Lecce condannato alla disperazione, il Chievo festeggia

Giallorossi sconfitti per 1 a 0. Rigoni approfitta di una distrazione e non bastano tre punte per rimediare. Ferrario fallisce due occasioni. Situazione critica: col Napoli servono solo i tre punti

Giornata amara al Bentegodi. Il Lecce esce sconfitto per 1 a 0.
Il primo spareggio è andato. Il Lecce ha perso 1 a 0 in casa del Chievo mentre la Samp, per tre volte in svantaggio, alla fine è riuscita a pareggiare contro il Brescia. Partita lenta, squadre contratte dall'obbligo di non perdere sin dai primi minuti, tanto che il primo tempo scivola via abbastanza noiosamente. Una ghiotta occasione per parte e poco altro.

I padroni di casa trovano il gol al 13' della ripresa, grazie ad un tap-in vincente di Rigoni, al primo gol stagionale, dopo un miracolo di Rosati su colpo di testa di Pellissier che aveva colpito praticamente indisturbato raccogliendo una punizione dalla tre quarti, concessa generosamente per un contatto, parso regolare, tra Mesbah, in recupero, ed un avversario.

Subito il gol, il Lecce non ha trovato la lucidità per rimediare, fallendo tuttavia al 90' una clamorosa occasione con Ferrario a tre metri dalla porta: il tocco di sinistro del difensore gli resta strozzato sotto il piede, consentendo a Sorrentino di bloccare la sfera. Nemmeno una propensione spiccatamente offensiva, innescata dagli innesti di Corvia, Piatti e infine Chevanton ha cambiato l'inerzia della gara, con il Chievo rintanato nella propria metà campo e forte di una difesa che, in casa, ha fatto tanto bene quanto quella del Milan, con soli undici gol al passivo.

A tre giornate dalla fine, la situazione del Lecce si è dunque ulteriormente complicata e domenica, contro il Napoli, la squadra salentina si giocherà una buona parte di salvezza mentre a Marassi sarà di scena il derby della Lanterna.

Primo tempo: Di Moscardelli e Ferrario le uniche vere occasione, per il resto domina la paura.

Lecce in campo con il 4-5-1. Di Michele è l'unica punta con Mesbah e Munari esterni di centrocampo. Dietro l'algerino, a sinistra, c'è Brivio. Pioli risponde con il classico 4-3-1-2, con Bogliacino dietro le due punte Pellissier e Moscardelli. Il gioco delle due formazioni si rivela compassato: l'imperativo è sbagliare il meno possibile e la manovra ne risulta fortemente condizionata.

La disposizione del Lecce è quella che ha consentito, ad esempio, di battere Juve e Udinese, ma la qualità lascia a desiderare. Da una parte e dall'altra i passaggi peccano di precisione e gli affondi di convinzione. Chiaro che al Chievo possa andar bene, visto che la classifica di partenza è più tranquillizzante. Ai giallorossi manca la spinta sulla fasce e Di Michele resta spesso isolato: Mesbah e Munari vengono per questa ragione richiamati più volte a dare un contributo più incisivo.

Vives viene ammonito al 10' per fallo reiterato ma il metro di giudizio di Rizzoli non è lo stesso nel sanzionare un fallo di Rigoni qualche minuto dopo. Nel mezzo c'è l'occasionissima per Moscardelli che al 17' raccoglie un cross rasoterra da sinistra sul vertice dell'area piccola ma incrocia troppo e la palla finisce fuori.

Il Lecce bada a tenere lontano dall'area i giocatori del Chievo e certamente assolve bene a questo compito, anche se sulle palle alte i giallorossi non riescono quasi mai ad anticipare. Al 26' Di Michele si coordina al volo, un passo fuori dall'area, ma il suo tiro si spegne alto sulla traversa. Al 38' tocca ai giallorossi sprecare una limpida opportunità: sugli sviluppi di una punizione dalla tre quarti di Olivera, Ferrario colpisce di testa ma il tiro non è ben calibrato. Un'azione fotocopia frutterà la marcatura decisiva di Rigoni, nella ripresa.

Secondo tempo: Solita distrazione e il Chievo passa in vantaggio. Ferrario fallisce la seconda opportunità.

La ripresa inizia sulla falsariga della prima frazione. Nessuna sostituzione e atteggiamento identico. Olivera resta compresso nella zona centrale del campo, non riuscendo a garantire quei guizzi che di solito accompagnano la manovra offensiva del Lecce. Di Michele fa fatica a ricevere palla nella sua posizione preferita, quella laterale dalla quale può puntare gli avversari.

Mesbah appare invece più nella partita anche se da un suo contatto con un avversario nasce la punizione decisiva: l'impressione, francamente, è che il calciatore del Chievo, che aveva sbagliato il controllo, vada a terra non avendo alternative. Il cross di Moscardelli arriva nel cuore dell'area, l'esperto Pellissier è abile a guadagnare un paio di metri per staccare indisturbato e colpire verso il secondo palo. Rosati vola ma Rigoni, tutto solo, è lì a sentenziare il match. Dopo due minuti, con il Lecce sbilanciato, è Moscardelli ad avere la palla del 2 a 0 ma il suo tiro, con il portiere salentino lanciatosi disperatamente incontro, finisce al lato.

De Canio toglie Giacomazzi, che non la prende bene sbattendo la fascia a terra, per inserire Corvia, nel tentativo di dare una sponda di peso alla manovra. Mentre a Marassi il risultato cambia in continuazione, il Lecce prova a riorganizzarsi: al 21' Corvia stoppa e tira di prima intenzione, al volo ma centrale e Sorrentino ribatte con i pugni. Un minuto dopo Mesbah, pescato bene da un cross di Di Michele, colpisce alto di testa.

Pioli rinforza la difesa, con Morero che prende il posto di uno spento Bogliacino. De Canio manda in campo anche Piatti per Brivio, cercando di accorciare lo spazio, tra attaccanti e resto della squadra, che sembra sempre piuttosto allungato. Poi ancora due cambi per i padroni di casa: Thereau rimpiazza un esausto Moscardelli, Marcolini sostituisce Constant. De Canio, al 38', si gioca l'ultima carta inserendo Chevanton per Olivera. Ma gli schemi sono saltati da un pezzo: Vives arretra, disimpegnandosi molto bene, mentre Ferrario e Fabiano cercano di dare ulteriore peso agli ultimi disperati attacchi: proprio sui piedi del difensore milanese capita la palla del pareggio, che significherebbe restare aggrappati alla Samp, ma il pallone sembra di piombo, piantato per terra.

Nei cinque minuti di recupero il Lecce riesce a creare solo un paio di azioni confuse, mentre la bandierina dell'assistente dell'arbitro ferma giustamente un contropiede dei padroni di casa con Rosati spettatore nella metà campo del Chievo. Il triplice fischio di Rizzoli condanna il Lecce alla disperazione, mentre per i gialloblu è praticamente fatta, nel decennale della prima promozione in A.

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Si potrebbe anche cercare un briciolo di conforto nel calendario, prendendo atto che la Samp, dopo il derby, avrà il Palermo in casa e la Roma fuori ma i giallorossi, ora come ora, devono pensare solo a come ritrovare i tre punti. Anche se sul cammino sempre più impervio verso la salvezza ci sarà un Napoli determinato a mettere la Champions in cassaforte, bisogna provarci. E se oggi ha prevalso la paura, obbligando il Lecce a rinunciare alla sua naturale ricerca del gioco, non costa nulla sperare che la forza della disperazione faccia un miracolo. Uno di quelli veri.

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