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Sabato, 13 Aprile 2024
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Sesto posto, il fallimento è nei numeri: male in trasferta e pochi goal

La stagione del Lecce è stata caratterizzata da un ottimo rendimento in casa al quale però ha fatto riscontro un bottino mediocre lontano dal "Via del Mare". E le scelte di mercato hanno fatto pesare tutto il peso dell'attacco su Moscardelli. Ora si attende la svolta societaria

LECCE – L’ora di tirare le somme, infine, è scoccata. Con tutto il carico di amarezze dovuto ad una stagione da archiviare come un fallimento. Perché un sesto posto non è una finale persa e, nonostante tutte le attenuanti possibili, il risultato è ben al di sotto del minimo sindacale. Undici sconfitte sono tante per una squadra partita con grandi ambizioni e fanno ancora più male perché maturate quasi tutte contro avversarie di rango assai inferiore. E' un paradosso che il Lecce abbia steccato un campionato nel quale si è dimostrato superiore, anche solo per differenza reti, a tutte le principali avversarie per la promozione.

L’essenza sta nei numeri, più volte ricordati nelle ultime settimane: con il settimo attacco del torneo, il Lecce è ottavo per rendimento esterno (dietro anche al Barletta), due indicatori che vanificano il primato per quanto i riguarda i punti conquistati in casa (47 dei 67 totali). E i numeri sono conseguenza di scelte tecniche che, alla prova dei fatti, non sono state all’altezza della sfida: la principale è quella che ha portato sulle spalle di Davide Moscardelli (generoso e professionale, comunque, il suo contributo) il peso dell’attacco.

Fabrizo Miccoli, purtroppo, è rimasto un’incognita per tutto il torneo, è stato quasi sempre escluso dall’undici titolare ed ha vissuto spesso un rapporto difficile, ma tutto sommato franco, con due dei tre allenatori che sino avvicendati sulla panchina giallorossa: Franco Lerda e Alberto Bollini. In questo contesto pesa la cessione di Gigi Della Rocca che nel girone di ritorno sarebbe servito come il pane ad una mensa dignitosa. Eppure il calciatore è stato preso di mira anche da buona parte della tifoseria durante la prima parte dell’anno, che non gli ha risparmiato critiche nemmeno durante gli allenamenti infrasettimanali.

Nel mercato di riparazione Antonio Tesoro ha pensato di farne merce di scambio, ma gli attaccanti giunti dal Novara non hanno certo le caratteristiche del centravanti: Manconi, che pure continua a gravitare nel gruppo dell’Under 21, è stato un oggetto misterioso dopo l’infortunio alla caviglia rimediato in uno dei suoi primi allenamenti a Lecce; Gustavo è un esterno e tutto sommato ha dato un onesto contributo. Lo stesso dicasi per Embalo, talentuoso ma acerbo e incostante, e anche per Doumbia che pure ha finito per essere il secondo realizzatore con 9 reti. Nessuno di loro ha aumentato il fuoco di sbarramento del Lecce, questo è un fatto.

Con il senno del poi si è rivelato inutile anche l’allontanamento di Franco Lerda (31 punti in 19 partite), sul quale evidentemente pesa la maledizione di non riuscire a completare una stagione intera sulla panchina del Lecce. Si comprende, ora più che mai, che quella decisione, sofferta, da parte di SavinoTesoro è stata determinata da una palese rottura tra il tecnico e una parte influente nello spogliatoio che gli ha voltato le spalle dopo il derby perso a Foggia (2 a 0).

L’arrivo di Dino Pagliari è sembrato dare all’ambiente quella serenità smarrita tra varie schizofrenie legate alla gestione precedente, ma il tecnico marchigiano non è mai andato giù al patron, finendo per pagare a caro prezzo la debacle di Reggio Calabria (prima sconfitta dopo due vittorie e due pareggi). Con Alberto Bollini il Lecce ha conquistato 28 punti in 15 partite, ma questa accelerazione in fatto di media a partita non ha prodotto il risultato sperato perché le concorrenti hanno corso come e meglio dei giallorossi.

L’impressione è che sia venuto il momento di tirare una linea e ricominciare: il primo a dirlo, quando ancora i giochi erano aperti, è stato proprio il numero uno del club - in una famosa conferenza stampa - e ora ci si interroga su chi possa davvero dare continuità ad un progetto calcistico nell’orbita dei professionisti. L’interessamento del patron della Sampdoria, Massimo Ferrero, è reale ma non è detto che sia automatico l’avvio di una vera e propria trattativa. Si rincorrono, a intervalli di tempo quasi regolari, voci su cordate pronte a rilevare la società e alcune rimandano anche a scenari esotici. Le settimane che verranno saranno rivelatrici e la speranza è che il Lecce si ritrovi ben presto a programmare, sulla base di competenza e organizzazione, un futuro di maggiori soddisfazioni. Tre anni di amarezze posson bastare. 

I Tesoro hanno rilevato il pacchetto azionario nel più totale disinteresse degli imprenditori locali e hanno cercato, a modo loro, di riportare il Lecce lì dove pensavano di averlo trovato, in serie B. Non ce l'hanno fatta e gli errori sono stati tanti. Ma di certo non gli è stato d'aiuto un contesto in cui si è cercato, con voci le più disparate e manovre poco onorevoli, di inquinare i pozzi. Sono stati lasciati soli, anche da parte delle istituzioni che prendendo le distanze da loro, hanno finito per prenderle anche dalla squadra, e proprio nel momento del bisogno, che per anni è stato il miglior biglietto da visita del Salento in Italia. Ora è il momento di voltare pagina, ma un esame di coscienza se lo dovrebbero fare un po' tutti, burattini e burattinai.

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