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Lecce, che beffa. Resta in dieci e il Palermo pareggia

Ottima prestazione dei giallorossi, specie nel primo tempo. Primo gol in maglia giallorossa per Cacia. Ma quando Giacomazzi (migliore dei suoi) viene espulso, gli ospiti risorgono nel finale di gara

Lecce-Palermo è la storia di un urlo di gioia lungo 90 minuti che rimane strozzato in gola quando la lancetta sfiora le frazioni terminali, tra il forte vento che spira dietro le spalle e sotto un cielo cupo che minaccia tempesta. Ed è la storia di una squadra, quella salentina, che spiazza ogni previsione, scende in campo rattoppata, ma dimostra fin dai primi minuti, con autorevolezza, che nel pallone non esiste alcuna legge scritta. L'imbarazzante nebulosità di Reggio Calabria sembra un ricordo lontano. Eppure manca all'appello un bel po' di gente: Tiribocchi, Ariatti e Fabiano squalificati, Zanchetta infortunato, così come Angelo. E all'ultimo minuto dà forfait anche Polenghi. Ma i ragazzi che scendono in campo appaiono concentrati, motivati, volitivi, soprattutto ordinati. Il Lecce del primo tempo è una macchina che rasenta quella che si potrebbe definire la perfezione dei poveri: niente magie dal cilindro, ma un bel fritto misto di rabbia e concretezza. "Grinta e corsa", aveva chiesto Beretta. E così è stato.

C'è Diamoutene, che ha perso il posto alla prima giornata, dopo una strampalata manata ad un pallone in area in quel di Torino. C'è Munari, spesso messo in discussione e che cerca un riscatto. C'è Cacia, a caccia di un gol che alla fine arriverà. Ma su tutti, croce e delizia, si erge Giacomazzi. L'uruguaiano incappa nella sua giornata più eccentrica. Insuperabile in fase di contenimento, eccellente nell'impostazione, mette lo zampino nel gol del vantaggio e guadagna applausi a scena aperta dal "Via del Mare". Poi, però, colleziona due cartellini gialli e lascia i compagni in dieci di fronte ad un Palermo fino a quel momento opaco e anonimo, e che dal vantaggio numerico trae linfa vitale per l'ultimo assalto all'arma bianca alla porta di Benussi. I se e i ma non hanno mai fatto la storia, ma riesce difficile credere nel pareggio dei rosanero, se gli equilibri fossero rimasti invariati.

Beretta fa di necessità virtù, e, senza rinunciare al modulo prediletto, davanti a Benussi, piazza una linea a quattro con Esposito spostato a destra, Stendardo e Diamoutene centrali, Antunes a sinistra. A centrocampo giocano Munari, Ardito e Giacomazzi. In avanti c'è la coppia Cacia-Castillo, tante volte sperimentata in allenamento. Caserta, come sempre, si piazza alle spalle delle punte. Schieramento speculare a quello del Palermo. Ballardini gioca con Fontana tra i pali, Cassani, Carrozzieri, Kjaer e Balzaretti in difesa, Guana, Migliaccio e Bresciano a centrocampo, Simplicio alle spalle di Cavani e Miccoli. Che la sua Lecce saluta con un grande abbraccio. La sorpresa maggiore è nell'assenza di Liverani. Smistato in panchina. Riposo, dopo gli errori rimediati in casa con la Fiorentina.

Il primo quarto d'ora mostra già il tema della gara: Lecce in palla, Palermo sottotono. Buoni fraseggi a centrocampo da una parte, contro l'insistenza del lancio verso Miccoli, come unica soluzione offensiva, dall'altra. Mancano le emozioni, anche se al 13' la coppia Cacia-Castillo si affaccia prepotentemente in area. Peccato che il primo rovini tutto con un bizzarro colpo di tacco che fa sfumare l'azione. Al 21' ci prova quindi Castillo a centrare la porta, ma il tiro in spaccata sfuma di poco al lato. Il Lecce piace per l'iniziativa costante, l'attenzione della difesa che non lascia un metro agli avversari e arriva sempre in anticipo, la rapidità degli attaccanti. E al 22' arriva il gol. Frutto di un preziosismo di Giacomazzi, che parte in contropiede a centrocampo con la retroguardia palermitana troppo alta e gli attaccanti che seguono veloci l'azione. Il suo assist per Castillo, in scivolata, è chirurgico. L'argentino riesce ad anticipare Fontana in disperata uscita, allungandosi però il pallone. Poco male. Irrompe Cacia che la depone in rete di sinistro. Per il centravanti, una rete importante: si sblocca dall'empasse che l'aveva attanagliato fino a questo momento, obbligando Beretta a relegarlo in panchina.

Il Palermo, nonostante lo svantaggio, non preme mai sull'acceleratore e sono invece i salentini a costruire nuove occasioni. Cacia, di lì a poco, sempre da sinistra, non inquadra la porta e nel pieno dell'area spara al lato. Al 38', però, Giacomazzi rimedia un cartellino giallo che si rivelerà pesante. La migliore azione del primo tempo degli ospiti è una combinazione mancata fra Miccoli e Cavani. Antunes viene saltato ed il cross da destra del primo viene solo sfiorato dal secondo. La ripresa si apre con gli stessi schieramenti. Miccoli ci prova da calcio di punizione (11'), ma la palla si perde di un soffio alta sulla traversa, con Benussi comunque sulla traiettoria. Ballardini capisce che contro il muro del Lecce non si passa, ed inizia una serie di modifiche a centrocampo, la prima delle quali vuole Liverani per Guana, la seconda Lanzafame per Bresciano, la terza, quando il cronometro indica già il 28', Succi per Migliaccio. La strada, in una ripresa in cui i giallorossi iniziano ad abbassare il ritmo, ed i rosanero fanno ben poco per alzarlo, sembrerebbe spianata verso la vittoria, se non fosse per il secondo fallo da tergo di giornata da parte di Giacomazzi, che macchia con il rosso una prestazione fino a quel momento maiuscola (30').

Il Lecce accusa il colpo dell'inferiorità numerica, e su una punizione di Miccoli deviata in modo fortuito da un giocatore del Lecce, ci vuole il miglior Benussi per salvare il risultato. Beretta sente puzza di guai in arrivo, e prova le contromisure: Cacia (33') saluta tutti e se ne va per fare posto a Vives. Si cerca più contenimento a centrocampo. Il Palermo però, sembra rinato, e nei minuti finali mette in atto un forcing a tappeto che vede Lanzafame, a due passi dalla porta, chiuso al momento del tiro da Benussi (38'). Nel Lecce spunta così l'ora per Dusan Basta, che rileva Caserta. Il neo-entrato, si piazza a destra e fa anche bella figura per grinta, corsa e determinazione. Ma la beffa finale è nell'aria, il gol del pareggio arriva quando il tempo sta per scadere. Balzaretti crossa verso l'area; il lancio è insidioso e troppo alto per la testa di Stendardo, che riesce solo a sfiorare la sfera. Cavani, che sbuca da dietro sul filo del fuorigioco, riesca a toccare sporco di piatto e a mettere il pallone alle spalle di Benussi. E sullo stadio cala il gelo. Due punti scivolati via dalle mani nel solito finale convulso e in calo psicofisico. Ma l'espulsione di Giacomazzi pesa come un macigno su un risultato che arride ingenerosamente ad un Palermo per nulla trascendentale.

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