evitare la congestione nella parte nevralgica del campo. Un paio di errori, però, i padroni di casa li commettono. Piatti e Grossmuller sbagliano qualche appoggio ma si tratta dei classici errori di misura di una squadra che sta affinando i meccanismi di intesa. La vera occasione per gli ospiti capita a Gilardino, nell'unica distrazione della difesa leccese per il resto abilissima nell'applicare il fuorigioco, ma ci pensa Rosati a sradicare la sfera dai piedi dell'attaccante dei viola quando il danno sembra irrimediabile.

Secondo tempo. De Canio vince la partita a scacchi
La lotteria delle sostituzioni viene aperta dal tecnico di toscani. Dopo undici minuti della ripresa Mihajlovic inserisce il talentuoso Ljaic al posto di uno spento Zanetti. D'Agostino arretra di una linea recuperando così quel minimo di libertà che gli consente di muovere meglio la palla. Al tredicesimo l'episodio sul quale si accenderanno i riflettori della moviola: Koldrup raccoglie in tuffo un cross e con un bel tocco di testa batte Rosati. Per fortuna dei giallorossi, c'è l'assistente dell'arbitro Orsato a sventolare la bandierina vanificando l'esultanza dei viola. È il momento migliore per i gigliati che, poco dopo, sfiorano nuovamente il pareggio con Ljaic fallendo una sorta di rigore di testa. Il Lecce arretra in attesa che passi la bufera, senza però dare mai l'impressione di capitolare, anzi: Grossmuller fa un paio di numeri di alta scuola, Piatti svaria da destra a sinistra crescendo in sicurezza e velocità senza dimenticarsi di dare una mano in fase di ripiegamento. E' la compattezza la qualità principale del Lecce: difesa e centrocampo si muovono in parallelo e le ripartenze vengono orchestrate sull'ampiezza del campo e solo ogni tanto con intelligenti penetrazioni per vie interne. I giocatori della Fiorentina si vedono costretti a correre dietro al pallone con un gran dispendio di energie. Con l'ingresso di Coppola per uno stanco Di Michele - siamo a un giro di lancetta dal ventesimo minuto - De Canio intensifica l'azione di copertura mantenendo però un assetto tattico che prevede sempre due uomini a sostegno di Corvia: prima Di Michele e Piatti, poi Munari e l'argentino, al quale nell'ultimo quarto d'ora si affianca Mesbah. Quando infatti l'algerino rileva Grossmuller (con i crampi), posizionandosi sulla sinistra, il centrocampista emiliano arretra lasciando il posto all'ex Independiente, capace di infiammare il pubblico con buone accelerazioni e ostinati recuperi sugli avversari in ripartenza. Mahjlovic, ovviamente, non si dà per vinto ed inserisce Babacar per l'evanescente Cerci. Il nuovo entrato si dimostra subito più incisivo e rognoso tanto che De Canio mette Fabiano al posto di un coriaceo Giacomazzi (la fascia di capitano finisce sul braccio di Vives). La Fiorentina però non trova la lucidità necessaria a riequilibrare le sorti dell'incontro la partita scivola via quasi per inerzia fino al triplice fischio del direttore di gara.

Curva senza tifo ma applausi a scena aperta
Prima di guadagnare gli spogliatoi il Lecce ha raccolto i meritati applausi dei novemila accorsi allo stadio, di cui poco più di quattromila abbonati. La Curva Nord, in segno di protesta contro l'introduzione della tessera del tifoso, ha rinunciato a sostenere la squadra per quella che essi stessi - in un volantino distribuito prima della partita - hanno definito "una dolorosa presa di posizione che rappresenta tuttavia l'unico strumento per cercare di incidere sull'attuale stato di cose". Una linea che seguiranno per tutta la stagione promettendo comunque di "incitare la nostra maglia in occasioni non ufficiali", come avvenuto giovedì scorso durante l'allenamento a Calimera.

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